Di Luca Franceschi
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Secondo quanto riferito in commissione Covid, durante la pandemia si è verificata una profonda divergenza tra l’indirizzo parlamentare e le scelte operative del Ministero della Salute. A sostenerlo è stato l’avvocato Mauro Sandri, consulente dell’associazione Condav, nel corso della sua audizione davanti agli organi di controllo.
Nella sua ricostruzione dei fatti, Sandri ha evidenziato come il Parlamento avesse conferito all’allora ministro Roberto Speranza l’autorizzazione a condurre la campagna vaccinale utilizzando vaccini anti-Sars, concepiti con l’obiettivo di prevenire il contagio. Tuttavia, secondo questa lettura, il Governo avrebbe invece somministrato ai cittadini italiani vaccini anti-Covid, caratterizzati da una diversa funzionalità, limitata al contenimento della malattia una volta contratta.
Secondo la tesi presentata in commissione, il Ministero della Salute avrebbe disposto l’obbligatorietà della vaccinazione sulla base di affermazioni ritenute non corrispondenti al vero, asserendo che l’inoculazione avrebbe impedito il contagio. Sandri ha qualificato l’accaduto non come un semplice errore di valutazione, bensì come un vero episodio di illegalità.
Dalle considerazioni svolte in sede di audizione deriverebbero conseguenze significative sul piano della responsabilità politica, erariale e penale nei confronti dell’ex titolare del dicastero della Salute, con l’indicazione della necessità che tali profili vengano sottoposti a ulteriore approfondimento investigativo.
La deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, ha commentato la deposizione rimarcando la gravità delle questioni sollevate e ritenendo indispensabile che le responsabilità emerse vengano adeguatamente vagliate dalle autorità competenti.
