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COMUNE DI GENOVA * : «LA SINDACA POTENZIA LE UNITÀ DI STRADA, RIDISTRIBUISCE I SERVIZI SOCIOSANITARI IN SPAZI ADEGUATI»

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17.30 - lunedì 16 marzo 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Genova, 16 mar. – Redistribuire i servizi sociosanitari in spazi più adeguati e potenziare le attività delle unità di strada con personale sanitario. Sono le proposte condivise questa mattina nel corso del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicato alla tossicodipendenza e alla sicurezza in centro storico, riunito in Prefettura. L’incontro, sollecitato dall’amministrazione comunale la settimana scorsa dopo un tavolo con i comitati dei cittadini, ha visto la partecipazione della sindaca di Genova, assieme alle assessore a Welfare e Sicurezza e al comandante della Polizia locale.

«Serve un intervento massiccio sul territorio, servono soluzioni più articolate e più forti – afferma la sindaca – sicuramente stiamo mettendo in campo politiche sociali a medio e lungo termine per ridurre l’incremento delle tossicodipendenze, ma ora stiamo vivendo un’emergenza che deve essere affrontata subito. Serve un’azione concreta: più unità di strada e una presa in carico più sistematica dei tossicodipendenti. La cittadinanza deve vedere un cambio di passo».

La prima cittadina aggiunge che «se ci sono tossicodipendenti in overdose, non sono la Polizia locale o le forze dell’ordine che devono intervenire per prenderli in carico, se non commettono reati. Sono persone che hanno problemi sanitari e devono trovare risposte adeguate. Certamente il cittadino lo percepisce soprattutto come un tema di sicurezza: a noi istituzioni spetta il compito di comprenderne il disagio, ma saper distinguere il problema di sicurezza da quello sociosanitario. Lo Stato non può trattarli come delinquenti o solo come tali perché sono persone malate e alle forze dell’ordine non si può dare un compito sanitario e sociosanitario. È una questione di competenze: è giusto che ci sia un cambio di paradigma».

La sindaca ricorda che «la sicurezza legata allo spaccio e alla tossicodipendenza è un tema che sta soffocando il centro storico ed è necessario un doppio approccio, di aumento della sicurezza reale e percepita, ma anche e soprattutto sanitario e sociosanitario. Ed è per questo che stamattina abbiamo richiesto la presenza della Regione, che può anche sfruttare finanziamenti nazionali dedicati e in parte già intercettati. Aumentare le unità di strada sociosanitarie è un modo anche per alleggerire le forze dell’ordine, che non devono occuparsi della presa in carico sociosanitaria ma degli aspetti legati alla sicurezza, alla presenza sul territorio, alla prevenzione e al contrasto dei reati».

Il gruppo tecnico che nei prossimi giorni istituirà la Prefettura servirà anche per dare una dimensione più precisa all’emergenza e fornire una risposta concreta, con una presenza potenziata e costante delle unità di strada, con orari e territori di competenza specifici.

«Le risposte che chiede il centro storico non possono aspettare mesi – rileva la sindaca – serve una risposta pratica e veloce. Con un potenziamento dei servizi sociosanitari è anche più facile raggiungere risultati nella presa in carico delle persone per farle uscire dalla spirale della tossicodipendenza. La soluzione non può essere dire che questo fenomeno è comune a tutte le grandi città e continuare a fare quello che si è sempre fatto o non fatto: bisogna dare risposte nuove, visibili ed efficaci».

Nel corso del Comitato è stato affrontato anche il tema della necessaria riorganizzazione del Drop-in di vico della Croce Bianca, che l’amministrazione sta affrontando assieme ai cittadini e che è oggetto di una nuova commissione comunale oggi pomeriggio.

«Stiamo ragionando di come redistribuire i servizi – spiega la sindaca – il presidio rimarrà aperto, ma tornerà al suo ruolo originale. L’attuale sovraccarico di servizi in quegli spazi genera un malessere pesantissimo in quell’area. I servizi vanno distribuiti per far sì che un luogo così ristretto non abbia flussi di persone quotidiani non gestibili. Nessun servizio verrà chiuso perché tutti sono necessari, ma ci saranno rimodulazioni, suddivisioni e spostamenti per evitare la sensazione di soffocamento che lamentano i residenti. Gli spazi devono essere adeguati a gestire tutti i servizi che vengono offerti».

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