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M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «BANCHE, TURCO (M5S): DIETRO LOVAGLIO C’È GIORGETTI. ALTRO CHE MEF NEUTRO»

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18.20 - lunedì 1 dicembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I tentativi di mettere al riparo il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e l’intero Governo Meloni dalla tempesta che sta investendo il risiko bancario sono semplicemente inverosimili.

Le veline che in queste ore cercano di dipingere un Mef neutrale sfidano la logica e soprattutto i fatti.

Dietro le mosse dell’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, c’è sempre stato Giorgetti: inchiesta o non inchiesta.

Lo ha ammesso lo stesso Lovaglio davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, riferendo di aver illustrato al ministro il piano di scalata di Mps a Mediobanca già nel dicembre 2022, con ogni probabilità il 16 dicembre, giorno del compleanno dello stesso Giorgetti.

Pochi mesi dopo, il 27 marzo 2023, è stato il Mef – azionista al 64,2% – a inserire il nome di Lovaglio nella lista per il rinnovo del Cda di Mps.

Il 20 aprile 2023 l’assemblea ha nominato quel Cda, con Lovaglio indicato direttamente dal Mef.

È quindi impossibile considerare Giorgetti uno spettatore distratto quando si parla delle scelte di Mps negli ultimi tre anni.

Se oggi Lovaglio è indagato per un presunto concerto non dichiarato con Caltagirone e Milleri, e se tra questi ultimi due esisteva un asse consolidato almeno dal 2019 per incidere su Generali, è grottesco raccontare che il ministro e il Governo Meloni non fossero consapevoli delle cordate in campo.

Quelle stesse cordate che, non a caso, sono state poi premiate con la cessione accelerata del 15% di Mps da parte del Mef il 13 novembre 2024, operazione da cui hanno beneficiato, tra gli altri, Caltagirone e Delfin.

Una cessione lampo, chiusa con un premio identico per tutti i sottoscrittori, che però rischia di aver sottostimato il possibile incasso per lo Stato, considerando la pluralità di manifestazioni d’interesse.

Il Mef potrebbe aver realizzato molto meno di quanto avrebbe potuto ottenere seguendo procedure più competitive e trasparenti.

La narrazione di un Mef ‘neutro’, che non vede, non sente e non parla – come le tre scimmiette – non regge.

È arrivato il momento che Giorgetti riferisca al Parlamento, senza ambiguità e senza reticenze, su quanto realmente accaduto.

I cittadini hanno il diritto di sapere la verità.

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