Di Luca Franceschi
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La deputata del Movimento 5 Stelle Patty L’Abbate, professoressa di Economia ecologica, è intervenuta oggi in discussione generale alla Camera dei Deputati per esprimere una netta contrarietà alla proposta governativa di ritorno al nucleare in Italia. Secondo la parlamentare, questa scelta viene presentata con toni eccessivamente semplicistici, come se si trattasse di una soluzione inevitabile, moderna e quasi salvifica per il Paese.
L’Abbate ha sottolineato come il dovere del Parlamento non sia quello di inseguire slogan, ma di valutare concretamente fatti, numeri, tempi di realizzazione, costi reali e conseguenze strategiche. Secondo la deputata pentastellata, il nucleare non rappresenta una soluzione utile, concreta e sostenibile per l’Italia e rischia invece di trasformarsi in una gigantesca distrazione politica ed economica che rallenta le vere soluzioni già disponibili.
A sostegno della sua posizione, L’Abbate ha richiamato le audizioni svolte alla Camera dei Deputati negli ultimi mesi, che hanno fornito elementi molto chiari sulla questione. Non si tratta di posizioni ideologiche, ha precisato, ma di osservazioni formulate da premi Nobel, scienziati, economisti, esperti di energia e tecnici del settore, che hanno evidenziato le enormi criticità del nucleare.
Queste criticità riguardano aspetti fondamentali come i tempi di realizzazione, i costi elevati, la dipendenza energetica, la vulnerabilità climatica, l’impatto sui conti pubblici e persino la sicurezza geopolitica. La deputata ha smontato l’argomento secondo cui il nucleare renderebbe l’Italia indipendente dal punto di vista energetico, definendolo falso. L’Italia non dispone infatti di uranio in concentrazioni tali da rendere la sua estrazione appetibile per gli investitori e comunque sarebbe sempre necessario procedere al suo arricchimento.
L’Abbate ha evidenziato come, considerando complessivamente i tempi di realizzazione, i costi, le dipendenze dall’estero, i rischi climatici e le alternative già disponibili, la risposta appare sempre più chiara. Il rischio concreto è quello di inseguire una promessa futura mentre esistono soluzioni concrete già operative e immediatamente implementabili.
La parlamentare ha indicato quali potrebbero essere queste soluzioni alternative: investire maggiormente nelle energie rinnovabili, nei sistemi di accumulo, nella geotermia, nel moto ondoso e, secondo il grande dogma della neutralità climatica, diversificare le fonti di produzione di energia per diminuire il costo delle bollette per cittadini e imprese.
Il pericolo maggiore della direzione intrapresa dal governo, secondo L’Abbate, è che puntare tutto sul nucleare distoglie forze e investimenti da un approccio sistemico che sarebbe invece vincente. Questa scelta fa perdere tempo prezioso nella lotta climatica, nella riduzione del costo delle bollette e nella costruzione di una vera indipendenza energetica. E l’Italia, ha sottolineato, è già in ritardo su questi fronti.
La transizione energetica, ha concluso la deputata M5S, non può andare avanti con semplici annunci ma richiede la capacità concreta di ridurre le emissioni, creare maggiore sicurezza energetica, proteggere le famiglie e rendere competitive le imprese, garantire giustizia sociale e costruire un sistema energetico democratico. Il governo ha scelto di seguire un miraggio, ha affermato L’Abbate, mentre gli italiani sono schiacciati dal caro energia e chiedono risposte certe e immediate.
