Di Luca Franceschi
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Il rilancio dell’Italia passa anche dalla capacità di rimuovere ostacoli inutili che impediscono a migliaia di professionisti di lavorare liberamente. È esattamente questo l’obiettivo della proposta di legge depositata alla Camera dalla deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli, capogruppo in Commissione Attività produttive, per definire e tutelare la figura del make up artist.
Si tratta di un settore in forte crescita che negli ultimi anni ha trovato spazio nella moda, nello spettacolo, nel cinema, nei social network e negli eventi, ma che continua a vivere in una zona grigia dal punto di vista normativo. Un vuoto legislativo che rischia di essere colmato nel modo sbagliato: con norme restrittive che creano disparità tra regioni e risultano del tutto scollegate dalla realtà del lavoro.
Secondo Pavanelli, si sta assistendo a un copione già visto in passato per altre professioni. Anche in questo caso vi sarebbe il tentativo di imporre vincoli, obblighi formativi e barriere all’ingresso che nulla hanno a che fare con la qualità del servizio, ma che finiscono solo per comprimere la concorrenza e penalizzare chi lavora seriamente da anni.
La proposta di legge va nella direzione opposta: definire chiaramente cosa fa un truccatore professionista, distinguendolo dalle attività estetiche regolamentate, e affermare un principio semplice ma fondamentale. Si tratta di un’attività libera che non può essere appesantita da autorizzazioni o percorsi obbligatori non previsti dalla legge.
La parlamentare sottolinea come si tratti di una proposta a costo zero, costruita attraverso un confronto serio e approfondito con la Federazione Nazionale Make Up Artist e con i professionisti del settore. Un lavoro necessario per portare in Parlamento la voce di chi ogni giorno lavora sul campo e conosce davvero le esigenze del comparto.
Con questa iniziativa legislativa si vuole dare certezza giuridica, evitare abusi regolatori a livello territoriale e riconoscere dignità a una professione che oggi coinvolge decine di migliaia di persone. Il settore non chiede fondi, ma semplicemente norme chiare.
L’auspicio è che il Governo voglia cogliere questa opportunità e valutare l’inserimento della norma in uno dei prossimi provvedimenti utili. Sarebbe un segnale concreto a favore del lavoro e della libertà economica.
