(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Presentato il 3° Rapporto Fnomceo-Censis «Le motivazioni soggettive dei medici nell’esercizio della propria professione». Vita da medico: la rifarei, malgrado sacrifici e difficoltà. Per il 67,7% dei medici la carriera gli ha imposto tante rinunce nella vita privata. Le donne convinte di dover affrontare più ostacoli dei maschi: lo pensa il 74,2% delle dottoresse, contro il 33,1% dei medici maschi. Per il 92,6% curare le persone senza discriminazioni è un modo per costruire una cultura di pace. La bussola resta il Codice deontologico: ne è convinto il 93,0% dei medici.
Sacrifici e difficoltà per tutti, di più per le donne. Per il 67,7% dei medici la carriera gli ha imposto tante rinunce e tanti sacrifici nella vita privata. A pensarlo il 72,1% dei medici di età fino a 49 anni, il 68,1% tra 50 e 59 anni e il 65,0% con almeno 60 anni. Però, il 74,2% delle donne è convinta che nella professione ci sono molti più ostacoli per loro rispetto agli uomini, ed è il 33,1% dei medici maschi a condividere tale affermazione. Inoltre, secondo il 73,1% delle dottoresse, per riuscire nella professione, le donne devono impegnarsi molto di più degli uomini, mentre è il 32,3% dei dottori a pensarlo. È quanto emerge dal 3° Rapporto Fnomceo-Censis dal titolo «Le motivazioni soggettive dei medici nell’esercizio della propria professione» realizzato dal Censis su un campione di 530 medici.
Il lavoro conta, ma la priorità va a famiglia e vita privata. Riguardo alla priorità della propria vita, il 62,7% dei medici intervistati indica famiglia e vita privata, il 27,5% la professione medica e il 9,8% il tempo per sé stessi e per i propri interessi, passioni, hobby. In sintesi, per il 72,5% dei medici, vita privata e tempo per sé stessi prevalgono sull’esercizio della professione medica. Importanti le differenze per età: famiglia e vita privata sono priorità per il 70,8% dei medici che hanno fino a 49 anni, per il 66,4% di quanti hanno un’età compresa tra 50 e 59 anni e per il 56,0% dei più anziani con almeno 60 anni.
Danno priorità alla professione il 16,2% dei medici fino a 49 anni, il 25,2% tra 50 e 59 anni e il 35,4% che hanno almeno 60 anni. Il tempo per sé stessi e per i propri hobby sono priorità per il 13,0% di quanti hanno fino a 49 anni, per l’8,4% tra 50 e 59 anni e per l’8,6% con almeno 60 anni. Rispetto al genere, famiglia e vita privata sono prioritari per il 59,0% degli uomini e il 69,4% delle donne, la professione per il 29,9% degli uomini e il 23,1% delle donne, il tempo per sé stessi, hobby, ecc. per l’11,0% degli uomini e il 7,5% delle donne. Il lavoro è al centro della vita per molti medici con età più alta e per i maschi.
Si diventa medico per vocazione e passione. Riguardo alle ragioni che hanno spinto i medici nella professione, il 57,0% indica la vocazione e la passione; il 49,1% il valore etico, cioè la possibilità di fare del bene agli altri; il 39,2% il proprio interesse per la scienza; il 25,1% la possibilità di avere relazioni significative con le persone; il 17,7% l’influenza familiare o di persone conosciute; il 15,3% esperienze di vita vissute o di cui ha preso conoscenza, con persone amate colpite da patologie o storie di malati ascoltate o lette. Le ragioni di natura economica, di prestigio o carriera sono indicate da quote inferiori di medici: il 12,3% indica il fatto che è una professione autonoma, la libera professione; il 10,6% la possibilità di guadagnare bene; l’8,1% il rispetto sociale.
Si continua a farlo bene per i risultati ottenuti. Rispetto alle motivazioni attuali indicate dai medici, quelle che ne incentivano ancora oggi il buon esercizio della professione, il 48,5% degli intervistati indica i risultati che ottiene, vale a dire le persone che cura, le sfide cliniche che affronta ecc.; il 35,3% la passione e la vocazione; il 33,0% la qualità delle relazioni con i pazienti; il 30,4% il senso di realizzazione personale; il 27,7% l’eticità, poiché può fare del bene a persone che soffrono; il 18,1% la varietà di sfide che affronta, il lavoro mai monotono. Inoltre, il 55,1% dei medici dice che c’è una certa coincidenza tra le motivazioni iniziali e quelle attuali, il 36,6% che c’è molta differenza, l’8,3% non ha idee precise.
Soddisfatti del percorso professionale fatto. Malgrado le carenze nella sanità e gratificazioni economiche e immateriali inadeguate, l’80,2% dei medici intervistati è soddisfatto del proprio lavoro, e lo è il 74,0% di quanti hanno fino a 49 anni, il 77,3% di chi è in età compresa tra 50 e 59 anni e l’85,2% di chi ha almeno 60 anni. Infatti, per l’83,0% dei medici la professione è stata ed è un modo per realizzarsi nella vita. E così è stato per il 79,9% di chi ha fino a 49 anni, per il 79,0% di età compresa tra 50 e 59 anni e per l’86,8% di chi ha almeno 60 anni. Inoltre, il 58,1% dei medici intervistati consiglierebbe ad un giovane di oggi di intraprendere il percorso per diventare medico. Lo farebbe il 49,4% dei medici fino a 49 anni, il 57,1% tra 50 e 59 anni e il 63,8% con almeno 60 anni.
Centralità della persona e dignità umana: vero baricentro della cultura professionale. Il 92,6% dei medici ritiene che curare le persone senza discriminazioni è un modo per costruire una cultura di pace. Il 91,7% pensa che promuovere la tutela della salute per tutti crea una buona convivenza e rafforza la democrazia. Inoltre, il 46,0% dei medici intervistati reputa importante fare volontariato in aree del mondo investite da crisi umanitarie per guerre, catastrofi naturali, povertà. Poi, il 94,3% dei medici ritiene che una sanità migliore richieda l’umanizzazione nella sanità, con più tempo e maggiori attenzioni nel rapporto con i pazienti. E, guida decisiva nell’attività medica sono, per il 93,0% dei medici intervistati, i valori del giuramento professionale e del codice deontologico.
Sfida Intelligenza Artificiale. Il 56,0% dei medici intervistati ha già utilizzato strumenti di IA nella sua attività clinica quotidiana. Benefici potenziali dell’IA sono, per il 44,9% dei medici, che può dare un notevole contributo alla riduzione dei tempi dedicati ad attività amministrative e burocratiche. Il 78,3% ritiene importante avere una formazione specifica sull’IA con riferimento ad aspetti etici e alle modalità di utilizzo. Effetti collaterali sono per il 34,9% dei medici il rischio che pazienti e familiari tendono a pensare di poter dialogare alla pari con i medici. Solo potendo dedicare più tempo alla relazione, secondo i medici, si potrebbe fronteggiare questa deriva negativa.
Meglio il lavoro autonomo.
Per l’81,5% dei medici intervistati il lavoro dipendente crea un eccesso di impegni burocratici, finendo per togliere tempo al rapporto con i pazienti. Ne è convinta una quota nettamente maggioritaria di medici trasversalmente all’età, all’anzianità di servizio e anche al genere. Inoltre, il 54,0% dei medici ritiene che con il lavoro dipendente ci sia il rischio di ridurre l’autonomia decisionale dei medici: anche questa opinione è condivisa da quote prevalenti in modo trasversale a età, anzianità di servizio e genere. L’ipotesi del lavoro dipendente non trova consenso tra i medici, e il rigetto è ancor più forte tra quelli impegnati sul territorio.
«Questi dati fotografano la professione medica: una professione che continua a garantire diritti, prossimità e cura, spesso pagando un costo personale molto alto» ha detto Filippo Anelli, Presidente della Fnomceo. «Il dato sulle donne, che ormai costituiscono la maggioranza dei medici attivi, ci richiama a una responsabilità ulteriore: una sanità – ma anche una società – giusta deve saper riconoscere e rimuovere le diseguaglianze che attraversano il lavoro professionale. Valorizzare pienamente le colleghe significa rendere più forte, più equa, più umana, ma anche più efficace ed efficiente, tutta la sanità».
Questi sono i principali risultati del 3° Rapporto Fnomceo-Censis «Le motivazioni soggettive dei medici nell’esercizio della propria professione» che è stato presentato oggi pomeriggio presso l’Accademia di San Luca a Roma, nell’ambito del Convegno Fnomceo «Il lavoro dei medici nell’Italia custodita dalla cura», da Sara Lena, Ricercatrice Area Consumi, mercati e welfare Censis e Francesco Maietta, Responsabile Area Consumi, mercati e welfare Censis e discusso tra gli altri da Orazio Schillaci, Ministro della Salute, Antonio Tajani, Ministro degli Esteri, Marcello Gemmato, Sottosegretario alla Salute, Francesco Zaffini, Presidente X Commissione Affari sociali Senato della Repubblica, Ugo Cappellacci, Presidente XII Commissione Affari sociali Camera dei Deputati, Francesco Rocca, Presidente Regione Lazio, Filippo Anelli, Presidente Fnomceo, Andrea Senna, Presidente Cao nazionale, Alberto Oliveti, Presidente Enpam, e Gerardo D’Amico, Giornalista Rai
