Di Luca Franceschi
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La commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid ha avviato i lavori dedicati all’ambito sociale, con una seduta di grande valore conoscitivo incentrata soprattutto sulla prima fase dell’emergenza.
La commissione d’inchiesta sugli anni 2020–2023 e sull’individuazione delle responsabilità si è riunita nel pomeriggio del 21 aprile 2026 sotto la guida della presidente Brigitte Foppa.
Dopo nove sedute dedicate alla salute e alla sanità, è iniziato il percorso sul secondo ambito, quello sociale.
L’avvio è stato contrassegnato da un’audizione in forma di panel con esperte ed esperti del settore sociale a cui hanno partecipato Waltraud Deeg, consigliera provinciale ed ex assessora alla famiglia, agli anziani, alle politiche sociali e all’edilizia abitativa, Luca Critelli, ex direttore del Dipartimento politiche sociali, edilizia abitativa, famiglia e terza età, Michela Trentini, direttrice della Ripartizione politiche sociali, e Liliana Di Fede, direttrice generale dell’Azienda Servizi Sociali di Bolzano.
Le testimonianze hanno ricostruito la chiusura di numerosi servizi sociali, tra cui i centri diurni per persone con disabilità e i servizi di cura per la prima infanzia.
Tali strutture hanno dovuto interrompere completamente le attività per effetto delle disposizioni statali, con un conseguente forte aggravio per le famiglie.
L’Alto Adige figura tuttavia tra le regioni che per prime hanno avviato le riaperture, e già nell’estate 2020 molti servizi erano tornati operativi.
Il confronto ha riportato l’attenzione sul rapporto tra Stato e Provincia e sul margine operativo di quest’ultima.
Critelli ha illustrato il continuo bilanciamento tra l’autonomia, con il tentativo di ampliare gli spazi di libertà, e le direttive statali in materia di tutela della salute.
Il tema è stato più volte discusso, soprattutto nell’area di intersezione tra sociale e sanitario, dove si pone una questione di competenze.
Nel periodo pandemico alla salute è stata attribuita una priorità assoluta e molti altri aspetti sono rimasti indietro, con ripercussioni anche pesanti sulle persone vulnerabili e svantaggiate, come emerso chiaramente dall’audizione.
La seduta si è svolta in un clima di apertura e autoriflessione.
È stato osservato che in Italia non si è sviluppato un vero dibattito sui diritti umani e sulle possibili violazioni dei diritti fondamentali, a differenza di quanto avvenuto in Germania, forse anche per l’impatto emotivo dello shock di Bergamo.
Deeg ha parlato apertamente della propria responsabilità e delle difficoltà di decisioni che hanno inciso profondamente sulla vita delle persone, affermando di aver agito in buona fede e di voler chiedere scusa se alcune scelte hanno causato sofferenza.
Trentini e Di Fede, che durante la pandemia ricoprivano ruoli dirigenziali nel settore sociale, hanno riflettuto su ciò che, col senno di poi, si sarebbe potuto fare diversamente.
È stata rilevata una generale impreparazione e la necessità di una migliore coordinazione tra i diversi servizi locali e tra regioni.
È stato inoltre evidenziato che oggi si presterebbe maggiore attenzione anche agli aspetti edilizi, in modo da poter separare i reparti nelle strutture sociali, in particolare nelle residenze per anziani.
Un’ulteriore considerazione ha riguardato l’importanza di garantire all’interno delle strutture un’adeguata assistenza infermieristica e medica, ambito in cui nel frattempo sono stati compiuti passi avanti.
È stato affrontato anche il delicato tema delle sospensioni dal lavoro durante la pandemia, disposte a livello statale.
Le figure dirigenziali presenti hanno sottolineato che, nel settore sociale, si è cercato per quanto possibile di venire incontro alle diverse situazioni.
Resta tuttavia il fatto che sospensioni ci sono state e che la maggior parte delle persone sospese non è più rientrata in servizio.
Si è trattato di una perdita sia per le strutture sia per le persone coinvolte.
Questa vicenda ha creato fratture profonde, in parte ancora percepibili, e i racconti delle esperienze individuali continuano a gravare sul ricordo di quel periodo.
La commissione d’inchiesta tornerà a riunirsi mercoledì 13 maggio 2026.

