Di Luca Franceschi
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Il deputato del Movimento 5 Stelle Gaetano Amato ha sollevato una dura critica durante il question time con il ministro della Cultura Alessandro Giuli, denunciando una situazione di stallo che perdura da oltre due decenni nel settore cinematografico italiano.
L’esponente pentastellato ha puntato il dito contro quello che definisce un “cortocircuito istituzionale” emerso in occasione del caso Regeni. Secondo Amato, il ministro Giuli ha ammesso pubblicamente di non avere competenze specifiche nel campo cinematografico, nonostante sia proprio la commissione da lui nominata ad aver bocciato il film dedicato al ricercatore italiano ucciso in Egitto.
“Chi decide non conosce, chi dovrebbe vigilare non sa, e intanto le scelte vengono scaricate su altri”, ha dichiarato il deputato, evidenziando come questa dinamica rappresenti un problema strutturale nell’approccio governativo al settore culturale.
Particolare enfasi è stata posta sulla questione delle maestranze cinematografiche italiane, riconosciute a livello internazionale per la loro eccellenza. Amato ha sottolineato come le produzioni straniere abbiano storicamente scelto l’Italia proprio per la qualità dei suoi tecnici e operatori, una risorsa che rischia di essere sprecata a causa della mancanza di investimenti adeguati da parte dell’esecutivo.
Il nodo più critico sollevato dal parlamentare riguarda il contratto collettivo nazionale di lavoro delle troupe cinematografiche, rimasto invariato per ben 26 anni. Una situazione di immobilismo che, secondo l’onorevole Amato, testimonia l’incapacità dell’attuale governo di affrontare concretamente le problematiche del comparto.
“Ventisei anni. Quanto ancora bisogna aspettare?”, ha concluso il deputato M5S, lanciando un appello diretto al ministro Giuli per un intervento immediato volto a sbloccare questa situazione di stallo che penalizza l’intero settore cinematografico nazionale.
