Di Luca Franceschi
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La missione Artemis II, decollata dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, rappresenta un momento cruciale per il ritorno dell’uomo sulla Luna. Con questa missione prende avvio una serie di spedizioni che porteranno gli astronauti a tornare sul nostro satellite naturale a partire dal 2028, con l’obiettivo di stabilirvi una presenza duratura. Si inaugura così una nuova straordinaria fase dell’esplorazione spaziale, nella quale l’Italia avrà un ruolo di primo piano.
La spedizione Artemis II segna il ritorno dell’uomo nello spazio oltre le orbite terrestri basse, dove orbita la Stazione Spaziale Internazionale. Il lancio è affidato allo Space Launch System, il vettore più potente mai realizzato dalla NASA, appositamente concepito per le missioni che vanno oltre l’orbita terrestre, associato alla capsula Orion, il veicolo destinato a trasportare gli astronauti e garantirne il rientro sicuro sulla Terra.
Un equipaggio composto da quattro astronauti nordamericani effettuerà un volo attorno alla Luna senza però scendere sulla sua superficie. Questa missione di prova risulta fondamentale per verificare il corretto funzionamento di tutti i sistemi in preparazione delle future spedizioni che riporteranno effettivamente l’uomo sul suolo lunare.
Dopo oltre cinquant’anni dall’ultima missione Apollo 17, che condusse gli astronauti sulla Luna, il programma Artemide, denominato così dalla figura mitologica gemella di Apollo e dea della Luna, mira a creare una base lunare permanente. Questa struttura consentirà una presenza prolungata degli astronauti sul nostro satellite naturale, fungendo al contempo da trampolino di lancio per le future missioni dirette verso Marte e per l’apertura di una nuova era di esplorazione dello spazio profondo.
L’Italia vanta una tradizione straordinaria nel campo dell’esplorazione spaziale. Nel passato figura Rocco Petrone, nato cento anni fa da una famiglia di contadini lucani emigrati negli Stati Uniti. Rimasto orfano di padre ancora lattante, riuscì a mantenersi svolgendo lavori umili, completò gli studi presso l’Accademia Militare di West Point e conseguì diplomi presso il Mit di Boston, diventando infine il Direttore della Missione Apollo che per primo portò l’uomo sulla Luna. Attualmente, l’Italia continua questo ruolo grazie a una filiera industriale tra le più evolute al mondo, che ha fornito contributi decisivi alla realizzazione dei moduli pressurizzati della Stazione Spaziale Internazionale.
Nel prossimo futuro, il nostro paese consoliderà ulteriormente la sua posizione attraverso le competenze tecnologiche e industriali del sistema nazionale. Gli accordi sottoscritti il 31 marzo a Washington tra il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e la NASA rappresentano un passaggio storico di grande rilievo. Gli accordi prevedono che un astronauta italiano farà parte della spedizione che sbarcherà sulla Luna e, aspetto ancora più significativo, sarà l’industria italiana a costruire presso Torino i moduli abitativi destinati alla base lunare dove gli astronauti potranno stanziarsi. La dimora degli esploratori lunari porterà il marchio Made in Italy.
Questo risultato genera profonda soddisfazione per le competenze dimostrate dall’industria nazionale, dalle tecnologie e dalla ricerca scientifica italiana. Il grande sogno dell’esplorazione umana dello spazio si colora con i colori della bandiera italiana: verde, bianco e rosso.
