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REMIGRAZIONE E RICONQUISTA * NAPOLI: «ALTRO CHE “ACCOGLIENZA”, ALTRO CHE “MODELLI D’INTEGRAZIONE” CHE NON FUNZIONANO NEMMENO SULLA CARTA VETRATA»

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09.01 - sabato 25 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Remigrazione a Napoli: se non ora, quando? Mentre il resto d’Italia si perde nel brusio indistinto dei talk show, a Napoli ieri si è smesso di girare intorno al totem. Altro che “accoglienza”, altro che “modelli d’integrazione” che non funzionano nemmeno sulla carta vetrata. Al tavolo, organizzato dal Comitato Remigrazione e Riconquista, si è parlato di immigrazione e delle soluzioni per il domani dell’Italia e dell’Europa. Remigrazione, quindi, una parola che per gli antifascisti suona come una bestemmia in chiesa, ma che per chi ha ancora il senso della realtà è l’unica via d’uscita per non finire sommersi.

A fare gli onori di casa c’era Emmanuela Florino, portavoce partenopea del comitato. Ha aperto le danze senza troppi giri di parole: “Questa città, che è carne e sangue della civiltà mediterranea, non può e non deve diventare il terminal di uno sradicamento programmato”, ha detto.

Poi è stato il turno di Francesca Totolo. E qui i numeri si sono fatti lame. Dati alla mano, la Totolo ha smontato pezzo per pezzo il business del buonismo, svelando cosa si nasconde dietro i flussi che qualcuno vorrebbe farci digerire come ineluttabili. “La verità è che non c’è nulla di fatale: c’è una volontà politica e c’è, di contro, la nostra volontà di dire basta”, asserisce la giornalista.

Luca Marsella ha poi alzato il tiro, portando la discussione dove deve stare: sul piano dello scontro culturale. “Non si tratta di gestire l’ordinario – afferma il presidente del sodalizio Remigrazione e Riconquista- si tratta di invertire la rotta. La remigrazione non è una proposta, è un destino per chi vuole restare padrone in casa propria senza chiedere scusa a nessuno”. E la politica? Quella che di solito scappa, stavolta era presente e agguerrita. Il senatore leghista Gianluca Cantalamessa ha messo i puntini sulle “i” legislative: “Basta con la farsa dei permessi facili e delle espulsioni che restano nel cassetto”. Gli ha fatto eco il consigliere regionale Gennaro Sangiuliano, che ha sbattuto in faccia alla platea la realtà delle periferie campane, dove il “sogno multiculturale può diventare la stessa realtà delle banlineue che ha visto in Francia. È solo questione di tempo”.

Il punto è questo: a Napoli oggi è nato un asse che non guarda in faccia ai tabù del politicamente corretto. Hanno provato a convincerci che la sostituzione etnica fosse un destino, ma oggi abbiamo risposto che il ritorno a casa è un diritto. Per loro, e soprattutto per noi. Il messaggio è partito dal Golfo, ma la meta è chiara: riprendersi tutto. Cominciando dal diritto di non sparire.

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