Di Luca Franceschi
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Antonio Giordano, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Fondazione Alleanza Nazionale, ha aperto un confronto dedicato al libro “Siamo stati iscritti al Pci” di Claudio Velardi e Chicco Testa, affermando che il testo contribuisce a compiere un passo avanti in una delle grandi missioni della Fondazione: la pacificazione. Giordano ha qualificato la pacificazione come un dovere degli uomini di buona volontà, enfatizzando l’importanza del dialogo politico tra esperienze storiche diverse e sottolineando come sia possibile essere avversari senza diventare nemici. Secondo il deputato, il confronto con chi la pensa diversamente rappresenta un passaggio indispensabile per una democrazia consapevole e matura.
Claudio Velardi, direttore del quotidiano Il Riformista e coautore del volume, ha descritto il libro come uno strumento di riflessione costruito a partire dalla necessità di riesaminare il ruolo del Pci nella storia italiana e nei problemi dello sviluppo nazionale rimasti irrisolti. Chicco Testa, manager, scrittore e giornalista, ha evidenziato il nucleo centrale dell’opera: l’ammissione di essere stati dalla parte sbagliata della storia. Testa ha sostenuto che la vittoria di De Gasperi nel 1948 ha preservato l’Italia da una possibile evoluzione comunista, evitando che diventasse una Jugoslavia di serie B, poiché nel Pci persisteva un’ambiguità democratica che ne impedì la completa trasformazione.
La posizione di Piero Sansonetti, direttore de L’Unità, ha assunto un orientamento completamente opposto rispetto a quella degli autori, contestando la loro lettura e affermando invece che il Pci fosse dalla parte giusta. Questo dissenso ha confermato pienamente il significato dell’iniziativa: un dibattito genuino e aperto sulla storia politica italiana senza preclusioni ideologiche.
La giornalista Annalisa Terranova ha messo in rilievo come il libro, strutturato in forma di diario epistolare, racconti esperienze vissute in modo totalizzante all’interno di un partito tradizionale come il Pci. Ha inoltre sottolineato come questa passione presenti molti elementi comuni con l’esperienza dei militanti missini: la radicalità, il desiderio di cambiamento, la dedizione e lo spirito di sacrificio per una causa ideale.
Su questa linea si è inserito Italo Bocchino, direttore editoriale del Secolo d’Italia, richiamando il rispetto politico che caratterizzava quella stagione storica e suggerendo, con tono scherzoso rivolto a Gennaro Sangiuliano, che potrebbe essere interessante scrivere un libro parallelo intitolato “Siamo stati iscritti al Msi”. Sangiuliano, giornalista e consigliere della Regione Campania, ha concluso affermando che l’analisi storica rappresenta un momento fondamentale soprattutto quando si fonda sui racconti di esperienze personali e soggettive, poiché gli eventi contemporanei sono il risultato diretto della storia passata.
La Fondazione Alleanza Nazionale ribadisce così il proprio impegno nel promuovere spazi di confronto, riflessione sulla memoria e pacificazione nazionale, operando dalla convinzione che le divisioni della storia italiana possano essere esaminate e superate attraverso la verità, il rispetto reciproco e il coraggio intellettuale.
