Di Luca Franceschi
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I capigruppo del Movimento 5 Stelle al Senato e alla Camera, Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, hanno duramente criticato quella che definiscono una “campagna di fango” orchestrata dai giornali di Antonio Angelucci contro Roberto Scarpinato.
Secondo i rappresentanti pentastellati, la “redazione unica” dei quotidiani riconducibili ad Angelucci starebbe portando avanti una strategia comunicativa “logora e ripetitiva” che non aggiunge altro se non “rumore e propaganda” al dibattito pubblico.
I capigruppo M5S hanno sottolineato una presunta incoerenza nell’approccio editoriale di queste testate, evidenziando come non sia stata dedicata la stessa attenzione ad altri casi politicamente sensibili, come quello di Andrea Delmastro e dei presunti rapporti tra Fratelli d’Italia e il Clan Senese.
Riguardo ai contenuti degli articoli pubblicati da Il Tempo e Il Giornale, Pirondini e Ricciardi hanno dichiarato che non presentano alcun elemento di novità, limitandosi a ripetere la richiesta che Scarpinato dovrebbe chiedere scusa. I due parlamentari si sono chiesti pubblicamente di cosa dovrebbe scusarsi il magistrato, considerato che si tratterebbe di parole pronunciate da Natoli in conversazioni private con i familiari, di cui Scarpinato non era a conoscenza.
I rappresentanti del Movimento 5 Stelle hanno inoltre respinto quella che definiscono una “bufala” relativa all’audizione “preparata a tavolino” con Natoli. Secondo la loro ricostruzione, la richiesta era semplicemente quella di far replicare in commissione quanto veniva riferito telefonicamente, senza alcun tipo di complotto o manipolazione.
Nel difendere la figura di Scarpinato, i capigruppo M5S hanno ricordato il suo ruolo nella “rivolta dei sostituti procuratori” che portò alle dimissioni di Giammanco dalla procura, proprio in relazione al modo in cui aveva gestito i casi Borsellino e Falcone. Senza quell’azione, hanno sottolineato, Giammanco sarebbe rimasto al suo posto.
Secondo l’analisi di Pirondini e Ricciardi, questa campagna mediatica avrebbe un obiettivo ben preciso: sviare l’attenzione da una serie di scandali che stanno investendo la maggioranza di governo. Tra questi hanno citato il caso “bisteccheria d’Italia”, la vicenda Gioacchino Amico e le questioni che stanno emergendo all’interno del partito di Giorgia Meloni, dal Piemonte alla Sicilia.
I due parlamentari hanno concluso affermando che questa sarebbe un’operazione di distrazione di massa, orchestrata da chi è “stipendiato da un parlamentare della maggioranza”. Hanno infine ribaltato le accuse, sostenendo che a dover chiedere scusa dovrebbero essere coloro che stanno orchestrando quella che definiscono “l’ennesima campagna di fango contro un eroe dell’antimafia come Roberto Scarpinato”.
