(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’Europa ha smesso di costruire piramidi organizzative e costruisce équipe multidisciplinari nelle quali gli infermieri rappresentano il motore della continuità assistenziale, accanto ai medici. Investire sugli infermieri vuol dire valorizzare anche il ruolo dei medici stessi oltre che la qualità delle cure.
In Italia, invece, il dibattito continua a concentrarsi quasi esclusivamente sugli accordi con la professione medica per le Case di comunità, lasciando ai margini la valorizzazione della professione infermieristica, da cui dipende come il pane il rilancio della sanità territoriale».
È quanto afferma il presidente del Nursing Up, Antonio De Palma, commentando la relazione della Corte dei Conti sul personale sanitario e l’accordo del Ministero della Salute per garantire la presenza dei medici nelle 1.038 Case di comunità.
Le ricerche internazionali dimostrano infatti che i modelli Nurse-Led “a vocazione infermieristica” riducono ricoveri evitabili e complicanze, consentendo una riduzione dei costi fino al 20%. I programmi infermieristici post-dimissione generano risparmi significativi, mentre una migliore gestione della cronicità riduce il ricorso improprio agli ospedali. L’Europa investe sugli infermieri perché ha compreso che rafforzare l’assistenza significa migliorare contemporaneamente qualità delle cure e sostenibilità economica.
La trasformazione è già realtà in numerosi Paesi europei. Nei Paesi Bassi il modello Buurtzorg ha rivoluzionato l’assistenza domiciliare affidando ai team infermieristici il coordinamento dei percorsi di cura. In Francia gli Infirmiers en Pratique Avancée (IPA) seguono i pazienti cronici in percorsi condivisi con i medici.
La Germania sviluppa le Community Health Nurses per rafforzare la medicina territoriale, mentre in Belgio crescono le nurse-led clinics. La Spagna amplia il ruolo degli infermieri nelle cure primarie, in Irlanda gli Advanced Nurse Practitioners rappresentano ormai una componente stabile dell’assistenza territoriale e nei Paesi nordici gli infermieri costituiscono il punto di raccordo tra medicina generale, assistenza domiciliare e servizi territoriali.
Modelli differenti, ma una visione comune: far crescere la professione infermieristica non significa ridurre il ruolo dei medici, bensì costruire un’organizzazione più moderna nella quale ogni professionista possa esprimere pienamente le proprie competenze rendendo più efficace l’intera équipe.
Secondo il sindacato, la vera riforma della sanità territoriale passa dalla costruzione di modelli organizzativi integrati, nei quali medici, infermieri e professionisti sanitari condividano la presa in carico del paziente. «Una Casa di comunità non è un edificio da riempire, ma un’organizzazione da costruire. Se vogliamo davvero salvare il Servizio sanitario nazionale dobbiamo smettere di progettare edifici e iniziare a progettare équipe», conclude De Palma.
