(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Sul bypass ferroviario di Trento ci hanno raccontato per anni che era tutto sotto controllo: “niente ritardi”, “cantieri pronti”, “frese in arrivo”.
Oggi scopriamo che le frese saranno installate tra maggio e giugno 2026 e che gli scavi inizieranno forse in autunno.
Tradotto: a giugno 2026 — quando avremmo dovuto inaugurare l’opera — non avranno scavato neanche un metro.
Il ritardo del bypass, che noi avevamo ampiamente previsto, non è un incidente di percorso: è il risultato di un metodo.
Un metodo fatto di annunci, mezze verità e continui rinvii, con un cronoprogramma riscritto così tante volte da non avere più alcun aggancio con la realtà.
E la cosa ancora più grave è che questo stesso metodo—lo stesso identico—lo stanno applicando in Comune: ogni settimana una nuova opera promessa, una nuova grande trasformazione annunciata, un nuovo cantiere evocato…
Ma senza tempi, senza risorse, senza procedure avviate.
Come per il bypass, siamo davanti a un racconto costruito più sulla propaganda che sulla programmazione.
Non è sfortuna, non è complessità: è un modello comunicativo basato sull’illusione, che si ripete dall’opera più grande fino all’intervento più piccolo.
A noi interessa una cosa: che la città sappia come stanno davvero le cose.
Il resto lo dimostrano i fatti — o meglio, l’assenza di fatti.
E diciamolo senza giri di parole: in un Paese serio, amministratori che hanno commesso errori tanto gravi si sarebbero già dimessi.
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Martina Margoni
Claudio Geat
Generazione Trento
