(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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(Foto realizzata tramite l’Intelligenza artificiale)
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Continua l’assenza di notizie sulle condizioni, il luogo, la durata e soprattutto le motivazioni del trattenimento in Libia orientale di dieci componenti della missione umanitaria Maghreb Sumud Convoy, fermati mentre con un convoglio di centinaia di tecnici, sanitari, educatori portavano aiuti umanitari e competenze tecniche verso Gaza attraversando la Libia diretti in Egitto fino al valico di Rafah. Due le persone italiane coinvolte, Leonarda “Dina” Alberizia di Torino e Domenico Centrone di Molfetta, entrambe attiviste del movimento Global Sumud Italia.
Per la loro liberazione da una prigionia ingiusta e immotivata è in corso ormai da due settimane uno sciopero della fame globale internazionale, che coinvolge decine di persone in tutto il mondo e ben quattro in Italia, fra cui il trentino Giulio Francomanno, oggi al sesto giorno di sciopero della fame.
Allo sciopero della fame, misura estrema per rispondere ad una estrema violenza e ingiustizia, si affianca un digiuno nazionale a staffetta nell’arco delle 24 ore, condotto da centinaia di persone in tutta italia e ben 22 in Trentino, a coprire turni giornalieri fino al 26 giugno (il 23 giugno sarà trascorso un intero mese in detenzione in Libia per Dina, Domenico e altri 8 attivisti internazionali).
Sul caso si è attivata anche la sezione italiana di Amnesty International con iniziative a Torino, e altre previste in tutta Italia nei prossimi giorni.
Gli attivisti e attiviste del gruppo Trentino Global Sumud conoscono Dina Alberizia personalmente, avendola incontrata e frequentata in diverse occasioni sin dalla marcia dal Cairo verso Rafah alla quale presero parte un anno fa alcune migliaia di persone provenienti da tutto il mondo, nel tentativo estremo di entrare in Gaza per frapporsi al genocidio in corso.
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Global Sumud Trentino
