Di Luca Franceschi
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Il manifesto diffuso dall’ANPI di Leca, che utilizza lo slogan “Chi chiami quando la polizia uccide?”, viene giudicato inaccettabile dal deputato di Fratelli d’Italia Cristina Almici. Secondo la parlamentare, non si tratta di una semplice critica rivolta a un singolo episodio, ma piuttosto di un’accusa complessiva rivolta a un’intera istituzione dello Stato.
La generalizzazione contenuta nel manifesto, a parere di Almici, finisce per delegittimare migliaia di donne e uomini che quotidianamente indossano l’uniforme, spesso esponendosi personalmente a rischi significativi per garantire la sicurezza dei cittadini.
Particolarmente critica è la posizione di Almici riguardo all’accostamento tra i fatti del G8 di Genova e la recente vicenda di Bologna. La deputata sottolinea che si tratta di episodi diversi, che si sono verificati in contesti completamente differenti, e che spetta esclusivamente alla magistratura il compito di accertare eventuali responsabilità su entrambi i casi.
L’utilizzo di questi episodi per costruire uno slogan diretto contro la Polizia, prosegue Almici, contribuisce all’alimentazione di una narrazione di carattere ideologico che colpisce indiscriminatamente tutte le Forze dell’ordine, nel momento in cui aggressioni, insulti e atti di violenza contro le donne e gli uomini in divisa risultano in aumento costante.
La deputata sostiene che in questo contesto particolarmente delicato sarebbe necessaria una maggiore responsabilità nel dibattito pubblico, mentre invece riscontra comportamenti che soffriano sul fuoco, creando un clima di ostilità diffusa verso chi rappresenta lo Stato.
Almici auspica che l’ANPI nazionale prenda nettamente le distanze dal manifesto in questione, ricordando che chi costantemente richiama i valori della Costituzione dovrebbe ricordarsi anche del rispetto dovuto alle istituzioni repubblicane e a coloro ai quali è affidato il compito di farle rispettare.
In conclusione, il deputato di Fratelli d’Italia esprime piena solidarietà e gratitudine nei confronti delle Forze dell’ordine, affermando che la legalità si difende sostenendo chi è incaricato di garantirla, non trasformando una divisa nel bersaglio di una campagna di natura politica.
