(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«A Roma un’addetta alle pulizie del Circolo Canottieri, dopo vent’anni, viene licenziata perché avrebbe dato del tu a una socia. In Toscana tre cassieri Pam perdono il posto per un “test del carrello” con rossetti nascosti nei prodotti. Due vicende diverse, stessa logica: punire invece di tutelare.
Il lavoro viene trattato come colpa, non come diritto. Si licenzia per un pronome e per un tranello, e chi lavora viene messo alla porta senza reali garanzie. Oltre a essere sottopagati e licenziati, ora i lavoratori devono pure subire nuove forme di “punizioni” travestite da controlli.
E mentre tutto questo accade, il Governo discute di potere e premierati, non della dignità di chi manda avanti servizi e imprese ogni giorno. Io sto dalla parte di queste lavoratrici e di questi lavoratori. Non per solidarietà di rito, ma perché queste storie mostrano un Paese sbilanciato, dove il più debole paga sempre. Servono tutele certe, contratti stabili, regole chiare sulle procedure disciplinari.
Farò un’interrogazione al Governo per chiedere se ritiene accettabile che in Italia si possa perdere il lavoro per un pronome o per un rossetto nascosto in un carrello, e quali strumenti intenda mettere in campo per fermare queste pratiche. Perché se il lavoro non ha più dignità, non ce l’ha nemmeno il Paese.»
