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FDI – FRATELLI D’ITALIA * CAMERA: «2 GIUGNO. URZÌ (FDI): INTERPELLANZA AL GOVERNO PER RICORDARE ESCLUSIONE DAL REFERENDUM PER BOLZANO, TRIESTE E LE PROVINCE ORIENTALI POI PERDUTE»

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10.50 - martedì 2 giugno 2026

Di Luca Franceschi
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Il deputato Alessandro Urzì, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Affari Costituzionali, ha presentato un’interpellanza al ministero della cultura per richiamare l’attenzione sulla esclusione dal referendum del 2 giugno 1946. In quella data storica gli abitanti della provincia di Bolzano e della circoscrizione elettorale di Trieste, Venezia Giulia e Zara non poterono partecipare alla scelta tra Repubblica e Monarchia né all’elezione dell’Assemblea costituente.

Nell’occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica italiana, Urzì sottolinea come questo sacrificio, destinato ad essere seguito dal martirio dei territori di Istria, Venezia Giulia e Dalmazia, meriti una celebrazione consapevole quale atto di memoria storica da conservare nella coscienza collettiva della Nazione.

L’interpellanza richiede che nelle future celebrazioni, rievocazioni storiche, momenti di riflessione culturale e ricerca storica sul 2 giugno 1946, quale data fondante della Repubblica italiana, venga data opportuna considerazione alle vicende particolari che caratterizzarono quelle settimane. Si tratta di eventi che esclusero una parte della comunità nazionale e dell’elettorato femminile italiano dal momento democratico più significativo di riappropriazione della sovranità popolare nell’unità nazionale.

Nei giorni di giugno del 1946 i territori orientali erano sottoposti ad occupazione e i loro destini non erano ancora stati attribuiti, benché drammaticamente segnati. Lo stesso valeva per la provincia di Bolzano dell’epoca, allora più ristretta rispetto ai confini attuali. Da un lato sussistevano incertezze rispetto al ruolo sempre più ingombrante della Jugoslavia, dall’altro la situazione dell’Alto Adige non era ancora stata risolta. Solo gli accordi di pace avrebbero confermato il confine del Brennero e respinto le rinnovate richieste di revisione dei confini settentrionali. Nel settembre del 1946 la questione altoatesina venne regolata attraverso l’accordo De Gasperi-Gruber per la concessione di un’autonomia regionale al Trentino-Alto Adige.

Il decreto legislativo numero 99 del 16 marzo 1946 aveva stabilito che fosse “per ora impossibile lo svolgimento delle elezioni nella Venezia Giulia a causa della situazione internazionale” e nella provincia di Bolzano “nella quale le liste elettorali non si sono potute ultimare non essendo tuttora regolate le questioni di cittadinanza degli optanti per la Germania che hanno perfezionato l’opzione”. Di conseguenza, il 2 giugno 1946 dei 573 seggi da assegnare previsti dal decreto legislativo 74 del 10 marzo 1946, ne furono attribuiti 556. Mancavano i 13 seggi previsti per la Circoscrizione XII, che comprendeva Trieste e Venezia Giulia-Zara, oltre ai 5 della provincia di Bolzano. La convocazione dei comizi elettorali per questi territori sarebbe dovuta avvenire con successivi provvedimenti, ma questo non accadde.

È interessante notare come i cittadini di Briga e Tenda parteciparono alla consultazione referendaria, benché l’anno successivo la rettifica dei confini trasferisse queste porzioni di territorio nazionale alla Francia. In Alto Adige oltre alla questione del confine nazionale e alle possibili rettifiche territoriali, pesò significativamente il problema degli optanti per il Reich. Gli accordi Hitler-Mussolini del 1939 avevano imposto ai cittadini di lingua tedesca di scegliere se rimanere italiani rinunciando alla propria nazionalità, lingua e cultura oppure trasferirsi in Germania nazista perdendo la cittadinanza italiana e i propri beni immobili. Coloro che partirono, così come molti di quelli rimasti pur avendo optato, persero dunque la cittadinanza italiana ma dopo la guerra ebbero l’opportunità di optare nuovamente per la cittadinanza italiana.

A saltare l’appuntamento con la storia e la prima possibilità di esercizio universale del voto furono anche le donne di quei territori. Secondo Urzì, questa importante memoria deve oggi essere recuperata ed essere oggetto di celebrazione e consapevolezza. È un dovere dell’Italia, nel giorno in cui celebra la nascita della Repubblica, ricordare anche i fratelli e le sorelle che non poterono parteciparvi.

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