Di Luca Franceschi
///
Durante la discussione generale sul decreto Giustizia-migranti, il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Cataldi, capogruppo in commissione Affari Costituzionali, ha lanciato dure critiche alla maggioranza sul tema delle intercettazioni, definendo la situazione uno “spettacolo surreale”.
Cataldi ha sottolineato come il decreto sia approdato in Aula senza nemmeno il mandato ai relatori, per il timore di dover votare in commissione proprio sulla questione delle intercettazioni. Il senatore pentastellato ha evidenziato le contraddizioni della maggioranza, che inizialmente ha ristretto l’utilizzo delle conversazioni già legittimamente acquisite, complicando così la possibilità di seguire le ramificazioni delle indagini.
Successivamente, dopo l’allarme lanciato dal procuratore nazionale antimafia, una parte della maggioranza ha preso coscienza del fatto che questa scelta rischiava di danneggiare gravemente le inchieste sulla criminalità organizzata, presentando quindi un emendamento correttivo. Tuttavia, un’altra componente della maggioranza si è opposta a tale correzione.
Secondo Cataldi, la maggioranza ha di fatto trasformato le intercettazioni in un “pendolo legislativo”, prima limitando le capacità investigative e poi dividendosi su come attenuare tali restrizioni. Il senatore ha posto l’accento su un punto cruciale: la criminalità organizzata non opera per compartimenti isolati, ma mafia, corruzione e riciclaggio rappresentano stanze comunicanti dello stesso edificio criminale.
Per questo motivo, ha argomentato Cataldi, quando un’intercettazione legittima apre uno spiraglio su un altro grave reato, lo Stato non può permettersi di ignorare quanto emerso. Il vero problema, ha concluso il capogruppo pentastellato in commissione Affari Costituzionali, non sono le intercettazioni che alcuni definiscono “a strascico”, ma lo strascico degli errori legislativi che la maggioranza continua a trascinarsi dietro.
