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CARABINIERI * PARMA «ARRESTATA DONNA GRAVEMENTE INDIZIATA DELL’OMICIDIO DEL COMPAGNO»

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11.31 - sabato 28 marzo 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Nell’odierna mattinata, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Parma, su richiesta della Procura della Repubblica, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Parma hanno tratto in arresto FUMAGALLI Brenda Alesandrina (cl. 2005, originaria di Cuba), gravemente indiziata dell’omicidio del compagno convivente GASTON OGANDO Cristopher (28 enne, di origini dominicane), deceduto nel nosocomio cittadino nella giornata del 5 marzo u.s. a seguito di una profonda ferita procurata da un’arma da punta e da taglio.

Secondo quanto ricostruito, il 4 marzo 2026, alle ore 18:00 circa, i Carabinieri di Parma sono intervenuti presso un’abitazione situata in Borgo Riccio n. 31 a seguito di una segnalazione del 118 per un presunto accoltellamento. Sul posto, i sanitari stavano prestando le prime cure a GASTON OGANDO Cristopher, trovato in gravissime condizioni, mentre la compagna convivente, FUMAGALLI Brenda Alesandrina, si trovava nei pressi dell’ambulanza.

Il personale del 118 intervenuto forniva una descrizione precisa delle condizioni critiche in cui avevano rinvenuto la vittima, raccogliendo le parole sia dell’uomo (“Aiuto, respiro male, muoio, portatemi in ospedale, aiutatemi!)” che della donna (“stavo cucinando, stavamo scherzando, mi sono girata” con ciò facendo come il gesto di impugnare il coltello roteando il busto all’indietro); in sostanza, la donna spiegava al sanitario che era stata lei a dare la coltellata all’uomo. I soccorritori quindi notavano la ferita da punta nella porzione sotto ascellare del torace laterale sinistro.

Nonostante il trasporto d’urgenza in codice rosso e un delicato intervento chirurgico, la vittima decedeva la mattina seguente a causa di uno shock emorragico conseguente alla profonda ferita da arma bianca.

Sin dalle prime battute dell’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta prima dalla Sezione Operativa della Compagnia e poi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, FUMAGALLI Brenda Alesandrina ha sempre sostenuto la tesi dell’incidente domestico.

Secondo le dichiarazioni e la ricostruzione dell’indagata, mentre si trovava in cucina intenta a lavare le stoviglie con un grosso coltello in mano, il compagno le si sarebbe avvicinato alle spalle per “sculacciarla” per gioco; nel voltarsi di scatto per intimargli di smettere, la donna lo avrebbe inavvertitamente colpito, sostenendo che l’uomo si fosse di fatto “auto-trafitto” nell’intento di abbracciarla.

La donna ha raccontato ai Carabinieri in maniera ripetitiva una medesima versione dei fatti, senza mai variare alcun particolare, e dunque senza mai discostarsi da quanto sino ad allora dichiarato, evidentemente persuasa della assoluta credibilità della versione stessa.

L’articolato quadro indiziario è il frutto di un tempestivo e incessante sforzo investigativo profuso dai Carabinieri. Immediatamente dopo la richiesta di soccorso, il rapido intervento delle pattuglie della Compagnia di Parma ha permesso di cinturare l’area e così cristallizzare la scena del crimine.

Nelle ore e nei giorni immediatamente successivi, il personale specializzato della Sezione Operativa prima e del Nucleo Investigativo poi, ha condotto dettagliati sopralluoghi e accertamenti tecnici urgenti all’interno dell’abitazione, procedendo al sequestro dell’arma del delitto e di altri reperti fondamentali. Questa rigorosa attività di indagine tradizionale e di repertamento è stata affiancata e supportata dall’escussione a tappeto di vicini di casa, sanitari e familiari, nonché da una complessa attività tecnica rivelatasi determinante per verificare la fondatezza della versione fornita dalla interessata.

Le indagini, corroborate anche dai preliminari esiti dell’esame autoptico, hanno consentito di smentire le dichiarazioni dell’indagata in ordine alla natura accidentale dell’evento e di far propendere, viceversa, per la volontarietà della condotta dell’indagata.

Nello specifico, come osservato dal G.I.P. in relazione alla ricostruzione dei dati oggettivi e medico-legali, la piena volontarietà dell’azione omicidiaria è stata dedotta da almeno 2 elementi dirimenti:

− la postura della vittima e la direzione del colpo, nel senso che la lama è penetrata dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra. Questa traiettoria indica in maniera (allo stato) incontrovertibile che la vittima si trovasse di fronte all’indagata, con almeno il braccio sinistro sollevato. Tale dato permette di smentire la versione della donna, la quale sosteneva di essersi girata di scatto mentre l’uomo cercava di abbracciarla da dietro;

− la ferita a forma di “S” sulla mano dell’indagata: trattasi di un dettaglio cruciale, consistente nella tipologia della lesione riscontrata sul palmo della mano destra della donna. L’indagata aveva giustificato il taglio sostenendo di essersi ferita raccogliendo il coltello dopo che la vittima se lo era estratto dal corpo. Il GIP ha ritenuto questa ricostruzione illogica: la ferita longitudinale è in realtà la classica lesione da “scivolamento”. L’indagata -secondo il GIP- avrebbe impugnato l’arma con una “presa a martello” e, vibrando il colpo con estrema potenza, la mano sarebbe scivolata lungo il manico bagnato, superando il ricasso metallico e tagliandosi sull’apice del filo tagliente.

Le attività tecniche, e le sommarie informazioni rese dai familiari e dai conoscenti della vittima, hanno delineato un quadro relazionale critico. L’indagata è stata descritta come una persona dotata di un temperamento forte, irascibile, possessiva e incline a scatti d’ira, durante i quali era solita aggredire verbalmente e fisicamente il compagno.

Sulla base di tali elementi, il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza per omicidio volontario, aggravato dalla convivenza. Il delitto è stato inquadrato come un atto scaturito da una repentina reazione violenta dell’indagata.

Il GIP ha ampiamente motivato l’esigenza cautelare basata sul concreto rischio di reiterazione del reato. Tale rischio, secondo il Giudice, si evince dai dati oggettivi dell’indagine: la personalità aggressiva e pericolosa della donna si riflette in una manifesta incapacità di contenere i propri impulsi violenti. Questa totale assenza di freni inibitori sarebbe dimostrata in primo luogo dall’efferata gravità intrinseca del gesto omicidiario, ma troverebbe solide radici anche nell’aggressività pregressa verso il compagno, confermata sia dai familiari della vittima che da soggetti terzi. Ne emerge il ritratto di una personalità capace di alternare momenti di compostezza a repentine e totali perdite di controllo.

Di conseguenza il GIP ha ritenuto sussistente il rischio che l’indagata, emotivamente molto provata per l’accaduto, possa lasciarsi andare a nuovi episodi lesivi per l’incolumità altrui o propria disponendo la misura degli arresti domiciliari congiuntamente all’applicazione del dispositivo di controllo elettronico c.d. “braccialetto”.

Nella mattinata del 28 marzo, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Parma hanno rintracciato in provincia di Milano l’indagata che è stata arrestata. La donna, a cui è stata notificata l’ordinanza di misura cautelare, è stata sottoposta pertanto al regime degli arresti domiciliari, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che sarà fissato dal Giudice, interrogatorio nel corso del quale potrà esplicitare la sua versione dei fatti.

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