Di Luca Franceschi
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Le opposizioni si trovano oggi in una situazione di svantaggio nell’aula della Camera, proprio nella giornata in cui la presidente del Consiglio ha finalmente deciso di presentarsi per riferire sulla sua attività. Questa circostanza assume particolare rilevanza alla luce delle sanzioni disciplinari che sono state comminate nei confronti di parlamentari che hanno riaffermato con convinzione uno dei principi fondamentali della Costituzione italiana: l’antifascismo.
La situazione presenta evidenti contraddizioni che meritano una riflessione approfondita. Da un lato, chi si è fatto portavoce dei valori antifascisti sanciti dalla Carta costituzionale si vede privato della possibilità di esercitare il proprio mandato di rappresentanza dei cittadini all’interno delle istituzioni democratiche.
Dall’altro lato, il trattamento riservato ad altre situazioni controverse appare decisamente più morbido. Al deputato Delmastro, accusato di aver omesso di dichiarare alla Camera l’esistenza di una società costituita insieme alla figlia del prestanome di un clan camorristico, è stata inflitta una sanzione molto più blanda, definita dal deputato Colucci come “un buffetto”.
Analogamente, anche chi si è reso protagonista di aggressioni fisiche in aula ai danni del deputato Leonardo Donno ha ricevuto provvedimenti disciplinari considerati di entità veniale rispetto alla gravità dei fatti contestati.
Questa disparità di trattamento solleva interrogativi profondi sui criteri utilizzati dagli organi della Camera per l’irrogazione delle sanzioni disciplinari. Secondo quanto denunciato dal rappresentante del Movimento 5 Stelle, tali decisioni comprometterebbero il principio costituzionale dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge, un pilastro fondamentale dell’ordinamento democratico e antifascista del nostro Paese.
