Di Luca Franceschi
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Un vasto fronte composto da industriali, autotrasportatori, artigiani, agricoltori, pescatori, commercianti, unioni dei consumatori, sindacati, economisti, analisti e soprattutto distributori e titolari di pompe di benzina si è espresso con una sola voce in queste ore. Tutti concordano sulla necessità di un intervento immediato per calmierare i prezzi dei carburanti, che con il petrolio sopra i 100 dollari al barile stanno raggiungendo livelli insostenibili per cittadini e imprese.
Nonostante questa pressione unanime, il ministro Urso continua a sostenere che non c’è bisogno di alcun intervento. È quanto ha dovuto prendere atto la commissione di intervento rapido sui prezzi, convocata nuovamente oggi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha attaccato duramente la posizione del governo, definendo la situazione “oltre la farsa”. Secondo Appendino, la premier Meloni lascia l’inadeguato Urso, che evidentemente vive su Marte, nei panni di sicario delle attività produttive italiane.
Il ministro ha oggi rimarcato come nessun grande paese abbia ancora fatto interventi sulle accise, dimenticando però che nessuno di essi le ha alzate appena due mesi fa come ha fatto l’Italia di Meloni. Una dimenticanza che secondo l’esponente pentastellata evidenzia la totale disconnessione del governo dalla realtà economica del Paese.
Non è casuale che proprio i gestori delle pompe di benzina tornino oggi a chiedere a gran voce l’approvazione della riforma del settore dei carburanti. Si tratta di una riforma bloccata da due anni, rimasta ostaggio dell’incapacità di un ministro che ha trasformato ogni dossier industriale in una palude burocratica senza uscita.
Appendino ha concluso denunciando vette di irresponsabilità mai toccate prima, avvertendo che più tardi il governo farà qualcosa, più l’intervento sarà doloroso e costoso per il sistema economico italiano.
