Di Luca Franceschi
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I componenti delle forze di opposizione della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai hanno rassegnato, con effetto immediato, le dimissioni collettive dall’organismo. La decisione rappresenta un atto politico dettato dalla paralisi che, ormai da diversi mesi, impedisce alla Commissione di svolgere adeguatamente il proprio ruolo di garanzia istituzionale. Tale situazione è conseguenza diretta delle divisioni interne alla maggioranza di governo e di una gestione che ha progressivamente svuotato le funzioni dell’organismo.
Questa scelta è maturata dopo mesi di appelli rimasti inascoltati rivolti ai Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Gli oppositori sottolineano come la decisione arrivi nonostante il richiamo esplicito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché gli organi di garanzia del Parlamento potessero funzionare pienamente.
Secondo quanto evidenziato nel comunicato, le anticipazioni relative ai nuovi palinsesti Rai confermano un progressivo declino del servizio pubblico. Gli indicatori di crisi includono il calo degli ascolti e della credibilità, la riduzione del pluralismo e del merito nella selezione dei contenuti, l’aumento dei costosi contratti con risorse esterne, e il mancato rispetto delle disposizioni previste dal Media Freedom Act.
I rappresentanti dell’opposizione ritengono che la Commissione non possieda più le condizioni necessarie per esercitare adeguatamente la propria funzione istituzionale di vigilanza. Secondo il loro parere, mantenere la presenza all’interno dell’organismo equivarrebbe ad abdicare dalla funzione di controllo democratico e a convalidare un utilizzo sempre più orientato in senso partitico del servizio pubblico radiotelevisivo. Le dimissioni sono motivate dalla necessità di restituire ai cittadini una Rai che sia libera, autonoma e realmente pluralista.
Le dimissioni sono state sottoscritte dai capigruppo di opposizione della Commissione: Stefano Graziano del Partito Democratico, Dario Carotenuto del Movimento 5 Stelle, Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro di Alleanza Verdi e Sinistra, e Maria Elena Boschi di Italia Viva.
