Di Luca Franceschi
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Il Comune di Milano annuncia con grande enfasi mediatica la prossima adozione del Piano del Verde, presentandolo come complemento al Piano Aria Clima e come supporto alla stesura del nuovo Piano di Governo del Territorio. Tuttavia, secondo la senatrice del Movimento 5 Stelle Elena Sironi, il capoluogo lombardo arriva in affanno rispetto ad altre città più virtuose, e soprattutto dopo anni di scelte urbanistiche che hanno prodotto un incremento vertiginoso delle aree cementificate.
Per questo motivo, la senatrice pentastellata ritiene più che legittimo essere scettici sulla reale incisività di un Piano che, al momento, è ancora soltanto promesso. L’amministrazione Sala, secondo Sironi, non ha certo brillato nel contrasto al consumo di suolo e nella restituzione alla città di aree a verde profondo, indispensabili per mitigare le isole di calore e migliorare la qualità dell’aria respirata ogni giorno dai milanesi.
Le vicende urbanistiche e i processi in corso raccontano un modello di sviluppo nel quale la priorità è stata troppo spesso assegnata alla valorizzazione immobiliare e non alla tutela ambientale.
Non va inoltre dimenticato che il Comune di Milano ha rinunciato ai fondi del PNRR destinati alla piantumazione di nuovi alberi, sostenendo di non disporre di aree libere di almeno tre ettari. Si tratta di una verità soltanto apparente: a Milano esistono aree naturali o rinaturalizzate, anche di proprietà dello stesso Comune, nelle quali sarebbe possibile piantare alberi ad alto fusto.
Il problema è che l’attuale PGT continua a destinarne molte all’edificazione, perché evidentemente la speculazione edilizia resta una priorità.
Se la Giunta Sala vuole davvero cambiare rotta e smettere con un greenwashing al quale ormai non crede più nessuno, deve predisporre un Piano del Verde capace di orientare concretamente le future scelte urbanistiche, fissando obiettivi vincolanti di rinaturalizzazione dei suoli degradati, come previsto anche dal Regolamento europeo 2024/1991 sul ripristino della natura.
Un primo banco di prova potrebbe essere Porto di Mare, un’area di proprietà comunale di un milione e 250 mila metri quadrati, circa la metà dei quali attualmente condannati alla cementificazione. Nel prossimo PGT il Comune potrebbe cambiare la destinazione d’uso di quelle superfici, trasformarle in area agricola e piantarvi le migliaia di alberi ad alto fusto di cui Milano ha drammaticamente bisogno per migliorare la vivibilità e il benessere dei cittadini.
L’amministrazione dovrebbe inoltre avviare la procedura per il riconoscimento e la tutela delle preziosissime aree umide presenti, veri e propri presìdi ecosistemici che oggi vengono trattati come un fastidioso ostacolo all’edificazione programmata. E potrebbe introdurre un bilancio economico annuale dei servizi ecosistemici, per misurare anche in termini monetari il valore dei servizi ambientali acquisiti e di quelli sacrificati.
Questo sarebbe un segnale concreto della volontà di cambiare passo e di tutelare finalmente gli interessi e il benessere dei milanesi, invece di continuare a privilegiare quelli dei costruttori. Per ora si tratta dell’ennesimo annuncio, conclude la senatrice Sironi, in attesa dei fatti concreti.
