Di Luca Franceschi
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Il fenomeno dei NEET in Italia presenta un volto ben definito, quello delle giovani madri. A lanciare l’allarme è la senatrice del Movimento 5 Stelle Vincenza Aloisio, commentando i dati emersi dal secondo Rapporto Dedalo e dall’analisi condotta da Fondazione Gi Group insieme all’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo.
I numeri delineano una situazione preoccupante: tra le madri che vivono in coppia, quasi una su due risulta essere Neet, con una percentuale oltre sei volte superiore rispetto ai padri che si trovano nella medesima condizione familiare. La situazione diventa ancora più critica nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 24 anni.
Si tratta di giovani donne che una struttura sociale ancora fortemente squilibrata e le circostanze della vita hanno allontanato dal mercato del lavoro. Nel nostro Paese, la maternità continua ad essere considerata e vissuta come un elemento di rischio per la carriera professionale, invece di rappresentare una scelta di vita da tutelare.
Particolarmente significativo risulta l’incremento del fenomeno proprio tra le fasce più giovani della popolazione. Occorre riflettere approfonditamente sulle radici culturali di questa tendenza. La questione non si limita all’organizzazione dei servizi o ai costi degli asili nido, ma riguarda la permanenza di modelli culturali che, già durante il periodo scolastico, attribuiscono alle donne la responsabilità esclusiva della cura familiare e della gestione della casa.
Il titolo di studio superiore non riesce a colmare questo divario: il Rapporto evidenzia che tra i genitori laureati, le madri registrano un tasso di inattività quasi dieci volte più elevato rispetto ai padri. Il capitale umano che viene disperso rappresenta una perdita enorme per il Paese.
Secondo la senatrice Aloisio, è indispensabile un intervento immediato con politiche capaci di demolire gli stereotipi di genere a partire dai banchi di scuola e di promuovere un’autentica condivisione del lavoro di cura. In assenza di tali misure, si rischia di consolidare una condizione di fragilità destinata a trasmettersi alle generazioni future.
La sfida non riguarda solamente l’aspetto economico, ma rappresenta una questione di civiltà. È necessario liberare le giovani donne dalla costrizione della dimensione domestica, garantendo loro la possibilità effettiva di conciliare il progetto di maternità con quello di una completa realizzazione professionale.
