(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Di fronte a temperature rigide e a una situazione di evidente fragilità sociale, fare tutto il possibile per evitare che le persone dormano all’aperto dovrebbe essere una priorità condivisa da tutte le istituzioni. In queste settimane sono state immaginate e attivate risposte di emergenza proprio per fronteggiare il freddo e tutelare la salute delle persone più vulnerabili. È per questo che lasciare oggi decine di persone in strada, nelle stesse condizioni climatiche, risulta incomprensibile e inaccettabile, e non può essere giustificato né sul piano tecnico né su quello politico.
Ancora più incomprensibile è che questa situazione sia il risultato di una applicazione rigida e burocratica delle regole: se fino a ieri l’accoglienza era ritenuta necessaria, non si capisce perché oggi, con le stesse condizioni climatiche, le persone possano essere lasciate in strada. Non è certo iniziata la primavera, e il freddo non scompare perché lo dice il calendario.
Di fronte a questa emergenza, i Comuni cercano di rispondere con gli strumenti e le risorse limitate di cui dispongono. La Provincia autonoma di Trento, invece, continua a sottrarsi al proprio ruolo, rinunciando a una regia complessiva del sistema e lasciando che l’emergenza venga gestita in modo insufficiente, frammentato e privo di qualsiasi elasticità.
Sappiamo già come andrà a finire: la Provincia tenterà di scaricare le proprie responsabilità sui Comuni, in un esercizio di scaricabarile che conosciamo bene. Ma non facciamoci ingannare. La normativa è chiara: la Provincia ha competenze dirette in materia di accoglienza, politiche sociali, emergenze abitative, coordinamento del sistema di protezione e integrazione dei richiedenti asilo, programmazione delle risorse e supporto agli enti locali. Ha quindi tutti gli strumenti – politici, amministrativi ed economici – per intervenire. Se non lo fa, è perché sceglie di non farlo.
La maggior parte delle persone oggi escluse dai ripari di emergenza sono richiedenti asilo internazionale. Anche questo non è un caso. È l’effetto di una scelta politica che, pur di inseguire una narrazione securitaria e raccogliere consenso elettorale, accetta come “collaterale” il fatto che persone vengano lasciate al freddo. Si preferisce “accudire” il tema della sicurezza piuttosto che affrontare concretamente un’emergenza umanitaria.
Campobase ritiene questa linea grave e irresponsabile. La sicurezza non si costruisce abbandonando le persone, ma garantendo diritti e dignità, rafforzando il sistema di accoglienza e assicurando un coordinamento efficace. Questo non significa rinunciare al rispetto delle regole, ma applicarle con intelligenza, responsabilità e umanità, soprattutto nelle emergenze.
Lasciare persone al gelo non è una fatalità: è una scelta politica. Ed è una scelta che va cambiata.
