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M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «ISTAT, M5S: ALTRO CHE RULLO TAMBURI, E’ LAVORO VECCHIO, POVERO E ZEPPO DI SQUILIBRI»

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14.40 - giovedì 12 marzo 2026

Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle critica aspramente i dati ISTAT sull’occupazione 2025, definendo il presunto boom lavorativo decantato dal Governo Meloni come profondamente disfunzionale. Secondo i parlamentari pentastellati delle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato, i numeri evidenziano ancora una volta gravi squilibri strutturali nel mercato del lavoro italiano.

L’analisi dei dati rivela una progressiva marginalizzazione dei giovani dall’occupazione e un marcato invecchiamento della forza lavoro. I 185.000 nuovi occupati sono infatti trainati quasi esclusivamente dagli over 50, che registrano un incremento di 409.000 unità, mentre si assiste a un crollo nelle fasce più giovani: meno 109.000 occupati nella fascia 15-34 anni e meno 115.000 in quella 35-49 anni.

Le cause di questo fenomeno, secondo il M5S, dovrebbero indurre il governo a maggiore cautela prima di celebrare i risultati occupazionali. Il primo fattore è di natura demografica: i lavoratori più anziani permangono nel mercato del lavoro a causa di pensioni inadeguate o continuamente posticipate dalle rigide disposizioni della Legge Fornero, che rimane pienamente operativa nonostante le promesse elettorali di abrogazione da parte dell’attuale maggioranza.

Il problema demografico si estende anche alla bassa natalità e al fenomeno della fuga di cervelli, che riducono naturalmente l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Si registra un vero e proprio collasso del ricambio generazionale, con le aziende che preferiscono trattenere o richiamare lavoratori over 50, spesso a costi inferiori, mentre limitano drasticamente le assunzioni a tempo indeterminato per gli under 35.

Questa dinamica genera conseguenze multiple e preoccupanti: un declino strutturale dell’occupazione giovanile, elevati tassi di inattività tra i giovani che smettono persino di cercare lavoro, e una significativa perdita di produttività potenziale. Vengono infatti esclusi dal mercato proprio quei giovani che potrebbero apportare maggiore innovazione, competenze digitali e propensione all’imprenditorialità.

L’impatto si riflette anche sul sistema previdenziale, che subisce uno squilibrio aggravato. Il sistema incassa contributi per periodi più brevi dai lavoratori anziani e perde i contributi di lungo periodo dei giovani. Considerando che i lavoratori più anziani andranno in pensione nel breve termine, per un sistema a ripartizione come quello italiano questo significa che le entrate contributive crescono meno rapidamente delle uscite previste.

Infine, il M5S sottolinea come questa occupazione non generi effetti positivi su consumi e crescita del PIL, che sotto il governo Meloni risulta praticamente azzerata. Questo è indicativo di un lavoro caratterizzato da bassa qualità retributiva e scarsa innovazione.

La conclusione dei parlamentari pentastellati è netta: non c’è nulla da celebrare in questi dati, che rivelano invece una situazione occupazionale vecchia, povera e caratterizzata da profondi squilibri strutturali.

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