(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Senatore Lucio Malan, per l’opposizione lo Stabilicum è – nell’ordine – una legge truffa, il Porcellum-bis e una copia mal riuscita dell’Italicum. Che ne pensa?
«In realtà vedo grosse differenze con i sistemi precedenti. L’Italicum prevedeva un premio di maggioranza al singolo partito e avrebbe consegnato la nazione al M5S, cosa di cui l’Italia può serenamente fare a meno. Soprattutto, però, la legge elettorale che abbiamo presentato non prevede alcuna truffa: c’è un premio di maggioranza, come esiste per i sindaci dal 1993 e lo stesso Pd auspicava il “sindaco d’Italia”».
Al Rosatellum somiglia però.
«È una legge simile a quella attuale, è vero, ma con la certezza di generare una maggioranza. Vale a dire di creare stabilità, che è un valore riconosciuto anche dagli investitori e dai partner internazionali. Avere governi che durano significa più peso in politica estera e maggiore attrattività economica. Inoltre è un fatto di trasparenza democratica: chi prende più voti, sopra una soglia significativa, deve avere i mezzi e la responsabilità di attuare il proprio programma. Vale per noi come per qualsiasi altra coalizione. Poi ricordo che la legge oggi in vigore è stata votata da tutti tranne che da FdI».
C’è chi sostiene che la proposta è cucita su Meloni ed è solo un modo per conservare il potere.
«L’opposizione dunque si dà già come perdente? L’aspirazione è fare una legge che dia stabilità a chiunque gli elettori scelgano e per questo duri a lungo: negli ultimi trent’anni le leggi elettorali sono cambiate continuamente. Non bisogna scriverla per le prossime elezioni, ma per il futuro».
Nei principali Paesi Ue la più recente è quella spagnola, di metà anni’80…
«Proprio per questo credo serva una legge che renda chiaro il risultato e consenta di governare. È nell’interesse di tutti, anche di chi oggi è all’opposizione ma domani potrebbe vincere. Ma, soprattutto, è nell’interesse degli italiani».
Nel 2020 però era l’attuale premier a sostenere che il proporzionale è «da nemici dell’Italia». In FdI avete cambiato idea?
«La premier si riferiva a un proporzionale senza premio di maggioranza, che porta alla palude. Noi facciamo una cosa diversa. FdI è sempre stato favorevole alle preferenze e nel 2017 presentò un emendamento per introdurle che fu bocciato da tutti. Anche stavolta le avremmo volute».
È già pronto un emendamento per introdurle in Commissione. Non si poteva inserirle nel testo depositato?
«Per arrivare a un testo condiviso si è dovuto partire da questa formula. Ma il Parlamento è il luogo del confronto. Noi siamo disponibili a valutare suggerimenti e miglioramenti. Questa legge raccoglie diverse esperienze degli ultimi decenni e introduce anche correzioni tecniche, per esempio per adeguare il testo alle modifiche costituzionali e ridurre contenziosi e ricorsi. L’obiettivo resta dare regole chiare e funzionanti».
Con un vantaggio minimo si ottengono cento seggi in più. Sbaglia chi ci vede un modo per eleggere da soli il Presidente della Repubblica?
«L’impulso maggioritario non è una novità. Con il Mattarellum, fortemente maggioritario, si potevano ottenere ampie maggioranze con poco più del 40% dei voti. Quel Parlamento elesse Carlo Azeglio Ciampi con un consenso larghissimo. Anche nel 2013 il centrosinistra ottenne il premio di maggioranza e poté eleggere il Presidente della Repubblica. Una spinta maggioritario può derivare dai collegi uninominali, come nel Mattarellum o nella legge vigente, oppure da un meccanismo esplicito come quello che proponiamo».
Qual è allora il vero cambiamento?
«La certezza di avere un vincitore con la maggioranza necessaria a governare sostituendo i collegi uninominali con un premio di maggioranza esplicito. Gli elettori continueranno a vedere i nomi dei candidati sulla scheda e a determinarne l’elezione con il loro voto».
