(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///
Dimissioni da Presidente e da membro del CSEP.
Gentili consiglieri,
durante l’ultima seduta del Consiglio del Sistema educativo provinciale di data 9 giugno 2025, alla richiesta di poter accedere ai risultati prodotti dai gruppi di lavoro promossi dall’assessorato su vari temi, da quello delle carenze a quello della formazione professionale, il Sovrintendente, contrariamente a quanto era stato assicurato nelle riunioni precedenti, ha spiegato come “i tavoli di lavoro siano uno strumento a disposizione dell’assessorato” e pertanto lui non aveva la possibilità di dare informazioni in merito.
Un paio di giorni fa invece è stata data notizia alla stampa da parte dell’assessora circa la decisione di riformare la formazione professionale e della delibera di giunta approvata, delibera che non ci è neppure stata inviata per conoscenza. Quanto avvenuto contraddice il regolamento istitutivo dell’organo da me presieduto: ai sensi dell’art. 39 della L.P. 5/200G il consiglio dovrebbe “esprimere pareri in materia offerta scolastica e formativa provinciale”, parere che non è stato chiesto prima di adottare la delibera circa la formazione professionale.
Il consiglio inoltre, in base al comma 7 dello stesso articolo “promuove indagini conoscitive su specifici settori del sistema educativo provinciale”: risulta quindi sorprendente che non abbia titolo ad accedere a informazioni inerenti la propria attività come i risultati di tavoli di lavoro su tematiche centrali per la scuola trentina, tematiche oggetto di lì a pochi giorni di un progetto di riforma.
Di fronte a questo ennesimo episodio non ho potuto che chiedermi a cosa serva il CSEP e che ruolo abbia all’interno della scuola trentina. Più che un “organo di partecipazione e rappresentanza delle componenti della comunità scolastica (comma 1 art.39 L.P. 5/05) esso rappresenta un organismo mal sopportato dal governo della provincia che, dopo il parere negativo sul Liceo del Made in Italy, non lo ha mai consultato e lo ha messo davanti a decisioni già prese, come nel caso dei regolamenti sul benessere e l’introduzione del docente Faber.
Al CSEP non si vuole dare nemmeno dignità e ufficialità. Recentemente è stata rifiutata per l’ ennesima volta la possibilità di protocollare le convocazioni da parte del Presidente; non esiste nessun supporto amministrativo; i verbali, pur costituendo atto pubblico, ad oggi non vengono pubblicati per questioni di privacy e al momento non risultano nemmeno conservati in dipartimento. Abbiamo ottenuto a fatica
l’impegno all’ archiviazione per il futuro e a pubblicare verbali stilati in forma sintetica, verbali che devono però continuare a essere redatti dai membri stessi in quanto il dipartimento istruzione sostiene di non avere a disposizione personale che possa occuparsi di questo onere. Questo nonostante una mozione votata a larga maggioranza dal consiglio nella scorsa consiliatura. Sembrano queste ultime forse questioni secondarie ma sono evidenti modi per depotenziare un organismo che, pur essendo consultivo, viene utilizzato solo se si ha la certezza che non esprima dissenso.
Come Presidente credo sia giusto dare un segnale di dissenso: la scuola è una comunità e non può essere governata a colpi di delibere di Giunta e senza alcun confronto con i protagonisti del processo educativo. La scuola è di chi la vive, ma quello che accade è che qualcuno, presumendo di sapere, si permette di decidere senza alcun tipo di confronto su questioni che attengono a una comunità che sola può capirne profondamente le implicazioni.
In questi mesi in particolare ho percepito soprattutto una cosa: l’insofferenza e la sfiducia verso la categoria dei docenti, spesso percepiti come un ostacolo da superare più che una forza su cui contare. In occasione di un incontro organizzato dall’assessorato avente come oggetto la riforma delle carenze con alcuni docenti selezionati, addirittura l’assessora ha dichiarato che non intendeva condividere nessuna informazione circa le intenzioni del governo provinciale sull’argomento.
Non si può che chiedersi a cosa mai possa servire incontrare i docenti senza condividere con loro le idee che si vogliono portare avanti. E lo stesso si può dire del CSEP, che non è titolato nemmeno a sapere di cosa si parli nei tavoli di lavoro. La mancanza di un confronto reale è evidente e non può essere emendata da proposte dell’assessorato di illustrare al consiglio decisioni già prese. Di fronte a questo scenario personalmente provo la sensazione che sia totalmente inutile investire tempo ed energie per provare a fare il bene della comunità scolastica trentina. Preferisco dedicare il mio impegno alla parte migliore del mio lavoro, quella che dimostra ogni giorno che, nonostante tutto, possiamo nutrire ancora speranza, ovvero il lavoro in classe con gli studenti. Per queste ragioni, sperando che questo gesto contribuisca a una profonda riflessione sulla dignità di questo organismo, comunico le mie dimissioni dalla Presidenza e da membro del CSEP.
Distinti saluti,
*
prof. Giulia Bortolotti
