Di Luca Franceschi
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Il governo albanese ha deciso di chiudere il sipario sui centri per migranti, segnando quello che viene definito un triste epilogo per un’operazione che si è rivelata disastrosa sotto molteplici aspetti.
La previsione ottimistica secondo cui le strutture avrebbero funzionato si è trasformata rapidamente in un fallimento conclamato. La dura realtà dei fatti ha finito per travolgere completamente la propaganda iniziale, trasformando in un passato di insuccessi quelle che erano state presentate come promesse certe.
Dal punto di vista finanziario, l’operazione ha comportato uno spreco di quasi un miliardo di euro dei contribuenti. Ma le criticità non si limitano all’aspetto economico: il progetto si è rivelato fallimentare anche sul piano politico, sociale e umanitario.
Questa vicenda rappresenta l’ennesima dimostrazione dell’incapacità di gestire il complesso dossier immigrazione da parte di un esecutivo che aveva vinto le elezioni proprio promettendo soluzioni drastiche come i blocchi navali.
A pochi mesi dall’insediamento, la tragedia di Cutro aveva già messo in evidenza l’assenza di una strategia efficace. Ora, con la chiusura dei centri in Albania, si concretizza definitivamente quello che appare come un disperato tentativo propagandistico privo di fondamenti concreti e di reale capacità operativa.
