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MPS – MEDIOBANCA * RISULTATI DELL’ESERCIZIO DI 6 MESI AL 31 DICEMBRE 2025: «UTILE NETTO A 623M (-6% A/A1) SU BASE RICORRENTE»

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19.21 - lunedì 9 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’Amministratore Delegato e Direttore Generale Alessandro Melzi d’Eril afferma: “In un periodo di inevitabile transizione, Mediobanca può far leva su business solidi e professionalità distintive, e prepararsi così a scrivere un nuovo capitolo della sua storia, avendo costruito nei suoi 80 anni di vita un patrimonio di fiducia unico nel panorama finanziario italiano. Investire sulle nostre persone e sul loro talento sarà la priorità di questo percorso, con l’obiettivo di confermarci partner di riferimento per gli imprenditori in tutte le loro esigenze finanziarie, dalla crescita dell’impresa alla gestione del patrimonio. Con questa determinazione e impegno, ci accingiamo ad iniziare l’esercizio 2026 in ripresa su tutto il franchise”.

Nei 6 mesi:

WM: TFA a €115 mld (+8% a/a1, stabili nel trimestre),

con €2,6mld di NNM di gestito nei 6 mesi;

CF: €4,9 mld nuovi prestiti (+12% a/a1) con redditività elevata

Ricavi: €1.786m (-3% a/a1) con la crescita di CF e INS, e stabilità del WM che compensano il minor CIB (in flessione vs. i livelli eccezionali del 2024)

CF +6%1, INS +14%1, WM –1%1, CIB –20%1

Cost/income: 46% (+3pp1 anche per misure di incentivazione)

Costo del rischio: 53 bps, con €164m di overlay residui (€25m utilizzati nel semestre)

Utile netto: €623m (-6% a/a1) su base ricorrente,

€513m dopo ~€110m di componenti one-off netti

DPS proposto: €0,63 (+13% a/a1), in pagamento ad aprile 2026

 

Nei 3 mesi:

Ripresa dei ricavi: €918m (+6% t/t2) con tutte le voci in crescita margine di interesse +1%2 per il maggior CF (+3%2) commissioni +6%2 per il maggior WM (+17%2)

Cost/income: 47%

Costo del rischio: 55 bps (con €13m overlays utilizzati nel trimestre)

Utile netto: ~€300m (-6% t/t1) su base ricorrente,

€221m dopo ~€80m di componenti one-off netti

CET13 in aumento al 16,4% (+130bps vs giugno, +60 bps t/t2)

con pay-out 100% e rivalutazione immobili (+70bps nell’ultimo trimestre)

 

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Il Consiglio di Amministrazione di Mediobanca, presieduto da Vittorio Umberto Grilli, ha approvato in data 9 Febbraio 2026 i risultati individuali e consolidati dell’esercizio (di 6 mesi) al 31 dicembre 2025, illustrati dall’Amministratore Delegato Alessandro Melzi d’Eril.
A partire dal 1 gennaio 2026 la rendicontazione seguirà il calendario solare (1 gennaio – 31 dicembre), allineato alla capogruppo MPS4.

Risultati consolidati
L’utile netto consolidato dei sei mesi si attesta su base ricorrente a 622,9 milioni, in calo rispetto allo scorso anno (-5,6%), con un ROTE del 12,8%5 e RoRWA5 del 2,7% (rispettivamente 14,2% e 2,9% nell’esercizio chiuso al 30 giugno scorso).

L’utile netto consolidato contabile è pari 512,6 milioni dopo aver recepito costi straordinari per 110,3 milioni collegati alle Offerte Pubbliche di Scambio (“OPS”) e all’allineamento ai criteri contabili di MPS (cfr infra). L’ultimo trimestre chiude con un utile netto di 221 milioni, dopo oneri non ricorrenti per 80 milioni.

L’andamento operativo riflette il momento di transizione derivante dal cambiamento intervenuto nell’ultimo semestre con l’entrata di Mediobanca a far parte del Gruppo MPS e l’insediamento del nuovo CdA il 28 ottobre 2025. A fronte di una vivace attività di finanziamento, sia nel credito al consumo che nei finanziamenti corporate, l’ultimo trimestre, in particolare, sconta la debolezza dei flussi del WM, per l’uscita di bankers e l’andamento dell’advisory nel CIB inferiore rispetto ai risultati record registrati lo scorso anno.

L’avvio di misure di incentivazione e retention sia nel WM che nel CIB sul finire dell’esercizio, attese proseguire nel 2026, hanno determinato un temporaneo aggravio del cost/income consolidato (46% nel semestre, +3 pp a/a, 47% nel trimestre, +3pp t/t).

Nel dettaglio nei 6 mesi, l’andamento commerciale vede:

4 In seguito al perfezionamento dell’acquisizione da parte di Banca Monte Paschi di Siena Spa del controllo di Mediobanca Spa, sono venute meno in capo a quest’ultima le condizioni per la qualifica di Capogruppo previste dalle vigenti disposizioni di vigilanza. Conseguentemente, a far data dal 15 settembre 2025, il Gruppo Mediobanca è stato cancellato dall’Albo dei Gruppi Bancari; Mediobanca è divenuta soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Banca Monte Paschi di Siena ed è entrata a far parte, insieme a tutte le sue controllate, del Gruppo Bancario Monte Paschi di Siena. Mediobanca è comunque tenuta alla redazione e pubblicazione dell’informativa di bilancio su base consolidata, con riferimento al perimetro dell’ex Gruppo Mediobanca in ottemperanza al disposto dell’art 27 del D.Lgs 127/1991 che conferma tale obbligo per quelle società controllate che abbiano emesso valori mobiliari ammessi alla negoziazione in mercati regolamentati italiani o dell’Unione europea.
5 Calcolato su utile rettificato annualizzato

aumento dei volumi creditizi (stock in crescita da 54,3 a 55,9 miliardi) in particolare nel Consumer (erogato a 4,9 miliardi; +12% a/a, stock a 16,7 miliardi +7% a/a), Corporate (stock a 20,9 miliardi; +1% a/a);

TFA a 115,3 miliardi (+3% nei sei mesi, stabili rispetto ai 115,9 miliardi di settembre). La crescita di 3,8 miliardi nei 6 mesi deriva per oltre la metà da effetto mercato (+1,8 miliardi) a fronte di un contributo delle nuove masse nette (1,4 miliardi) inferiore agli ultimi semestri (+4,8 miliardi nel secondo semestre 2024; 6,2 miliardi nel primo semestre 2025); l’andamento è particolarmente debole nell’ultimo trimestre con una NNM della divisione negativa per 1,1 miliardi, prevalentemente derivante dal segmento private domestico (-1,4 miliardi) e con una riduzione di Premier (205 milioni contro 1,1 miliardi nei primi 3 mesi dell’esercizio);

Investment Banking in riduzione, anche a causa del differimento al 2026 di alcune operazioni (soprattutto estere), penalizzato dal confronto con il record registrato nell’Advisory a fine 2024 (contributo di Arma e concomitanza di diversi big ticket in Mediobanca).

Guardando al dettaglio dei ricavi si osserva quanto segue:
il margine di interesse si attesta a 961,9 milioni con una buona tenuta rispetto allo scorso anno (978,9 milioni) nonostante il vistoso calo dei tassi di mercato (Euribor 3M medio: 126 bps a/a) e del restringimento degli spread commerciali nel Large corporate e nei mutui ipotecari; l’ultimo trimestre è in lieve ripresa rispetto al precedente (483,4 milioni rispetto a 478,5 milioni) per i maggiori volumi medi e una stabilizzazione del differenziale impieghi/raccolta. Nel dettaglio, il semestre vede un calo della reddittività degli impieghi (ROA: 5,12%, -59 bps a/a;
+5bps t/t) malgrado la tenuta del Consumer. Per contro il costo della raccolta è più resiliente (COF: 2,16%; -37bps a/a; -8 bps t/t) in particolare nella componente Wealth Management (COF: 1,45%; -42 bps a/a; -17 bps t/t) che riflette il ricorso a promo nel Premier ed a deroghe nel Private. Quanto al dettaglio per singolo comparto, il Consumer cresce da 557,4 a 600,9 milioni (+7,8% a/a; +2,6% t/t) beneficiando di maggiori volumi (+circa 670 milioni); il CIB sale da 161,6 a 170 milioni (+5,1% a/a; +1,4% t/t) per il maggior contributo del comparto Markets; il Wealth Management scende da 204,2 a 190 milioni (-7% a/a; +3% t/t); la Tesoreria chiude in negativo (-7,2 milioni) scontando la discesa dei tassi di mercato;
le commissioni e gli altri proventi netti concorrono per 477,8 milioni con una ripresa nell’ultimo trimestre (+5,7% t/t a 245,5 milioni) che tuttavia non va a colmare il calo del semestre rispetto allo scorso anno (-13%). A livello di business line il Wealth Management cresce (276,6 milioni;

+2,3% a/a +16,6 t/t), per il buon andamento delle management fees delle reti distributive (da 158,7 a 181,2 milioni; +14% a/a; +1,1% t/t) caratterizzate da maggiori masse medie a fronte di una marginalità stabile (98 bps); per contro calano le upfront (36,5 milioni; -27% a/a; +48% t/t) maggiormente legate al segmento Private (12,1 milioni; -54%) malgrado la ripresa nel trimestre (7,2 milioni contro 4,9 milioni); infine le banking fees contribuiscono per 58 milioni (+12,4% a/a;

+5,4% t/t). L’asset management contribuisce per 51 milioni (+29% a/a;), il dato include la consuntivazione delle performance dei fondi a fine anno (12,5 milioni) concentrata in Polus. Il CIB è in calo (146,4 milioni; -34%% a/a e -7% t/t), malgrado la stabilità dell’attività creditizia, per il normalizzarsi del contributo di Arma, caratterizzato lo scorso anno dai risultati eccezionali (80,8 milioni contro 43,4 milioni di quest’anno), e dell’advisory Mediobanca (78,3 milioni contro 42,3 milioni). Minore l’apporto del Consumer (77,2 milioni; -4% a/a e -4% t/t) che sconta l’incremento dei rappel riconosciuti;

i proventi da negoziazione si attestano a 69,9 milioni (42,7 milioni nel trimestre) con apporti di CIB per 40,9 milioni, dei dividendi ed altri proventi Principal Investing per 16,5 milioni e della Tesoreria per 8,6 milioni;
l’apporto all’equity method di Assicurazioni Generali è pari a 272,7 milioni (+20,3% a/a) con contributo trimestrale crescente (143,9 milioni contro 128,7 milioni) che riflette il miglioramento della performance in tutti i settori di business in particolare nel ramo Danni che ha beneficiato della minore incidenza delle catastrofi naturali; gli altri investimenti IAS28 concorrono per 3,7 milioni (3,6 milioni).

I costi di struttura salgono da 782,8 a 816,2 milioni (+4,3% a/a) con un’accelerazione nel secondo trimestre (+14,1% t/t a 434,9 milioni) per la normale ripresa delle attività dopo la pausa estiva e l’attivazione di misure di retention a favore dipendenti chiave; il costo lavoro sale del 4,5% (a 438,1 milioni) a fronte di 5.533 risorse, stabili nel trimestre; più contenuto l’incremento delle spese amministrative (+3,9% a 378,1 milioni) legato agli investimenti tecnologici e ai crescenti volumi retail. Il C/I consolidato sale al 45,7% (42,3% 12 mesi fa; 43,9% nel primo trimestre). A livello di singole Business Line: i costi del Wealth Management saldano a 335,6 milioni (+6,5% a/a e +10,5% t/t); quelli CIB a 198 milioni (+1,5% a/a; +25,1% t/t), quelli del Consumer a 204,5 milioni (+4,7% a/a ;+7,8% t/t); le Holding Functions si attestano a 77,4 milioni sostanzialmente stabili (77,5 milioni a dicembre 2024;
+15% t/t) con una componente delle strutture centrali pari al 6,5% del totale dei costi consolidati (7% lo scorso anno).

Le rettifiche su crediti sono pari a 144,8 milioni (+8,5% a/a, +9,2% t/t a 75,6 milioni) e riguardano pressoché integralmente il Consumer (143 milioni; +5,1% a/a; stabili trimestre su trimestre: 71,3 milioni contro 71,7 milioni). Il costo del rischio di Gruppo è pari a 53bps (+3 bps rispetto allo scorso anno; +9 bps rispetto ai 12 mesi chiusi a giugno, caratterizzati però da recuperi non ricorrenti da modelli) con un utilizzo di overlay contenuto (25,6 milioni nei 6 mesi e 12,9 milioni nel trimestre; stock residuo a 164,1 milioni) quasi integralmente riferibili al Consumer il cui COR salda a 175bps (-2 bps a/a; +2 bps s/s). L’apporto delle altre linee di business nel complesso è nullo, a fronte delle lievi rettifiche nel Corporate and Investment Banking (5,1 milioni, di cui 3,7 milioni nello Specialty finance) e Wealth Management (0,7 milioni) si registrano riprese nette nel portafoglio leasing in dismissione (+4 milioni).
Le valorizzazioni delle altre attività finanziarie e non finanziarie (-1 milione) includono gli effetti della valutazione al fair value degli immobili ex IAS40 (+1 milione) oltre a circa 2 milioni di rettifiche su titoli del banking book.

Gli altri utili e perdite (-4,5 milioni) riguardano principalmente il contributo straordinario versato al fondo di risoluzione dei depositi nazionale lo scorso dicembre (2 milioni) e gli effetti dell’aggiustamento attuariale delle contingent liabilities (2,6 milioni, in buona parte connessi ad Arma).
Le quote di competenza dei partners di Arma pari a 10,8 milioni rientrano nel risultato di pertinenza di terzi (13,5 milioni).

Nel semestre sono stati contabilizzati oneri straordinari per 133,2 milioni (110,3 milioni al netto delle tasse), di cui 88 milioni lordi e 81netti nel trimestre. Di tale importo:
63,5 milioni si riferiscono alla svalutazione attuata nell’ultimo trimestre di attività immateriali ai sensi dello IAS 36 relative ad avviamento e marchi, rilevata a seguito del processo di impairment, che riflette, con riferimento a due controllate estere, un approccio prudenziale nella valutazione delle prospettive di lungo periodo;

52 milioni sono costi direttamente o indirettamente attribuibili alle offerte pubbliche (di cui 7 milioni nel trimestre) e includono, oltre alla consuntivazione delle consulenze finanziarie, legali e altre spese dirette connesse alle operazioni MPS e Banca Generali (25,3 milioni), la consuntivazione dei piani di pagamento in azioni MB, l’estensione dell’assicurazione sulla responsabilità degli amministratori, l’attuazione di altre clausole contrattuali previste;
18 milioni sono le severance riconosciute ai manager apicali usciti o con i quali erano in corso a fine dicembre discussioni avanzate (inclusi i costi legali diretti).

In merito alla chiusura anticipata dei piani di Performance Share si precisa che a seguito della comunicazione dei risultati definitivi dell’Offerta Pubblica di Scambio di Banca Monte dei Paschi di Siena (11 settembre 2025) che ha sancito il controllo da parte della stessa su Mediobanca (change of control) sono diventate efficaci le modifiche al Piano di incentivazione di lungo termine 2023-2026 e ai Piani di performance shares, come approvate dal Consiglio di Amministrazione di Mediobanca nella seduta del 26 giugno 2025. Conseguentemente tutti i piani sono stati chiusi anticipatamente e 6.122.932 azioni sono state convertite in un importo in denaro pari a 122 milioni (il cui impatto è stato integralmente contabilizzato a conto economico o in contropartita del patrimonio netto nell’esercizio in approvazione) corrispondente alla media del valore dell’azione Mediobanca calcolato durante il periodo di adesione all’Offerta BMPS (€ 19,9216). Specularmente Mediobanca si libera dall’impegno di consegnare ai dipendenti 6,1 milioni di azioni già presenti nel bilancio della Banca tra le azioni proprie6.
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Relativamente alle poste patrimoniali, il totale attivo si attesta a 106 miliardi (104 miliardi lo scorso giugno, 105 miliardi lo scorso settembre):

gli impieghi alla clientela salgono a 55,9 miliardi (+2,8% rispetto a giugno, +2,6% rispetto a settembre) trainati dalla crescita del Consumer Finance (16,7 miliardi, +3,8% rispetto a giugno,
+2,2% t/t) e dalla ripresa del Corporate and Investment Banking (20,9 miliardi, +3,7% rispetto a giugno, +5,4% t/t) che risente positivamente di Large Corporate (17,5 miliardi, +2,9% rispetto a giugno, +3,2% t/t) e Specialty Finance (3,4 miliardi, +7,7% rispetto a giugno, +18,4% t/t); in leggera crescita anche il Wealth Management (17,8 miliardi, +1,2% rispetto a giugno, +0,2% t/t);
il portafoglio titoli nel banking book si mantiene sostanzialmente stabile, con un valore complessivo pari a 12,3 miliardi, suddiviso tra il portafoglio HTC&S (4,9 miliardi), quello HTC (6,5 miliardi) e quelli designati in Fair Value Option (0,9 miliardi). I titoli di Stato costituiscono circa tre quarti del portafoglio, per un totale di 8,3 miliardi, con una duration media pari a 2,9 anni. Di questi, 5,7 miliardi sono rappresentati da titoli italiani (con una duration media di 2 anni). La riserva OCI si conferma a 68,4 milioni, mentre le plusvalenze latenti del portafoglio HTC si incrementano a 127,9 milioni;

gli impieghi netti di tesoreria calano a 7,8 miliardi (10,7 miliardi a giugno, 10,9 a settembre) per il progressivo utilizzo dell’eccesso di liquidità accumulato alla fine dello scorso esercizio. La cassa, i conti correnti e le disponibilità presso la BCE saldano a 2,2 miliardi. Nel complesso, gli indicatori di liquidità si confermano pienamente in linea con i requisiti regolamentari vigenti;
la raccolta complessiva si attesta a 70,8 miliardi (+0,2 miliardi nel semestre, -0,5 nell’ultimo trimestre), con uno stock di raccolta cartolare pari a 31,2 miliardi (-0,4 miliardi nel semestre, – 0,1 nell’ultimo trimestre), depositi per 30,3 miliardi (-0,1 miliardi nel semestre, -0,8 nell’ultimo trimestre), e una raccolta interbancaria di 9,2 miliardi (+0,7 miliardi nel semestre, +0,4 nell’ultimo trimestre), in larga parte secured. Nel semestre si segnalano l’emissione di covered bond per 1,2 miliardi (Euribor 3 mesi +58 bps), senior preferred per 1,1 miliardi (Euribor 3 mesi
+104 bps) e collocamenti su reti bancarie terze per circa 0,4 miliardi (Euribor 3 mesi +96 bps);

6 In base alle regole contabili (IFRS2) è stata imputata a conto economico la componente originariamente calcolata alla data dell’assegnazione non ancora iscritta a costo (per un impatto lordo di 19 milioni) mentre la differenza tra valore originario e fair value è iscritta a patrimonio netto (71 milioni) unitamente alla quota dei contributi previdenziali; tutte le poste sono fiscalmente deducibili. L’impatto complessivo dell’operazione è di poco superiore ai 100 milioni La conversione in cassa delle performance share libera Mediobanca dall’impegno di consegnare ai dipendenti 6,1 milioni di azioni già iscritte in bilancio della Banca tra le azioni proprie (6,7 milioni di azioni iscritte tra le riserve negative per circa 103 milioni con un valore corrente di circa 124 milioni).

le Total Financial Assets (TFA) si attestano a 115,3 miliardi (verso i 112,1 miliardi di giugno 25 e i 115,9 di settembre 2025); con una quota AUM pari a 53,9 miliardi (+6,8% nel semestre, +1,3% t/t) e AUA a 31,1 miliardi (-0,6% nel semestre, -1,5% t/t). La raccolta netta (NNM) trimestrale è stata negativa (-1,1 miliardi) per i citati deflussi in MBPrivate (-1,4 miliardi) e portano il dato semestrale a +1,4 miliardi; le AUM hanno evidenziato comunque una raccolta netta positiva (+0,5 miliardi nel trimestre e 2,6 miliardi nel semestre) mentre calano le AUA (-814 milioni e -1,1 miliardi rispettivamente) ed i depositi (-807 milioni e -86 milioni rispettivamente); l’effetto mercato è positivo pari a 1,8 miliardi nel semestre (479 milioni nel trimestre). Le TFA del Private saldano a 49,3 miliardi (+0,1 miliardi nel semestre, -1,1 miliardi t/t), di cui 37,3 miliardi di raccolta indiretta; quelle Premier saldano a 50,2 miliardi (+2,3 miliardi nel semestre, +563 milioni t/t) di cui 31,9 di indiretta; le TFA lorde dell’Asset Management salgono a 33,3 miliardi stabili di cui 17,5 collocati dalle reti e 15,8 a clientela istituzionale (+5,1% nel semestre, -0,5% t/t);

il CET13 ratio sale al 16,4%, in crescita di circa 130bps rispetto al 30 giugno scorso e di circa 60bps rispetto a settembre. Nei sei mesi si registrano i benefici dall’aggiornamento del modello PD Corporate (+55bps), il ripristino della quota di buy back precedentemente dedotta (+95bps), la rivalutazione al fair value degli immobili strumentali e di investimento (+70bps); per contro la crescita organica degli RWA assorbe circa 10 bps e si scontano gli effetti patrimoniali della chiusura anticipata dei piani di pagamento in azioni (-25bps) e dell’affrancamento della riserva extra profitti 2023 (-15bps), oltre alle maggiori deduzioni di Assicurazioni Generali (-55bps). Nullo il contributo da autofinanziamento, essendo il pay-out pari al 100%; il Total Capital ratio sale al 18,7%;
il leverage ratio si mantiene stabile al 7,2% e l’indice MREL7 è pari al 43% degli RWA e al 19% delle esposizioni LRE (a fronte di requisiti minimi fissati per il 2025 rispettivamente pari al 23,92% ed al 6,03%).
L’attività di armonizzazione delle politiche contabili a quelle della Capogruppo applicate da Mediobanca e dalle sue controllate ha riguardato:

attività materiali (iscritte in precedenza al costo): gli immobili ad uso funzionale (IAS16) sono stati rivalutati in base al modello di rideterminazione del valore, gli immobili ad uso d’investimento (IAS40) in base al metodo del fair value. L’allineamento ha comportato l’iscrizione di maggiori valori per 572 milioni (411 milioni al netto dell’effetto fiscale), di cui 329 milioni (235 milioni) relativi agli immobili ex IAS16 e 244 milioni per quelli ex IAS40 (176 milioni); il maggior valore rilevato al 31 dicembre 2025 è stato iscritto in contropartita del patrimonio netto per 411 milioni;
coperture di cash flow hedge per circa 4,9 miliardi di nozionale sono state sostituite dalle relazioni macro ex art. 81A IAS39; questa operazione non ha comportato impatti a conto economico ed ha contribuito a semplificare l’attività operativa nonché a ridurre ulteriormente la sensitivity al tasso di Mediobanca.
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7 Dati al 30.09.25

Risultati divisionali

1. Wealth Management8: TFA stabili a €115mld con €2,6mld di raccolta netta di gestito nei 6 mesi. Ricavi dei 6 mesi a €473m sugli stessi livelli dello scorso anno e in ripresa nei 3 mesi (+11% t/t). Utile netto a €93m (-16% a/a) per la maggiore incidenza di costi e incentivazioni. RORWA 2,7%.
Il semestre di transizione registra talune uscite di bankers, con deflussi di masse concentrati nella parte finale dell’esercizio, e un rallentamento degli ingressi di nuovi professionisti. I mercati finanziari hanno viceversa supportato le valutazioni degli asset creditizi e azionari. Sul finire del 2025 sono state avviate specifiche misure di retention dei bankers, che proseguiranno nel 2026 unitamente alla ripresa dell’attività di recruitment, con la prospettiva di riportare la divisione sul percorso di crescita coerente con il posizionamento ed il brand di Mediobanca.

Guardando all’andamento commerciale del semestre si osserva quanto segue:

raccolta netta (NNM) pari a 1,4 miliardi nel semestre, in calo rispetto allo scorso anno (4,8 miliardi) per effetto di 1,1 miliardi di deflussi registrati nell’ultimo trimestre a seguito delle sopracitate uscite di bankers. Il mix di raccolta si concentra nella componente di AUM, con afflussi positivi per 2,6 miliardi nei sei mesi (di cui 1,7 miliardi sulla clientela WM e 0,9 miliardi sulla clientela istituzionale), in parte compensati da deflussi di AUA (1,1 miliardi) e depositi stabili. Solida dinamica nel Premier (1,3 miliardi di raccolta netta, di cui 0,2 nell’ultimo trimestre), in particolare nell’AUM, mentre il Private Banking ha risentito maggiormente dell’incertezza del contesto societario con 0,8 miliardi di deflussi nel semestre (1,4 miliardi nell’ultimo trimestre), in particolare sul mercato domestico;
continua lo sviluppo del modello di Private Investment Banking, con circa 460 milioni di raccolta netta derivanti da eventi di liquidità originati nei sei mesi nel Private;

la struttura distributiva si attesta a 1.365 unità dopo 28 uscite nette nel semestre (8 nel Private e 20 nel Premier), concentrate in particolare nell’ultimo trimestre. A fine dicembre, la rete consta di 140 banker nel Private banking (95 MB Private Banking e 45 CMB) e di 1.225 professionisti nel Premier suddivisi in 521 bankers e 704 consulenti finanziari, operanti su 95 filiali e 116 punti vendita.
Relativamente all’offerta prodotti, il segmento Private ha mantenuto il suo focus sull’offerta sia nei Private Markets (raccolta di 206 milioni nel semestre) che nelle gestioni patrimoniali, inclusi i Customized Managed Accounts, che consentono elevata personalizzazione. In riduzione i collocamenti di certificates (370 milioni contro 921 milioni nel semestre precedente e poco più di un miliardo lo scorso anno) condizionati dal contesto di mercato, fattore che ha determinato una riduzione delle upfront fees.
Quanto al segmento Premier è continuato il collocamento dei fondi in delega di gestione di Mediobanca SGR in partnership con primari Asset Manager internazionali. Si sono conclusi collocamenti di fondi target maturity, tra cui Mediobanca Selezione Cedola III edizione e RAM High Income Credit Opportunities TMF 2030, ed è proseguito il collocamento di gestioni patrimoniali e di titoli (inclusi oltre 400 milioni di BTP Valore).

Nell’Asset Management Alternative, Polus ha raggiunto un patrimonio gestito di 10,6 miliardi (+0,4 miliardi nel periodo). Nel semestre si segnala il lancio del CLO XX in Europa (450 milioni) ed il

8 Include il segmento Premier Banking (Mediobanca Premier), il Private Banking (MBPB, CMB), l’Asset Management (MB
SGR e MB Management Company, Polus Capital, RAM AI), nonché le attività di Spafid.

superamento dell’obiettivo target per il primo fondo Special Situations (+150 milioni, stock di quasi 900 milioni). RAM AI ha registrato flussi in entrata costantemente positivi nei sei mesi, con il patrimonio gestito che ha superato i 2 miliardi, in aumento di oltre 250 milioni.

Le attività gestite per conto della clientela (TFA) saldano a 115,3 miliardi (+7,9% a/a; -0,5% t/t) inclusi 1,8 miliardi di effetto mercato; in particolare la componente qualificata (AUM) sale a 53,9 miliardi (+11,8% a/a; +1,3% t/t) trainati da MB Premier (20,3 miliardi +20% a/a; +3,4% t/t); le AUA saldano a 31,1 miliardi (+2,3% a/a; -1,5% t/t). I depositi saldano a 30,3 miliardi (+7,4% a/a; -2,6% t/t). Il Private contribuisce alle TFA per 49,3 miliardi (50,4 a settembre), di cui 37,3 di AUM/AUA (+1,3% a/a; -1,9% t/t) e 12 di depositi; Premier salda con 50,2 miliardi di TFA, di cui 31,9 di AUM/AUA (+18,5% a/a; +3,2% t/t) e 18,3 di depositi. L’Asset Management si incrementa di circa 1 miliardo nel semestre con uno stock a 33,3 miliardi di cui 17,5 collocati all’interno delle reti distributive.
L’utile netto salda a 93,1 milioni (-15,8% a/a) dopo ricavi pressoché stabili a 473 milioni (-1,5% a/a;) e costi in aumento a 335,6 milioni (+6,5% a/a;) che portano il C/I al 71% e il RORWA al 2,7%. L’ultimo trimestre vede una ripresa dell’utile netto (49,1 milioni, +11,6% t/t), con maggiori ricavi (248,7 milioni,
+10,9% t/t) e maggiori costi (176,2 milioni, +10,5% t/t). Nel dettaglio:

il margine di interesse si attesta a 190,0 milioni (-7% a/a), con una flessione della redditività degli impieghi solo parzialmente compensata dall’incremento dei volumi. In particolare, il segmento Private sconta la maggior esposizione al rischio tasso e le maggiori richieste di remunerazione dei depositi, in un contesto competitivo intenso; l’ultimo trimestre si attesta a 96,2 milioni, in lieve ripresa (+2,6% t/t);

le commissioni saldano a 276,6 milioni (+2,3% a/a) con l’ultimo trimestre in crescita del 16,6% t/t a 148,9 milioni. Le management fees del franchise si attestano a 181 milioni (+14% a/a, con l’ultimo trimestre stabile) con un ROA stabile di 98 bps; le upfront (36,5 milioni) pur se in calo su base annua (-27% a/a) beneficiano di una ripresa nel trimestre (+48%); le banking fees (58 milioni) salgono sia su base annua (+12,4% a/a) che nel trimestre (+5,4% t/t); il contributo delle fabbriche sale da 40 a 51 milioni;
I costi di struttura salgono da 315,1 a 335,6 milioni (+6,5% a/a) con un C/I in crescita al 71% (66% lo scorso anno); il costo del lavoro aumenta a 181,8 milioni (+8,5% a/a) con una crescita che sconta le misure di retention finora adottate. I costi amministrativi salgono a 153,8 milioni (+4,2% a/a;) sulla scorta dei costi informatici ordinari, delle campagne di comunicazioni e delle spese connesse alla rete di filiali; l’ultimo trimestre vede un aumento del 10,5% t/t; più accentuato sulle spese del personale (+14,1% t/t) rispetto alle spese amministrative (+6,4% t/t);

le riprese nette di valore su crediti si attestano a 0,7 milioni.

Gli impieghi creditizi saldano a 17,8 miliardi (+1,2% da giugno, stabili rispetto settembre); la quota di mutui ipotecari è pari a 13 miliardi (+1,2%) con un erogato del semestre salito a 736,1 milioni (+12,9%) che fronteggia rimborsi per 676,3 milioni (di cui 378,1 milioni anticipati); la quota Private salda a 4,8 miliardi, di cui 3,3 su clientela della CMB Monaco (+5,9%).

Le attività deteriorate lorde saldano a 192,7 milioni (+5,8 milioni da giugno) con un’incidenza sugli impieghi lordi del comparto pari all’1,1%; il tasso di copertura cala dal 44,1% al 41,9% (67% sulle sofferenze) determinando un incremento dello stock netto che passa da 104,5 a 111,9 milioni (lo 0,6% degli impieghi netti).

2. Corporate & Investment Banking9: ricavi dei 6 mesi a €357m (-20% a/a), utile netto pari a €93m (-36% a/a), con ultimo trimestre stabile a €45m. Ripresa dell’attività creditizia, debole l’M&A con buona pipeline per il 2026. RoRWA al 1,5%.
La divisione di Corporate & Investment Banking chiude un semestre caratterizzato da volumi di attività più contenuti rispetto al picco dello scorso anno nell’advisory, scontando in parte il differimento di alcune operazioni sul mercato estero. In ripresa l’attività creditizia e di capital market solutions, che nel primo trimestre erano state impattate dalla stagionalità estiva. Il calo dei ricavi è accompagnato da una stabilità dei costi, che riflettono misure di retention dei bankers.

Il mercato europeo dell’M&A ha chiuso il 2025 con i volumi delle operazioni annunciate in crescita del 31% rispetto al 2024 grazie ad un’accelerazione dell’attività nel secondo semestre. La crescita nei volumi ha beneficiato della maggiore attività degli operatori di private equity e della ripresa dell’attività strategica da parte delle corporate, ed è stata trainata dalle transazioni di grandi dimensioni. Il mercato italiano ha confermato la tendenza positiva osservata nei trimestri precedenti con un aumento del 34% nei volumi delle operazioni annunciate. Un aumento significativo dei volumi è stato osservato anche in Spagna (in crescita del 66%), in Francia (+42%) e in Germania (+28%), mentre nel Regno Unito la crescita è stata più moderata (+4%). In questo contesto di mercato, Mediobanca ha confermato il suo posizionamento di advisor di riferimento in Italia, partecipando alle più importanti operazioni annunciate, e ha rafforzato il profilo internazionale completando complessivamente 32 operazioni nel semestre. A livello europeo, Mediobanca ha consolidato la sua presenza nei principali mercati di riferimento, ed in particolare in Germania (due operazioni nel semestre) e Francia (tre operazioni). Nell’ambito della Digital Economy Mediobanca – con Arma Partners – ha completato 10 operazioni, mentre nell’ambito dell’Energy Transition ha preso parte a 9 transazioni annunciate sul mercato internazionale e domestico.

L’Equity Capital Markets sconta il protrarsi dell’estrema selettività degli investitori in particolare negli IPO, mentre il Debt Capital Markets è stato caratterizzato da una persistente liquidità dal lato degli investitori accoppiata a volumi di emissioni inferiori (specialmente nel mercato domestico) rispetto a quanto osservato nella prima metà dell’anno solare.
Nell’ambito dell’attività di Lending, l’elevata liquidità del sistema finanziario e la persistente concorrenza tra le banche hanno contribuito a mantenere i livelli di pricing compressi e, al contempo, il perdurare delle tensioni geopolitiche rallenta l’attività straordinaria delle aziende. In tale contesto, l’Istituto ha chiuso transazioni rilevanti sia nell’attività ordinaria (a supporto alla crescita organica e rifinanziamento di imprese domestiche ed internazionali) che nell’acquisition financing, nonché diversi mandati di debt advisory.

Nel semestre, Mediobanca ha mantenuto un ruolo di rilievo nelle aste dei titoli di Stato italiani, confermandosi tra i principali operatori nel mercato dei repack su titoli di Stato, distinguendosi per la forte capacità di trading e per l’approccio innovativo nella strutturazione delle operazioni.
L’attività di strutturazione ha visto il lancio di nuovi prodotti (certificati a leva, CLC repack e fondi a formula e BTP repack) e nuove asset class per business di arbitraggi che si adattano al contesto di bassa volatilità di mercato. Infine, una significativa crescita è stata realizzata nel collocamento di Certificates Equity (700 milioni), incrementando significativamente la propria market shares verso le reti terze e crescendo nell’attività “bespoke” con Family office e HNWI.

L’attività di intermediazione con la clientela istituzionale si conferma solida, con Mediobanca coinvolta in transazioni per un volume complessivo pari a 36 miliardi nel reddito fisso e 19 miliardi nell’intermediazione equity nel semestre.
Nel semestre i ricavi flettono a 357,3 milioni (-20,2% a/a), mostrando tuttavia una ripresa nell’ultimo
trimestre (+8,7% t/t) trainata in particolar modo da Markets e Lending. Il contributo Wholesale

9 Include il segmento Wholesale Banking e lo Specialty Finance (Factoring e attività core di leasing). Rispetto a giugno 2025
i dati sono stati riclassificati per lo spostamento di MBCS dal CIB al CF e dell’attività core del leasing da HF a CIB.

ammonta a 319,9 milioni nei 6 mesi (-22,5% a/a; 166,8 milioni nel trimestre +8,9% t/t) e lo Specialty Finance a 37,4 milioni (+7,7% a/a; 19,3 milioni nel trimestre, +6,6% t/t). Nel dettaglio:

il margine di interesse si attesta a 170 milioni (+5,1% a/a), con crescita del Lending Corporate (73,6 milioni; +3,2% a/a) grazie alla ripresa dei volumi a fronte di una sostanziale stagnazione degli spread creditizi; positivo il contributo del comparto Markets (63 milioni; +11,3% a/a) e Specialty Finance (33,8 milioni, +10,6% a/a). La crescita del margine di interesse si conferma anche nell’ultimo trimestre (+1,4% t/t), su tutti i comparti (Corporate Lending +3,9%; Markets +8,8%; Specialty Finance +3,6%).

le commissioni nette si attestano a 146,4 milioni (-33,8% a/a) con il calo dell’Advisory (108,4 milioni;
-39% a/a) in parte dovuto alla normalizzazione dell’apporto di Arma (43 milioni nel semestre contro 81 milioni il primo semestre dello scorso esercizio), e un contributo dell’ECM che si mantiene pressoché nullo. Il Lending concorre per 30,7 milioni (-1% a/a) e lo Specialty Finance salda a 3,6 milioni (-18% a/a). Il calo delle commissioni è proseguito anche nell’ultimo trimestre (-6,6% t/t), per effetto delle minori commissioni di Advisory (-17% t/t) dovute a ritardi nella chiusura di operazioni, solo in parte compensate dalla crescita del Lending (+67% t/t);
i proventi di tesoreria ammontano a 40,9 milioni, in diminuzione del 37% a/a per il minor contributo del segmento fixed income dell’area Markets, ma con una dinamica trimestrale positiva (proventi quasi triplicati rispetto allo scorso trimestre).

I costi di struttura si attestano a 197,9 milioni (+1,5% a/a), con un C/I al 55,4% in risalita per la predetta dinamica dei ricavi; il costo del lavoro (113,0 milioni +0,5% a/a) si mantiene sui livelli dello scorso anno alla luce di maggiori accantonamenti per trattenere le figure chiave; le spese amministrative si incrementano a 84,9 milioni (+2,9% a/a), con una quota di spesa IT in crescita per l’ingresso in produzione dei progetti dei trimestri precedenti; sostanzialmente stabili le altre componenti. La dinamica trimestrale mostra costi in crescita del 25,1% t/t con la consueta stagionalità accentuata dagli incentivi ai banker.
L’utile netto salda a 92,5 milioni (-35,7% a/a; 44,6 milioni nell’ultimo trimestre, -6,9% t/t), che si riflette in un RORWA pari all’1,5%, e beneficia della riduzione degli RWA di circa 1,7 miliardi avvenuto nel primo trimestre a seguito dell’aggiornamento del modello PD large corporate.

Gli impieghi alla clientela si attestano a 20,9 miliardi (+3,7% rispetto allo scorso giugno) con una crescita che si concentra nell’ultimo trimestre (+5,4% QoQ) e riguarda tutti i comparti: il Wholesale Banking passa da 17 a giugno a 17,5 miliardi (di cui 14 miliardi di Lending e Finanza Strutturata); il Factoring, che beneficia della stagionalità di fine anno, si attesta a 2,7 miliardi (+9,4%, da 2,4 miliardi); infine, gli impieghi core del Leasing crescono del 2,3% (da 745,8 a 763,2 milioni).
Le attività deteriorate lorde saldano a 37,2 milioni con un Gross NPL ratio contenuto (0,2% dello stock) e un tasso di copertura pari al 71,1%.

3. Credito al Consumo10: ricavi semestrali in ulteriore crescita (€678m, +6,2% a/a) sostenuti dalla solida dinamica del margine di interesse (+7,8% a/a) e degli erogati (€4,9mld, +12% a/a); costo del rischio sotto controllo (175bps contro 177bps lo scorso anno). RORWA al 3,0%
La divisione di Consumer Finance prosegue secondo un approccio multicanale rivolto allo sviluppo della distribuzione diretta e digitale. Il semestre vede anche una significativa ripresa dei volumi di prestiti personali originati da banche, pressoché raddoppiati, per il maggior apporto

10 Include Compass e le sue controllate. Rispetto a giugno 2025 i dati sono stati riclassificati per lo spostamento di MBCS dal CIB al CF.

della rete MPS. La divisione si conferma motore del margine di interesse di Mediobanca con un costante presidio dei rischi.

Riguardo al valore della nuova produzione, in termini di profilo di rischio e redditività elevata e sostenibile, si registrano:

impieghi pari a 16,7 miliardi con un rendimento in crescita, che ha favorito un incremento del 7,8% del margine di interesse a 601 milioni, con l’ultimo trimestre che ha superato la soglia dei 300 milioni;

costo del rischio sotto stretto controllo (175bps) grazie alle comprovate capacità di valutazione dei rischi di Compass, con un modesto utilizzo di overlays (23 milioni nel semestre e 12 milioni nel trimestre);

RORWA in aumento al 3,0% grazie alla crescita dell’utile netto ed alla gestione degli RWA.
Il mercato del credito al consumo ha registrato nel 2025 una crescita del 6,7% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore complessivo di 60,9 miliardi erogati. La performance positiva del comparto è stata trainata dai prestiti personali (+9%) e dalla Cessione del Quinto dello Stipendio/Pensione (+10%). Compass, nel 2025, è cresciuta dell’8,1%, con una quota pari al 13,8% del mercato.
Nei 6 mesi Compass ha erogato 4,9 miliardi di euro (+12,2% rispetto a dicembre scorso), con un contributo positivo da parte di tutte le linee di prodotto. I prestiti personali rappresentano il principale driver di crescita e aumentano del 15,5%, passando da 2,0 a 2,3 miliardi, trainati sia dal canale diretto (+5,6%, da 1.552,8 a 1.639,4 milioni) sia – soprattutto – dalla forte ripresa del canale bancario (+96,7%, da 228,1 a 448,6 milioni), che beneficia dell’ingresso nel perimetro del Gruppo MPS. L’erogato BNPL continua a crescere in modo sostenuto, raggiungendo 433,4 milioni (+38,6%); in aumento anche i prestiti auto (+4,5%, da 703,9 a 735,3 milioni) e i prestiti finalizzati (+1,1%, da 607,1 a 613,7 milioni).

La crescita dei ricavi del 6,2% a/a (677,5 milioni, con l’ultimo trimestre +2,1% a 342,2 milioni) è supportata dal forte contributo del margine di interesse e da una dinamica dei volumi particolarmente robusta; in dettaglio:
il margine di interesse segna un nuovo record di poco superiore ai 600 milioni, in crescita del 7,8% rispetto allo scorso anno (557,4 milioni) in progressione trimestre dopo trimestre (+2,6% t/t a 304,3 milioni); la buona performance riflette la crescita degli impieghi e la tenuta dei rendimenti;
le commissioni flettono del 4,3% a/a (77,2 milioni con l’ultimo trimestre -3,6% t/t a 37,9 milioni): il crescente contributo dell’attività Heylight (+18% a/a e t/t) non compensa i maggiori rappel connessi ai volumi di erogato canalizzati su reti bancarie ed il calo dei proventi assicurativi.
I costi di struttura saldano a 204,5 milioni, in crescita sia rispetto allo scorso anno (195,2 milioni,
+4,7% a/a) che su base trimestrale (106,1 milioni +7,8% t/t). La variazione è riconducibile al costo del lavoro da 68,3 a 73,6 milioni (+7,8% a/a; +6,2% t/t) in relazione alla crescita della struttura (+22 FTE). I costi amministrativi crescono da 126,9 a 130,9 milioni (+3,1% a/a; +8,8% t/t) per effetto principalmente della componente tecnologica a seguito della crescita dei costi operativi legati ai volumi ed al recupero. Il rapporto costi/ricavi si conferma al 30% (31%).
Le rettifiche su crediti ammontano a 143 milioni (+5,1% a/a con ultimo trimestre stabile a 71,3 milioni), con un costo del rischio pari a 175 bps, in lieve riduzione (–2 bps), nonostante la continua crescita della quota di prestiti personali (cui è associato già in fase di erogazione un livello di accantonamenti più elevato) sul totale impieghi, grazie anche alle consuete cessioni di portafoglio nel secondo trimestre e a migliori performance di gestione. Gli overlay a fine dicembre ammontano a 123 milioni (-23 milioni nel semestre). Il costo del rischio gestionale11 è stabile rispetto allo scorso esercizio (da 193bps a 192bps).

L’utile netto si attesta a 221,3 milioni in crescita dell’8,2% a/a, in progressione anche nel trimestre
(112,4 milioni, +3,2% t/t).
Nel semestre gli impieghi alla clientela del Consumer Finance crescono del 3,8% (+2,2% nel trimestre), raggiungendo 16,7 miliardi. Gli impieghi in prestiti personali crescono del 4% nel semestre (da 8,1 a 8,4 miliardi) e del 2% nel trimestre, gli impieghi in cessione del quinto dello stipendio crescono del 5% nel semestre (da 1,9 a 2 miliardi) e del 2,6% nel trimestre, mentre il portafoglio complessivo evidenzia una composizione stabile e bilanciata.

Gli indicatori di qualità del credito rimangono solidi: le attività deteriorate lorde del comparto Consumer scendono a 888,6 milioni (-1% rispetto a giugno e -4% nel trimestre) grazie anche alle cessioni e alle politiche di write-off, con un’incidenza del 5% sugli impieghi lordi (–20bps rispetto a giugno). L’indice di copertura rimane robusto al 61,8%; le deteriorate nette risultano pari a 339 milioni, con un’incidenza del 2,03% degli impieghi netti. Le sofferenze nette risultano pressoché invariate a circa 5 milioni con un tasso di copertura del 92,5%. L’indice di copertura dei crediti in bonis rimane elevato al 3,11%.

4. Insurance: apporto agli utili consolidati per €266,6m (+10,9% a/a) – RORWA 3,8%
Il semestre chiude con un utile netto di 266,6 milioni (+10,9% a/a), con valorizzazioni ad Equity Method per 276,8 milioni (+19,9% a/a) e recepimento degli effetti a conto economico dei fondi e azioni (dividendi, incasso altri proventi e valorizzazione al fair value) positivo per 19,1 milioni (+9,4 milioni lo scorso anno); il RoRWA passa da 3,4% a 3,8%. La dinamica trimestrale vede un utile netto di 139,3 milioni in crescita del 9,4% t/t, sostenuto dalla crescita delle valorizzazioni ad Equity Method (+13,1% t/t).
Il contributo di Assicurazioni Generali sale da 226,7 a 272,7 milioni; gli altri investimenti ex IAS28 concorrono per complessivi 4,1 milioni (4,3 milioni lo scorso anno).

Gli incassi da dividendi ed altri proventi su fondi e titoli equity (inclusi tra gli altri ricavi) ammontano a 16,5 milioni (16 milioni lo scorso anno), di cui 5,2 relativi agli investimenti in fondi interni (cd. seed capital). La valorizzazione dei fondi al fair value è positiva per 2,3 milioni.

Il book value della partecipazione in Assicurazioni Generali aumenta da 3.906,8 a 4.157,9 milioni per effetto principalmente dell’utile di periodo (272,7 milioni, +20,3% a/a) parzialmente compensato dalle variazioni negative delle riserve di valutazione (-20 milioni) e delle altre riserve (-1,5 milioni). Il maggiore contributo a conto economico riflette il miglioramento del risultato operativo contabilizzato dalla Compagnia trainato principalmente dal segmento danni che ha beneficiato di una minore incidenza catastrofale.
Gli altri titoli crescono a 793,0 milioni e riguardano fondi per 579,5 milioni (dopo investimenti netti pari a 9,8 milioni e variazioni positive di fair value per 9 milione) e titoli azionari per 213,4 milioni.

11 Costo del rischio gestionale effettivamente osservato ex-overlays, senza considerare gli accantonamenti
esclusivamente dovuti all’aggiornamento del modello IFRS9 (a PD e LGD invariate).

5. Holding Functions12: risultato in calo per la discesa dei tassi.
Il semestre registra una perdita netta di 51,7 milioni (-33,5 lo scorso anno), di cui 45,3 milioni relativi all’ultimo trimestre. Il margine di interesse è negativo per 5,0 milioni (+36,5 milioni lo scorso anno) collegato alla forte riduzione dei tassi di mercato tenuto conto del progressivo utilizzo dell’eccesso di liquidità e della resilienza del costo della raccolta. I proventi da tesoreria aumentano da 5,6 a 8,6 milioni grazie alla gestione del portafoglio di proprietà.

I costi di struttura sono stabili rispetto allo scorso anno a 77,4 milioni, di cui 53,2 relativi a quelli centrali (+3% a/a) pari al 6,5% del totale consolidato (7% lo scorso anno). Il costo del lavoro registra un decremento dell’1,3% rispetto allo scorso anno (da 68,4 a 67,5 milioni), ma risulta in crescita nell’ultimo trimestre comportando un aumento dei costi di struttura del 15% t/t.
A fronte della riduzione degli impieghi Leasing in run – off sono contabilizzate riprese di valore per 4 milioni (+1,9 milioni lo scorso anno). Negli altri utili (6,3 milioni) rientra il rilascio di DTL iscritte a seguito dell’introduzione del Principio contabile IAS 39 e per le quali sono decorsi i termini di accertamento (+10 milioni) in parte assorbiti dal contributo straordinario al FITD (2 milioni) ed altre perdite operative.

La posizione ALM si conferma equilibrata, con indicatori regolamentari stabili: MREL: 43%; LCR: 161%; NSFR: 115%.

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Mediobanca S.p.A

Mediobanca chiude l’esercizio di 6 mesi con un utile di 485,7 milioni, in calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (662,2 milioni); l’Istituto sconta, oltre ad un calo dei ricavi (-8,8%; da 1.006,2 a 917,3 milioni), costi non ricorrenti (120,9 milioni), legati al processo di impairment di due partecipazioni estere oltre agli oneri direttamente o indirettamente attribuibili alle OPS (64,9 milioni, 43,4 milioni al netto dell’effetto imposte).

Il risultato netto operativo, depurato delle predette partite straordinarie, si attesta a 606,6 milioni e resta inferiore allo scorso anno (-8,4%); l’andamento dei ricavi riflette il calo dei tassi sul margine di interesse (-35,6% a/a) e minori commissioni dall’attività di M&A e Private banking, non compensate dai costi (+1,1% a/a) la cui traiettoria sconta la normale attività e le prime misure per contrastare l’uscita di dipendenti chiave.

Il risultato della valutazione a equity method, che da questo esercizio incorpora anche gli effetti delle controllate, passa da 559 a 608,9 milioni; di questi 272,7 milioni riguardano Assicurazioni Generali; l’apporto delle controllate è pari a 332,5 milioni, di cui 218,3 da Compass, 49,6 da MB Premier e 22 da CMB.

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12 Include l’attività di Tesoreria, inclusa la gestione del banking book e del funding, le funzioni centrali e le attività non core. Rispetto a giugno 2025 i dati sono stati riclassificati per lo spostamento dell’attività core del leasing da HF al CIB, restando in Hf solo quella non core (portafoglio di 340,3 milioni).

Il percorso di sostenibilità
Nel corso del semestre, Mediobanca e le sue controllate hanno ulteriormente rafforzato il proprio impegno sui temi ambientali, sociali e di governance (ESG), consolidando l’integrazione dei fattori ESG nelle attività di business e nei processi decisionali.

Sul fronte ambientale, Mediobanca ha proseguito nel percorso di riduzione e compensazione delle emissioni, neutralizzando le emissioni residue di Scopo 1 e 2 (market-based) dell’esercizio 2024/2025, pari a 5.608 tonnellate di CO₂ equivalente, attraverso l’acquisto di crediti di carbonio certificati.

In ambito sociale, Mediobanca e le sue controllate hanno confermato il proprio ruolo attivo nella comunità, sostenendo iniziative a elevato impatto sociale. Tra queste si segnala la seconda edizione di Orizzonti, il progetto di reinserimento sociale per giovani detenuti realizzato in collaborazione con la Fondazione Francesca Rava, finalizzato a offrire nuove opportunità di crescita personale e professionale attraverso attività manuali ed educative. Nel semestre è stata inoltre avviata la partnership con l’Associazione San Fedele, impegnata nel contrasto alla povertà sanitaria e nel sostegno alle persone più fragili.

Con riferimento alla governance, l’Assemblea Straordinaria degli Azionisti del 1° dicembre 2025 ha approvato alcune modifiche allo Statuto sociale, tra cui l’inclusione di Mediobanca nel perimetro del Gruppo Monte dei Paschi di Siena e la variazione della data di chiusura dell’esercizio sociale, fissata al 31 dicembre, a supporto di un assetto di governance coerente con la nuova configurazione societaria.

Sul fronte operativo, si conferma una presenza significativa nel mercato ESG, con:

un’attività creditizia pari a circa 6 miliardi di stock ESG, di cui il 69% riferibile al CIB, il 19% al WM e il12% al Consumer Finance;
una quota dei fondi ESG (fondi qualificati ex SFDR Articoli 8 e 9) pari al 50% nel portafoglio della clientela della divisione WM;
un’importante attività di DCM, con la partecipazione a 22 operazioni ESG, tra cui 16 green bond, 3 sustainability-linked bond, 1 social bond, 1 sustainable bond e 1 blue bond, per un ammontare complessivo emesso superiore a 13 miliardi di euro dall’inizio del 2025.

* * *

Proposta di dividendo
Alla luce dei risultati, il Consiglio ha deliberato di proporre alla prossima Assemblea del 14 aprile, la distribuzione di un dividendo unitario di €0,63 per azione corrispondente ad un payout del 100% in pagamento ad aprile 2026 (data stacco 20/4, record date 21/4, data pagamento 22/4).

* * *

Prevedibile andamento della gestione
L’avvio del 2026 coincide con il cambio di esercizio sociale, che chiuderà il 31 dicembre.
Il primo trimestre dell’anno vede un andamento commerciale solido nel Consumer Finance, caratterizzato da livelli buoni di attività, con riflessi positivi sul margine di interesse.

Il franchise del Corporate & Investment Banking si conferma robusto con una buona pipeline per
l’anno in corso.
Nel Wealth Management è stata avviata una riorganizzazione che valorizzerà brand, competenze e specializzazione di Mediobanca. Prosegue la gestione attiva del periodo di transizione, anche con piani di retention.
Mediobanca aggiornerà le previsioni del Piano 25-28, in coerenza con la revisione delle linee guida strategiche del Gruppo MPS.

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