(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il 10 giugno 2025 il Comune di Rovereto ha siglato un pericoloso accordo con Confindustria Trento. Il testo del protocollo non è ancora disponibile, ma il comunicato di Confindustria è sufficiente per far comprendere la gravità di un accordo fatto passare invece come una “risposta unitaria all’emergenza casa”. Ecco quanto riportato sul sito di Confindustria:
Il protocollo, siglato dalla Sindaca di Rovereto Giulia Robol e dal Presidente di Confindustria Trento Lorenzo Delladio, prevede che il Comune metta a disposizione alcuni alloggi da destinare ai lavoratori delle imprese associate a Confindustria Trento: si parla di alloggi di proprietà del Comune ubicati sul territorio comunale, già idonei ad essere concessi in locazione, o che richiedono piccoli interventi di manutenzione per poter essere abitati. Al LINK
La Sindaca Giulia Robol ha ritenuto opportuno “omaggiare” Confindustria con diversi alloggi pubblici collocati sul territorio comunale e già idonei ad essere concessi in locazione o che richiedono solo lievi interventi di manutenzione, presentando la manovra come una “risposta concreta, innovativa e sostenibile nel fronteggiare l’emergenza casa per i lavoratori”. Improvvisamente non vigono più i regolamenti e le graduatorie che le istituzioni invocano quando una famiglia sotto sfratto chiede che venga tutelato il proprio diritto alla casa?
Se gli alloggi in oggetto richiedono solo piccoli interventi di manutenzione per poter essere abitati, perché la Comunità di Valle della Vallagarina, su richiesta del Comune di Rovereto, non ha pubblicato un bando di autorecupero, come quello che abbiamo più volte richiesto e che -almeno in parte- è stato approvato dal Consiglio Provinciale e attuato dal Comune di Trento? Perché non sono stati destinati a situazioni di emergenza abitativa? E se davvero l’obiettivo è fornire un alloggio a lavoratori e lavoratrici, perché l’accordo non ha coinvolto i sindacati dei lavoratori e degli inquilini? Forse il Comune di Rovereto considera gli industriali “proprietari” dei lavoratori e reputa quindi superflua qualunque forma di confronto con le organizzazioni sindacali?
Domande ad ora senza risposta, ma una cosa è certa: questo accordo supera a destra le politiche provinciali.
Più che ad una risposta all’emergenza casa, siamo in presenza di una vera e propria riproposizione di quelle politiche di privatizzazione del patrimonio edilizio pubblico già sperimentate a cavallo tra anni ‘80 e ‘90 che sono state tra le cause principali della nascita della crisi abitativa. Ogni precedente tentativo di privatizzazione – a partire dal fallimento del c.d. Housing Sociale – non ha infatti aumentato, ma diminuito il numero di alloggi disponibili per lavoratori e lavoratrici, mentre ha aumentato le possibilità di profitto per la rendita immobiliare.
Inoltre, non si può tacere il fatto che concedere al datore di lavoro non solo il controllo sul salario, ma anche il potere sull’abitazione dei propri dipendenti, equivale a mettere loro un cappio al collo, spacciandolo per salvagente. Come accade troppo spesso, soprattutto nel caso dei lavoratori migranti, questa strada apre a veri e propri ricatti: i datori di lavoro possono minacciare lo sfratto se i lavoratori e le lavoratrici osano far valere i propri diritti o rivendicare migliori condizioni di lavoro (e, viceversa, prospettando ritorsioni sul luogo di lavoro in caso di rivendicazioni legate alla propria condizione abitativa). Più che una risposta alla crisi abitativa, questa misura sembra quindi mirare a rafforzare il potere contrattuale delle imprese associate a Confindustria e a favorire i profitti del settore privato, dismettendo nel frattempo una parte del patrimonio pubblico. Il rischio concreto, dunque, è che l’emergenza abitativa si aggravi ulteriormente.
Alla luce di tutto ciò, esigiamo che il Comune di Rovereto e la Sindaca Giulia Robol facciano un passo indietro evitando così l’ennesimo attacco alle classi popolari. Se davvero si vuole intervenire sulla crisi abitativa, si assegnino gli appartamenti di proprietà del Comune sulla base di un bando di autorecupero (magari superando le criticità del bando promosso dal Comune di Trento), si realizzino delle strutture per nuclei familiari rimasti privi di alloggio e degli ostelli pubblici per lavoratori. In caso contrario, il Comune di Rovereto si dovrà assumere la responsabilità politica di aver promosso delle scelte che sacrificano lavoratori e inquilini sull’altare del profitto confindustriale.
Invitiamo già da ora ogni inquilinə, ed ogni lavoratricə che rischia di ritrovarsi senza un tetto a resistere, mobilitarsi e rendere pubblica la propria situazione pretendendo dalle istituzioni un’assunzione di responsabilità nei confronti della popolazione. Dal contesto trentino attuale emerge con sempre maggiore chiarezza che sono i padroni, insieme ai loro lacchè politici, a gestire il bene comune come se fosse una loro proprietà.
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Sportello Casa per Tutt*
