Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e delegato alle Politiche economiche e fiscali, ha espresso un duro giudizio sull’operato del ministro Giorgetti durante l’Assemblea dell’Abi tenutasi a Roma il 15 luglio.
Secondo Turco, il ministro è apparso ancora una volta appannato nel suo intervento. Parlare di conti pubblici in ordine mentre la crescita del Pil risulta azzerata appare quantomeno inappropriato, soprattutto considerando che Bankitalia ha certificato proprio nella stessa giornata un nuovo record del debito pubblico, ormai prossimo ai 3.200 miliardi di euro.
Con il Governo Meloni il debito non sta crescendo soltanto in valore assoluto, ma anche nel dato più significativo: quello in rapporto al Pil. Dopo essere calato al 134% alla fine del 2023, secondo le stime il rapporto è destinato a risalire fino al 138-139% entro il 2026.
Dimostra lo stesso appannamento, secondo il senatore pentastellato, continuare a rivendicare il calo dello spread come un successo esclusivamente italiano. In realtà il differenziale rispetto ai titoli tedeschi si è ridotto in tutta Europa e attualmente l’Italia continua ad avere uno degli spread più elevati, contendendo alla Francia il terzo peggior differenziale dopo Ungheria e Repubblica Ceca.
La verità, sostiene Turco, è che quella di Giorgetti è stata una politica contabile miope, non una politica economica. Lo ammette lo stesso Governo nel Documento di finanza pubblica, dove punta ancora una volta ad aumentare gli avanzi primari per cercare di ridurre il debito, compensando il cosiddetto snow-ball effect, l’effetto palla di neve.
Questo significa una cosa molto semplice: quando il costo medio del debito cresce più dell’economia, il debito tende ad aumentare anche se si fanno sacrifici di bilancio. L’Italia è ormai entrata nella cosiddetta trappola del debito.
È esattamente la condizione in cui Meloni e Giorgetti hanno portato il Paese: crescita quasi nulla, interessi sul debito più elevati della crescita del Pil e un debito pubblico che continua ad aumentare. Pensare di invertire questa dinamica senza rilanciare gli investimenti, la produttività e la crescita economica, affidandosi soltanto ad avanzi primari sempre più elevati, significa preparare nuovi tagli alla spesa pubblica e maggiori tasse, deprimendo ulteriormente l’economia reale.
Questo è il vero fallimento della politica economica del Governo Meloni: aver sacrificato la crescita in nome di un rigore contabile sbagliato che non ha ridotto il debito, ma lo ha portato ai massimi storici in valore assoluto e su una traiettoria crescente anche rispetto al Pil.
È così che l’Italia è diventata il fanalino di coda del G20 per crescita economica e rischia di ritrovarsi con il debito pubblico più elevato dell’Unione europea. È ora che anche le parti datoriali e sindacali chiedano al Governo di andare a casa.
Serve costruire un nuovo patto sociale per uscire da questa crisi strisciante prima che sia troppo tardi, conclude il senatore Turco.
