Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle denuncia attraverso i propri parlamentari delle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato che la situazione dei conti pubblici italiani non ha subito alcun miglioramento rispetto al Documento programmatico di finanza pubblica del 2025.
Secondo i pentastellati, il Paese resta privo di qualsiasi strumento concreto per uscire dalla stagnazione economica e continua a essere vincolato alle rigide politiche contabili del ministro Giorgetti e alle pressioni del ministro della Difesa Crosetto per incrementare le spese militari.
L’esecutivo, sostengono i rappresentanti M5S, starebbe di fatto comunicando agli italiani che la crescita resterà ferma allo zero, senza alcun tipo di investimento significativo, mentre la pressione fiscale continuerà a mantenersi ai massimi livelli. L’unica priorità del Governo sarebbe aumentare la spesa in difesa, facendo lievitare il debito pubblico e cercando al massimo di contenere l’impatto sul deficit.
La strategia del ministro dell’Economia Giorgetti consisterebbe nell’attendere con estrema attenzione i mesi di settembre e ottobre, confidando in un ricalcolo da parte dell’Unione Europea che collochi il rapporto deficit/Pil 2025 sotto la soglia del 3%. Solo a quel punto, con l’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione europea, si libererebbe quella che viene definita la vera clausola di salvaguardia: la possibilità di impiegare i 23 miliardi cumulati destinati alla difesa nel triennio, esattamente come previsto nel Documento programmatico di finanza pubblica del 2025.
Indipendentemente dagli strumenti finanziari utilizzati, che si tratti di Safe o dell’emissione di Btp, l’obiettivo del Governo sarebbe recuperare quanto prima lo 0,15% di Pil aggiuntivo in spese militari originariamente previsto per il 2026, al quale si sommerà un ulteriore 0,15% nel 2027 e uno 0,2% nel 2028.
In termini economici concreti, spiegano i parlamentari pentastellati, si tratterebbe di 12 miliardi di euro in più a livello incrementale, che su base cumulata raggiungerebbero i 23 miliardi complessivi.
I rappresentanti M5S lanciano quindi un monito ai cittadini italiani: per realizzare questo piano arriveranno nuove manovre finalizzate ad aumentare l’avanzo primario, il che si tradurrà inevitabilmente in ulteriori tagli alla spesa pubblica e in un incremento della pressione fiscale.
