(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Non è caldo, è crisi climatica”, in azione Goletta Verde con un flash mob in navigazione lungo l’Adriatico:
l’urlo per il clima e l’appello al Governo Meloni. SOS al mare e in città: su scala nazionale, in assenza di un catasto ufficiale, Legambiente stima che il fabbisogno minimo sia di 5.900 rifugi climatici partendo dal modello Barcellona,
che salirebbero a 17.000 per una rete davvero capillare e accessibile a piedi in soli 10 minuti,
Legambiente: “Italia sempre più sotto scacco della crisi climatica. Cosa stiamo aspettando?
Al Governo chiediamo più interventi di mitigazione e adattamento, subito lo stanziamento dei fondi per far partire
il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e la definizione di una strategia nazionale
per i rifugi climatici nelle città prendendo come esempio l’esperienza avviata a Barcellona”
Nel grande week-end di caldo bollente, Goletta Verde di Legambiente entra in azione e lo fa con un urlo per il clima che parte dal mare. “Non è caldo, è crisi climatica” è quanto ha gridato a gran voce la storica imbarcazione di Legambiente in navigazione lungo l’Adriatico, diretta verso Pescara, dove il 28 e il 29 giugno farà tappa. Un monito sintetizzato anche nello striscione, esposto sulla Goletta, per lanciare un chiaro messaggio al Governo Meloni: “Non c’è più tempo da perdere servono più interventi di mitigazione e adattamento, lo stanziamento delle ricorse per attivare il piano di adattamento ai cambiamenti climatici, e la definizione di una strategia nazionale per i rifugi climatici in città. Cosa stiamo aspettando?”, sottolinea Francesca Cugnata, responsabile di Goletta Verde. Dalla tropicalizzazione del Mediterraneo alla secca del fiume Po, dalla fusione dei ghiacciai alpini in quota per arrivare alle ondate di calore nelle città e all’aumento degli eventi meteo estremi, l’Italia è sempre più sotto scacco della crisi climatica.
I dati messa in fila da Legambiente su mare e città parlano chiaro. Il primo campanello d’allarme arriva dal Mediterraneo. Secondo le foto satellitari del Marine Service information di Copernicus, rielaborate da Legambiente, a maggio 2026 la temperatura media mensile della superfice marina dell’Adriatico è stata di 18,3 °C, mentre a giugno (fino al 25/06) è salita a 23,3 °C. Anche il Tirreno non se la passa bene. A maggio la temperatura media della superficie delle acque è stata di 19,2 °C, mentre a giugno è stata di 24,3 °C. Altro segnale di allarme l’aumento delle specie aliene nel mediterraneo: dal pesce scorpione al barracuda al granchio blu, solo per citarne alcuni.
Un quadro a cui si aggiunge quella della città dove ad oggi i cittadini cercano ristoro nei rifugi climatici, che purtroppo sono in numero insignificante rispetto alle sempre più evidenti necessità. Il ritmo con cui crescono è troppo lento e l’Italia paga lo scotto della mancanza di una strategia nazionale sui rifugi climatici e dei necessari finanziamenti. A denunciarlo insieme a Goletta Verde è anche l’altra campagna nazionale di Legambiente “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, appena iniziata, e che invita a guardare come esempio Barcellona, da dove dal 2022 sono attivi molti rifugi climatici.
In Italia ad oggi nelle città osservate da Legambiente (Napoli, Milano, Roma, Terni, Bari, Torino, Firenze, Bologna) risultano almeno 280 luoghi censiti o assimilabili a rifugi climatici: 29 a Napoli, 116 a Milano, 3 a Terni, 19 a Torino, 26 a Bari, 53 a Firenze e 24 a Bologna. Per Roma non è disponibile un numero complessivo pubblico e verificabile (10 solo nel Municipio VIII). Su modello della città di Barcellona, sottolinea Legambiente, una rete minima proporzionata alla popolazione richiederebbe circa 705 rifugi climatici solo in questi 8 comuni. Su scala nazionale, in assenza di un catasto ufficiale e prendendo come modello Barcellona, il fabbisogno minimo può essere stimato in Italia, secondo Legambiente, in almeno 5.900 rifugi climatici, che salirebbero a quasi 17.000 per una rete davvero capillare e accessibile a piedi in soli 10 minuti, come nel caso di Barcellona.
“Parlare di crisi climatica – commenta Mariateresa Imparato, responsabile giustizia climatica di Legambiente – significa parlare anche di cooling poverty, ossia di povertà di raffrescamento. Un tema che con la nostra campagna Che Caldo che fa, giunta alla sua seconda edizione, stiamo affrontando nelle principali città italiane. Per questo tra gli interventi che chiediamo ai Comuni c’è anche quello di mappare, realizzare e promuovere una campagna informativa sui “rifugi climatici” organizzando in ogni quartiere centri di raffrescamento naturali e di comunità, valorizzando e attrezzando cortili, giardini scolastici e spazi pubblici ombreggiati per i mesi estivi. Parliamo di oasi di ristoro dal caldo, indispensabili per aiutare e dare sollievo a cittadini e cittadine, a partire dalle persone più anziane. Prossima tappa della nostra campagna il 30 giugno a Milano”.
