Di Luca Franceschi
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Durante la prima fase della pandemia, l’insistenza sul protocollo “Paracetamolo e vigile attesa” adottato dal Ministero della Salute e dall’Aifa ha comportato conseguenze significative. Secondo quanto sostiene Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia e membro della commissione Covid, questo orientamento ha causato un incremento delle ospedalizzazioni di pazienti già in uno stadio avanzato della malattia. Una diversa apertura verso trattamenti alternativi avrebbe potuto produrre risultati decisamente migliori.
Tale valutazione emerge dall’analisi della perizia redatta dalla dott.ssa Simona Amato, consulente della commissione Covid. L’esperta ha messo in evidenza un elemento cruciale: ben diciotto studi clinici, tra cui due già disponibili nel 2020 anno in cui fu emanato il primo protocollo delle autorità italiane, avevano documentato effetti benefici derivanti dall’impiego dello Iodopovidone.
La perizia inoltre estende l’analisi ad altre sostanze potenzialmente utili nel trattamento domiciliare della Covid. Vengono citati studi riguardanti l’utilizzo dello Zinco, dell’N-acetilcisteina, della lattoferrina, del tarassaco, della quercitina, della vitamina C e della vitamina D in relazione alla terapia domiciliare della malattia.
Le conclusioni espresse dalla dott.ssa Amato risultano inequivocabili. La perizia afferma che la terapia “Paracetamolo e vigile attesa” non ha considerato adeguatamente le prove scientifiche effettivamente disponibili nella letteratura specializzata, fornendo pertanto indicazioni non supportate da evidenze di efficacia. Questa carenza ha esposto a rischio di peggioramento della malattia i pazienti paucisintomatici in trattamento domiciliare.
