Di Luca Franceschi
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Il ponte sullo Stretto resta un’opera sulla carta, senza escavatori in azione né operai al lavoro. Nonostante l’assenza di progressi concreti, continuano a piovere milioni di euro per i dirigenti della “Stretto di Messina Spa”, trasformando il progetto in quello che viene definito l’ennesimo poltronificio di centrodestra, finanziato con le risorse dei contribuenti.
I numeri della società sono eloquenti e destano preoccupazione. La struttura conta 114 dipendenti, di cui ben 21 dirigenti, con un costo complessivo del personale che ammonta a 11,5 milioni di euro annui. Una cifra considerata spropositata, soprattutto considerando che la spesa destinata ai soli manager è balzata dai 4,5 milioni del 2024 ai 6 milioni previsti per il 2026.
La situazione appare ancora più grave se si analizzano i compensi individuali. Grazie alle deroghe concesse dalla maggioranza di governo, almeno quattro super-dirigenti riescono ad aggirare il tetto dei 240 mila euro previsto per le società pubbliche, arrivando a percepire fino a 360 mila euro all’anno. Tutto questo mentre l’opera non dispone ancora di un progetto definitivo e presenta criticità procedurali sotto molteplici aspetti.
Le promesse sulla tempistica dei lavori continuano a slittare. Dopo aver annunciato l’apertura dei cantieri per l’autunno 2024, la data è stata prima rinviata alla primavera 2025, poi alla fine del 2025 e, con gli ultimi annunci, all’ultimo trimestre del 2026. La credibilità del ministro Salvini, secondo le critiche del M5s, risulta ormai compromessa.
Dal punto di vista procedurale, mancano ancora passaggi fondamentali come la delibera del Cipess e la relativa registrazione alla Corte dei Conti. Nel frattempo, però, gli stipendi d’oro continuano a essere erogati senza sosta.
Per questo motivo è stata depositata un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo di porre fine a quella che viene definita una farsa. La richiesta è duplice: revocare i privilegi economici concessi ai dirigenti e dirottare queste ingenti risorse verso le vere priorità della Sicilia e della Calabria, come ferrovie, strade e reti idriche.
L’appello finale è chiaro: i cittadini del Sud meritano infrastrutture utili e funzionanti, non slogan miliardari che restano sulla carta mentre si continuano a distribuire compensi milionari a manager di una società che non produce risultati concreti.
