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COPPOLA (CONSIGLIO PAT/AVS) * SIN TRENTO NORD:«LAVORI CIRCONVALLAZIONE FERROVIARIA, ALLARME PER PRESENZA PIOMBO IPA E SICUREZZA»

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11.21 - giovedì 7 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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SIN Trento Nord: allarme su piombo, IPA e sicurezza dei lavori della circonvallazione ferroviaria.

La risposta del Presidente della Provincia alla mia interrogazione a risposta scritta n° 1423/XVII appare assolutamente insoddisfacente e superficiale.

Stiamo trattando di un pesante intervento in un delicatissimo sito, inquinato da idrocarburi e piombo. Il modo nel quale stanno intervenendo i soggetti che stanno realizzando l’opera, i proprietari delle aree e coloro che sono preposti ai controlli, appare sotto ogni punto di vista insufficiente per la tutela del territorio, per la tutela della salute degli abitanti di Trento e delle zone limitrofe e per i lavoratori.

Si teme una catastrofe ambientale e tutti gli elementi che sono stati raccolti, assieme ai pareri di illustri studiosi, fanno ritenere che, con la massima superficialità, si stia andando verso un disastro annunciato.

Non sappiamo se il Presidente della Provincia da un lato e il Sindaco di Trento dall’altro tengano così tanto a farsi ricordare come i realizzatori di questa annunciata catastrofe ambientale. Parrebbe di sì.

Lasciamo per ora da parte tutte le altre problematicità che presenta il by-pass di Trento, dalla presenza della paleofrana del monte Marzola, ai rischi per le fonti di approvvigionamento dell’acqua, ai costi dell’opera, esplosi e che esploderanno ulteriormente, e concentriamo la nostra attenzione solo al passaggio nell’area SIN di Trento nord.

Sarebbe utile rileggere il capitolo intitolato “Piombo” del libro di Primo Levi, “Il sistema periodico”. Tutti sanno che Primo Levi era un laureato in chimica e uno dei maggiori scrittori del secolo scorso. Forse si spaventerà nel rileggere la storia di Rodmund, cercatore di piombo “un’arte che rende ricchi, ma fa morire giovani” e che, pochi anni dopo aver scoperto un piccolo giacimento di piombo e averlo estratto e lavorato, come tutti coloro che entrano in contatto con questo elemento, “le mie mani e le ginocchia hanno preso a tremare, e i miei denti vacillano nelle gengive, e si sono fatti azzurri come quelli del mio avo che veniva dal mare”.

Nel sito di Trento nord sono depositate tonnellate di piombo, una bomba ecologica che si vorrebbe affrontare senza utilizzare la conoscenza dei migliori studiosi, anzi, accantonando coloro che mettono in guardia dai rischi di interventi improvvisati.
Il ricordo di centinaia di lavoratori Sloi, ricoverati a Pergine con diagnosi improbabili, in realtà affetti da saturnismo, morti giovani, cosi come giovani morirono Rodmund e i suoi avi, rimangono monito sui lavori che si vorrebbero iniziare “al più presto” nel SIN di Trento nord.

Proviamo, allora, a riassumere quanto è accaduto e quanto accadrà:

Lo stato dell’inquinamento

1. A seguito della caratterizzazione dei terreni effettuata da APPA nel 2001, che ha portato i terreni inquinati di Trento Nord ad essere qualificati come Sito di Interesse Nazionale, è stata realizzata a sud della ex Carbochimica una piccola barriera idraulica (una struttura con tre pozzi dove, in realtà, solo uno è in funzione) allo scopo di captare e disinquinare l’intera falda acquifera della valle dell’Adige, mentre, attorno alle aree inquinate di Trento Nord, fin da metà degli anni ‘90 del secolo scorso, sono stati posizionati una quindicina di piezometri, finalizzati a monitorare la reale dimensione dell’inquinamento e a vigilare sull’estensione dello stesso dall’area SIN alle zone limitrofe, ovvero nel quartiere di Cristo Re, in quello dei Solteri, in via del Brennero e nell’ ex scalo Filzi.

2. Lo storico dei dati dei piezometri (presente sul sito web di APPA) testimonia lo scarso funzionamento della barriera idraulica, che non ha evitato l’inquinamento dell’intera area ex Francy e dell’intero scalo Filzi, mentre la mancata realizzazione di una barriera idraulica anche a valle delle ex SLOI ha fatto sì che l’area contaminata da piombo tetraetile e dai prodotti del suo dilavamento (piombo dietile e trietile) si estendesse a tutta l’area ex Elma (ora area Sequenza) e in talune rilevazioni raggiungesse la rotonda stradale di via Maccani. Sempre i dati storici dei piezometri indicano inequivocabilmente che gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) provenienti dalla Carbochimica inquinano anche la parte nord del quartiere di Cristo Re.

3. La caratterizzazione dello scalo Filzi, realizzata da RFI e validata da APPA, fra novembre 2023 a gennaio 2024, ha certificato l’inquinamento dell’ex scalo, dove i primi 5 metri di suolo sono stati classificati in Colonna B dell’allegato 5 della parte V del D.leg. 152/06, mentre in 3 punti (due dei quali non ancora bonificati) l’inquinamento supera anche la colonna B. I due punti non ancora bonificati risultano ad oggi non delimitati, né segnalati nel cantiere. Perché?
In occasione della caratterizzazione sono stati posizionati, a sud dell’ex scalo Filzi, 6 piezometri, che hanno certificato l’estensione dell’inquinamento da IPA a tutto il piazzale; posto che la parte nord dello stesso ed il tratto di terreno sotto la rotatoria di Nassiriya (un’area di circa 10.000 mq) sono da settembre 2023 sotto sequestro della Magistratura.

4. Successivamente è stato disposto dalla Procura di Trento anche il sequestro probatorio dell’intero comparto del SIN, escluse le rogge demaniali, al fine di procedere a una nuova campagna di analisi ambientali, impedite dalla mancata collaborazione dei proprietari delle aree.

5. I dati dei monitoraggi ambientali effettuati da RFI dal 2023 ad aprile 2025 (ultimo dato reso pubblico) confermano l’inquinamento e la sua estensione.
a. lo scavo pilota del 2023 ha messo in evidenza come presso la Fossa degli Armanelli (area di proprietà anche di RFI su cui transiteranno i binari della circonvallazione ferroviaria) il terreno è inquinato da piombo tetraetile per un valore 246 volte superiore a quello consentito dal Codice dell’Ambiente;

b. i monitoraggi del rio Lavisotto (primo lotto della bonifica delle rogge parte del SIN in corso di realizzazione da parte di APOP) segnalano presenza di piombo a nord del SIN, evidenziando la necessità di capire se residui delle lavorazioni della ex SLOI siano stati depositati e/o sotterrati a nord dello stabilimento

c. Il piezometro collocato presso l’area Sequenza ha evidenziato, nel monitoraggio di aprile 2025, la presenza di piombo trietile 460 volte superiore ai limiti consentiti e di piombo dietile di 62 volte.

d. Il 21 ottobre 2025, con più di un mese di ritardo, L’Osservatorio ha pubblicato il dati relativi al monitoraggio effettuato nei giorni 15/16 e 21/22 luglio 2025. Tali dati confermano la gravità dell’inquinamento da piombo nell’area Sequenza, a sud della SLOI dove i valori del piombo trietile sono di ben 310 volte superiori ai limiti di legge mentre quelli del piombo dietile sono 260 volte superiori ai limiti di legge. Viene così smentita l’origine dell’inquinamento allo scalo Filzi, che Comune, RFI e Consorzio Tridentum ascrivevano alla destinazione d’uso come scalo di quell’area. Per la prima volta sono stati evidenziati nella parte a sud dello scalo Filzi, in quantità superiori anche 40 volte ai limiti definiti dall’Istituto superiore di Sanità, idrocarburi tipici delle lavorazioni che si svolgevano all’interno di Carbochimica, testimoniando l’estensione dell’inquinamento del SIN all’intero scalo Filzi. Alla luce dei ritrovamenti di piombo organico nell’area Sequenza e di IPA nello Scalo Filzi si rende necessaria una ri-perimetrazione del SIN che includa al suo interno anche queste aree.

e. Nella relazione che accompagna i monitoraggi pubblicati nell’ottobre 2025 si legge: “Si segnala che i piezometri ASO 5 e PZ4 non sono stati campionati in quanto distrutti o sepolti”. Si tratta di un fatto gravissimo, che ha come conseguenza l’oscuramento parziale dei dati sugli inquinanti in due siti molto significativi rispetto alle lavorazioni in corso. Infatti, i due piezometri scomparsi erano posizionati dentro il cantiere, allo scalo Filzi, e dovevano essere gestiti e custoditi da RFI e dal Consorzio Tridentum. Evidentemente, non si è provveduto a delimitarli al fine di proteggerli dalle lavorazioni in corso.

f. Solo il 13 febbraio 2026, con circa 2 mesi di ritardo, sono comparsi sul sito web dell’Osservatorio per l’Ambiente e la sicurezza sul lavoro i dati relativi al nono monitoraggio ambientale relativi alle acque sotterranee svolto dall’8 al 20 ottobre 2025.

Con lettera di data 12/02/2026 APPA ha rilevato gravissime carenze nei monitoraggi ambientali effettuati da Italferr per conto di RFI, così sintetizzate: “la somma di tutti questi errori rende inaffidabili e privi di valore scientifico i risultati ottenuti per la attribuzione della qualità ecologica delle stazioni monitorate”. Infatti i campioni biologici arrivano al laboratorio prescelto (il CADA di Gela) “non idonei” alle analisi. Inoltre, sempre A.P.P.A afferma che “si rilevano delle criticità per quanto riguarda i risultati analitici di alcuni parametri chimici quali i metalli […] I risultati riportati nelle tabelle sono costantemente al di sotto dei limiti di quantificazione del laboratorio per i singoli parametri, limiti che non sono adeguati per essere confrontati con gli standard di qualità ambientale secondo quanto stabilisce la normativa vigente”.

Infine, non vengono validati i risultati del piezometro Pz 2, fondamentale, anche perchè limitrofo all’area posta sotto sequestro dalla magistratura, “si precisa che gi IPA –EPA riscontrati in questa campagna nel Pz 2 non risulterebbero in linea rispetto al trend fino ad ora rilevato per cui, in accordo con A.P.P.A, sono in corso degli approfondimenti”.

Ciononostante, la nona campagna di monitoraggio segnala, sia la conferma di un pesantissimo inquinamento da piombo nell’ area Sequenza (il piombo dietile è 52 volte superiore ai valori massimi, quello trietile 135 volte) che la ricomparsa del piombo anche presso l’ASO 07 (in area Carbochimica) con valori di 12 nanogrammi (il massimo consentito è 10, mentre significative è anche la presenza di metalli pesanti.

g. I risultati della decima campagna di monitoraggio confermano il pesante inquinamento delle aree ed in particolare l’inquinamento da metalli pesanti (ferro) presso l’ASO 7, il PZ 2 (quello che la volta scorsa non era stato validato), il Pz 4bis (uno dei due piezometri danneggiati) e PZ 10.
Si conferma, anche in relazione alle quantità, l’inquinamento da piombo, piombo dietile e trietile sia in ASO 7 che in ASO 10. Presso il Pz ASO 5 bis (il secondo dei piezometri danneggiati) è stato trovato per la prima volta in quantità significative il Triclorometano (noto anche come cloroformio) probabilmente proveniente dalle lavorazioni che si effettuavano presso la Carbochimica (comparto via Brennero del SIN). Gli idrocarburi totali ricompaiono invece presso il PZ 2

6. In forza di una prescrizione posta da APPA, le acque aggottate ed incontrate durante i lavori della circonvallazione ferroviaria presso lo scalo Filzi ed il SIN devono essere trattate come rifiuti, disinquinate e rimesse nell’ambiente in zone diverse da quelle del loro prelievo.
Si tratta di milioni di metri cubi di acqua, posto che la falda acquifera in quelle aree si situa a circa 2/2,5 metri sotto il livello del suolo e che lo scavo della trincea, che dovrebbe ospitare i binari della circonvallazione, avrà una profondità fino a trenta metri, quaranta metri di larghezza e si estenderà dalla balza della Pietrastretta a Roncafort attraversando per intero, da est a ovest, la valle dell’Adige.

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Il Tavolo per la bonifica delle aree inquinate di Trento Nord

In molti hanno salutato con favore la formazione, a seguito dei sequestri disposti dalla Procura di Trento, di un Tavolo tecnico in seno al Commissariato del Governo di Trento per la bonifica delle aree inquinate di Trento Nord, auspicando che tale iniziativa potesse superare la perniciosa prolungata inerzia finora registrata e portare, in prima battuta, a realizzare misure di prevenzione e di messa in sicurezza (innanzitutto la barriera idraulica) e, in prospettiva, a programmare la bonifica integrale del SIN di Trento Nord e delle aree limitrofe.

Tuttavia, dalla lettura dei verbali degli incontri di tale Tavolo (cinque finora, più un incontro preliminare all’incontro del 25/02/2026) emerge una realtà diversa. Si rileva, infatti, un allontanamento dell’attività del Tavolo dall’obiettivo prefissato al momento della sua formazione, sotto diversi profili.

Come si legge dal comunicato stampa del Commissariato del Governo in occasione della sua costituzione nel dicembre 2024, la sua denominazione ufficiale è “Tavolo Permanente per il coordinamento delle procedure di bonifica del SIN Trento Nord” ed era finalizzato a “rappresenta[re] punto di riferimento per la valutazione del percorso funzionale alle procedure di bonifica del sito di interesse nazionale SIN Trento Nord”.

Nel corso delle riunioni si è verificato l’abbandono del Tavolo da parte della Procura della Repubblica, sebbene fosse stato proprio l’intervento della Procura a creare le condizioni perché tale Tavolo venisse avviato. Infatti, a partire dal terzo incontro, la Procura non ha più partecipato alle riunioni. Nemmeno il consulente della Procura dell’Università di Trento, ha partecipato agli ultimi due incontri.

Non si conoscono le ragioni ufficiali di tali esclusioni (o di tali assenze). Lo stesso consulente, in particolare, si era speso per sottoporre all’attenzione dei partecipanti al Tavolo la propria relazione tecnica circa la situazione ambientale di Trento Nord e per sottolineare l’importanza della predisposizione di un progetto di bonifica e di un’analisi di rischio, non ancora compiuta, sulle acque sotterranee nella fase transitoria delle attività di cantiere della circonvallazione, dando per certo che quest’ultimo andrà a disturbare la falda.

Tali questioni non riceveranno riscontri nei successivi incontri del Tavolo, nei quali, in assenza della Procura, prenderà sempre più spazio la proposta di Rete Ferroviaria Italiana per affrontare le interferenze del progetto di circonvallazione con le aree inquinate, dapprima riportata da APPA e successivamente direttamente dai rappresentanti di RFI nell’ultimo incontro, in cui partecipano nove rappresentanti dei proponenti dell’opera, distribuiti tra il gruppo RFI e il Consorzio realizzatore dell’opera.

Viene meno quindi la pianificazione di una bonifica integrale, e ci si limita a prospettare, come soluzione definitiva, la progettazione di una barriera idraulica in area SLOI. La proposta che viene avanzata dai proponenti della circonvallazione diventa quella di realizzare un sistema di trasparenza idraulica, mentre la barriera idraulica in area Carbochimica rimane pressocchè invariata con la previsione di mettere in funzione un solo ulteriore pozzo rispetto a quello esistente.

In questa proposta rimangono eluse e irrisolte le questioni più pericolose in materia ambientale e sanitaria: non si analizza l’incidenza dei lavori della circonvallazione sulla possibilità delle bonifiche future; non si annuncia un progetto di bonifica sulle aree attraversate dal progetto in prossimità del Cavalcavia di Nassirya in cui sono stati riscontrati grandi sacche di idrocarburi in forma sciolta; non si spiega come si intenda ottemperare allo smaltimento della acque aggottate come prescritto da APPA; non si risponde alle richieste presentate dalla Procura tramite il consulente.

Infine e soprattutto, non si offrono elementi per garantire che il sistema di barriera idraulica immaginato, in combinato disposto con il sistema di trasparenza idraulica, non diffonda ulteriormente gli inquinanti nel territorio cittadino.

 

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L’insufficienza della barriera idraulica progettata per la SLOI e della barriera della Carbochimica

Da notizie di stampa e dalla lettura dei verbali del Tavolo, si apprende che due delle società proprietarie dell’area ex SLOI propongono la realizzazione di una barriera idraulica. La realizzazione di una efficace barriera idraulica alla SLOI è una misura necessaria e in ritardo di decenni.

Tuttavia la proposta appare carente e inadeguata sia sotto il profilo della collocazione della barriera, che della tipologia della tecnica adottata.

Dal punto di vista della collocazione questa è prevista sotto lo scheletro dell’ex fabbrica, ossia dove sussistono le maggiori concentrazioni di inquinanti secondo le caratterizzazioni del sito. Tuttavia, come emerge dalla mappatura degli inquinanti estratta dalla caratterizzazione del 2001, sebbene l’area restante presenti sorgenti di inquinanti in falda con concentrazioni minori, l’estensione di tale area è molto maggiore.

In altre parole, non è per nulla scontato che la somma degli inquinanti presenti nei poligoni con maggiore concentrazione sia maggiore di quelli (più numerosi), che hanno concentrazioni minori. Una barriera che non metta in sicurezza anche queste altre numerose sorgenti di inquinanti è carente sul piano ambientale, perché consentirebbe che più di metà del comparto SLOI del SIN continui a disciogliere in falda le componenti organiche del piombo.

Le motivazioni di questa collocazione sembrano dettate più da ragioni economiche, che di tutela ambientale: barrierare un’area ristretta come quella rappresentata dai poligoni più inquinati è più agevole e meno costoso. Una barriera che circondi i confini dell’intera area Sloi, fossero anche solo quelli del fronte Sud (nella direzione di scorrimento della falda), necessiterebbe della costruzione di un maggior numero di pozzi e/o di pompaggi più potenti e quindi di maggiori costi di costruzione e di manutenzione.

In secondo luogo, dal punto di vista tecnico, sebbene non siano noti i dettagli, desta preoccupazione che la tipologia di intervento previsto adotti tecnologie “brevettate”, che un dirigente di APPA ha definito di notevole complessità tecnica e comportanti la necessità di un attento monitoraggio settimanale per valutare l’efficacia degli interventi nel tempo.
Non vi è valida ragione per adottare tecniche della cui efficacia non esiste certezza.

La barriera idraulica va invece realizzata secondo le tecnologie più sicure e accertate allo stato della tecnica attuale, confrontandosi con le esperienze che già funzionano. Fra queste l’esempio più significativo da prendere in considerazione è quello del SIN di Fidenza, in cui la bonifica è in fase avanzata di realizzazione e dove è in funzione una barriera idraulica nell’area ex CIP, come la SLOI, contaminata da piombo organico.

Per quanto riguarda invece la barriera in area Carbochimica, è noto che dei tre pozzi costruiti solo uno è attualmente in funzione, ma non sono resi pubblici i dati che concernono il suo funzionamento. RFI ha dichiarato che verrà messo in funzione un secondo pozzo e non ha chiarito quando ciò avverrà, mentre sembra evidente che l’annuncio dell’imminente inizio dello scavo dei diaframmi allo Scalo Filzi, pospone rispetto a questo intervento il potenziamento della barriera idraulica.

Inoltre, circoscrivere a solo due i pozzi di pescaggio della barriera in Carbochimica è assolutamente insufficiente. Anche da questo punto di vista occorre confrontarsi con l’esperienza del SIN Fidenza, in cui le due aree ex CIP (analoga alla SLOI, come detto) e Carbochimica, sono presidiate da ben 13 pozzi, mentre altri 14 pozzi sono in progettazione.

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La minaccia di un disastro ambientale non è impedita, ma favorita dalla “trasparenza idraulica”
Notizie di stampa riportano che il Consorzio Tridentum si appresti a installare allo Scalo Filzi 200 diaframmi, che verranno conficcati nel terreno fino alla profondità di 25 metri rispetto al piano di campagna.

Un’opera che se realizzata prima della bonifica sia dello scalo Filzi che dell’intero tracciato previsto e dell’installazione delle barriere idrauliche avrà come conseguenza un’ulteriore diffusione dell’inquinamento nelle aree limitrofe e provocherà la rottura della lente di limo che separa la falda acquifera contaminata da quella più profonda, consentendo la trasmigrazione degli inquinanti dall’una all’altra.

Gli studiosi ritengono che occorra come prima urgente misura mettere in funzione barriere idrauliche, sia sul lato SLOI che sul lato Carbochimica, atte ad eliminare l’inquinamento della falda. Risulta inspiegabile il motivo per cui, mentre si ritiene di procedere con la procedura di emergenza del MISE per la realizzazione della barriera idraulica sulla SLOI, non si operi in maniera urgente per la barriera della Carbochimica.

In sostanza l’unica misura sulla quale RFI e le amministrazioni di controllo si concentrano in merito all’interferenza tra i lavori della circonvallazione e gli inquinanti di Trento Nord è quella che viene chiamata “trasparenza idraulica”.
Tuttavia, questa non prevede affatto di disinquinare la falda, ma al contrario di farla transitare così com’è sotto l’opera attraverso un sistema di sifoni e di pompe. La conseguenza è che l’inquinamento (che già ora raggiunge il complesso delle Fornaci) sarà favorito nel suo deflusso verso il centro della città.

Infatti, le acque inquinate passerebbero con velocità moltiplicata di centinaia di migliaia di volte all’interno del sistema di “trasparenza idraulica”, rispetto alla velocità di spostamento che oggi hanno all’interno della falda. Come ha spiegato il prof. emerito di chimica-fisica applicata dell’Università di Trento, ing. Claudio Della Volpe, in una relazione sul tema, all’interno della falda gli inquinanti si muovono con una velocità nell’ordine di decine di metri all’anno. Mentre è evidente che dentro un tubo lo stesso percorso viene fatto in pochi minuti.

Si tratta di un vero e proprio disastro ambientale che accelererà ulteriormente la diffusione dell’inquinamento del SIN portandolo dentro i quartieri di San Martino e Cristo Re e verso il Centro storico. Si tratta di un progetto di dubbia legalità visto che, anziché procedere alla bonifica integrale della aree inquinate, come imporrebbe la normativa vigente, estenderà l’inquinamento.

 

Le responsabilità giuridiche
L’obbligo di realizzazione delle barriere idrauliche discende direttamente dall’art. 243 c. 1 del Codice dell’Ambiente, che dispone quanto segue: “Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell’inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all’articolo 304, comma 2.

La medesima procedura si applica all’atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione”.
L’art. 245 c. 2 integra la disciplina così prevedendo: “il proprietario o il gestore dell’area che rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del superamento della concentrazione soglia di contaminazione (CSC) deve darne comunicazione alla regione, alla provincia ed al comune territorialmente competenti e attuare le misure di prevenzione secondo la procedura di cui all’articolo 242”.

Le misure di prevenzione sono così definite dall’art. 240 del Codice dell’ambiente: “i) misure di prevenzione: le iniziative per contrastare un evento, un atto o un’omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l’ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia”.

Non vi è dubbio che le barriere idrauliche sono la principale misura di prevenzione che deve essere attuata per prevenire l’ulteriore diffusione di inquinanti nella falda, poiché tale diffusione comporta un rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno imminente per la salute o per l’ambiente.

Infatti, gli inquinanti rinvenuti nella falda di Trento Nord sono tutti tossici di grande nocività per la salute, sia per quanto riguarda la parte Sloi del SIN e l’adiacente area Sequenza (dove si trovano piombo tetraetile, trietile e dietile, neurotossici e letali), sia per quanto riguarda la parte Carbochimica del SIN e l’adiacente Scalo Filzi (dove si rinvengono IPA cancerogeni).
Ricordo che lo studio interministeriale SENTIERI, registra già ora un aumento di mortalità a Trento per alcune malattie oncologiche, Alzheimer e Parkinson, oltre a un eccesso di malattie e mortalità per bambini e adolescenti, mettendoli in relazione causale con la presenza delle aree inquinate del SIN di Trento Nord.

Dunque l’obbligo di prevenzione, a fronte della risibile efficacia dell’attuale barriera idraulica, si ritiene violato sia per quanto riguarda la situazione delle aree SIN, nota già da decenni, sia per quanto riguarda il nuovo quadro conoscitivo, risultante dalle recenti analisi relative all’Area Sequenza e allo Scalo Filzi.

Tutte le aree in oggetto sono ormai da considerarsi a tutti gli effetti siti contaminati (e comunque l’art. 243 c. 1 ricollega le misure di prevenzione anche a situazioni di contaminazione solo potenziale) e, inoltre, siamo in presenza di un colpevole ritardo, dal momento che la norma sopra richiamata prevede un’attivazione immediata, addirittura entro 24 ore, per predisporre le misure di prevenzione.

Se l’esigenza delle barriere idrauliche è resa evidente almeno sin dalla caratterizzazione del 2001, è però lampante che il rischio di un danno imminente è enormemente accresciuto dall’inizio dei lavori di scavo in area Scalo Filzi e rende innegabile la violazione degli obblighi di legge sopra riportati.

Il Codice dell’Ambiente prevede specifici obblighi in capo alla Pubblica Amministrazione per garantire l’esecuzione degli obblighi previsti dallo stesso Codice in relazione ai siti contaminati:
“244. Ordinanze

1. Le pubbliche amministrazioni che nell’esercizio delle proprie funzioni individuano siti nei quali accertino che i livelli di contaminazione sono superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, ne danno comunicazione alla regione, alla provincia e al comune competenti.

2. La provincia, ricevuta la comunicazione di cui al comma 1, dopo aver svolto le opportune indagini volte ad identificare il responsabile dell’evento di superamento e sentito il comune, diffida con ordinanza motivata il responsabile della potenziale contaminazione a provvedere ai sensi del presente titolo.

3. L’ordinanza di cui al comma 2 è comunque notificata anche al proprietario del sito ai sensi e per gli effetti dell’articolo 253.

4. Se il responsabile non sia individuabile o non provveda e non provveda il proprietario del sito né altro soggetto interessato, gli interventi che risultassero necessari ai sensi delle disposizioni di cui al presente titolo sono adottati dall’amministrazione competente in conformità a quanto disposto dall’articolo 250”.
Fra i provvedimenti da adottarsi “ai sensi del presente titolo” che la P.A. è tenuta a fare oggetto di ordinanza di diffida rientrano certamente quelli atti a realizzare le misure di prevenzione, ossia le barriere idrauliche.

Dunque, a norma del Codice dell’Ambiente, le pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto e dovrebbero attivarsi con ordinanza e diffidare i soggetti responsabili a realizzare (o in assenza, realizzare esse stesse) le misure di prevenzione delle barriere idrauliche, quale iniziativa necessaria a “contrastare un evento, un atto o un’omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l’ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale”.

Un’iniziativa che risulta intrapresa in questo senso è l’ordinanza n. 04/2024/54 del Comune di Trento, che tuttavia non assolve agli obblighi previsti dall’art. 244 ed è profondamente carente e parziale, per i motivi seguenti:
ordina di adottare genericamente “misure di prevenzione” senza offrire quindi alcuna indicazione precisa e cogente sulla realizzazione della barriera idraulica;

si occupa esclusivamente delle misure di prevenzione da adottarsi sulla parte del SIN afferente all’ex-SLOI, mentre vengono pretermesse tutte le restanti aree contaminate, fra cui la parte del SIN afferente alla Carbochimica, l’Area Sequenza e lo Scalo Filzi;
non individua correttamente tutti i soggetti proprietari dell’ex SLOI che sarebbero tenuti alle misure di prevenzione, dimenticandosi di Rete Ferroviaria Italiana, proprietaria della Fossa degli Armanelli, dove si hanno i picchi più elevati di inquinamento da piombo tetraetile, essendo la roggia dove la Sloi scaricava gli scarti di lavorazione.

 

* * *
In conclusione
Come sopra rilevato, il grave stato di inquinamento in cui versano le aree limitrofe al SIN è principalmente dovuto all’assenza di una barriera idraulica nell’area SLOI e all’inadeguatezza della barriera presente in area Carbochimica. Tale carenza di tutela è ascrivibile ai soggetti proprietari delle aree inquinate e alle amministrazioni che avrebbero dovuto obbligare tali soggetti a implementare le misure di prevenzione e le misure di sicurezza previste dal Codice dell’Ambiente. Inoltre, la situazione è aggravata dai progettati scavi della circonvallazione e, nell’immediato, da quelli previsti allo Scalo Filzi relativamente all’installazione dei diaframmi, nell’appalto che vede RFI come committente e il Consorzio Tridentum come aggiudicatario ed esecutore dell’opera.

 

Appare pertanto indispensabile procedere a

:progettare, realizzare e/o imporre la realizzazione e/o controllare che venga realizzata nel più breve tempo possibile una barriera idraulica per il comparto ex SLOI del SIN di Trento Nord, attuata secondo le più sicure ed efficaci tecnologie previste dall’attuale stato della tecnica, congruamente dimensionata e che sia collocata a valle di tutti i suoli risultati contaminati in base alle ultime caratterizzazioni disponibili e alle ulteriori caratterizzazioni che si rendessero necessarie;

progettare, realizzare e/o imporre la realizzazione e/o controllare che venga realizzata nel più breve tempo possibile il potenziamento della barriera idraulica per il comparto ex Carbochimica del SIN di Trento Nord, attuata secondo le più sicure ed efficaci tecnologie previste dall’attuale stato della tecnica e dimensionata in maniera congrua rispetto alla gravità dell’inquinamento e alla sua estensione come risultante dalle ultime caratterizzazioni disponibili e dalle ulteriori caratterizzazioni che si rendessero necessarie;

vietare e/o impedire che, in assenza di un sistema di interventi di bonifica e misure di prevenzione e sicurezza tali da azzerare o ridurre al minimo tecnicamente possibile l’inquinamento della falda idrica a sud del SIN, si dia avvio allo Scalo Filzi a lavori di scavo profondo che vadano a interagire con la falda stessa e, in particolare, all’annunciata realizzazione dei diaframmi profondi fino a 25 metri, che andrebbero a forare la lente di argilla presente nel sottosuolo e che, sia pure parzialmente, protegge la falda profonda.

 

Tutto ciò premesso interrogo il Presidente della Provincia per sapere:

come giustifica la Giunta la distruzione o il seppellimento dei piezometri ASO 5 e PZ4 all’interno del cantiere dello Scalo Filzi;
quali provvedimenti sanzionatori o di ripristino immediato sono stati intrapresi contro i responsabili del cantiere (RFI/Consorzio Tridentum) per aver interrotto il flusso di dati su inquinanti critici;

alla luce dei rilevi del piezometro collocato presso l’area Sequenza che ha evidenziato, nel monitoraggio di aprile 2025, la presenza di piombo trietile 460 volte superiore ai limiti consentiti e di piombo dietile 62 volte superiori quali misure di emergenza sono state adottate per impedire che tali sostanze migrino ulteriormente verso i quartieri abitati;
alla luce dei rilievi di luglio e ottobre 2025, che mostrano concentrazioni di piombo trietile 310 volte superiori ai limiti di legge e di piombo dietile 260 volte superiori nell’Area Sequenza, quali misure di emergenza sono state adottate per impedire che tali sostanze migrino ulteriormente verso i quartieri abitati;

se sia a conoscenza che sono stati evidenziati nella parte a sud dello scalo Filzi, in quantità superiori anche 40 volte ai limiti definiti dall’Istituto superiore di Sanità, idrocarburi tipici delle lavorazioni che si svolgevano all’interno di Carbochimica, testimoniando l’estensione dell’inquinamento del SIN all’intero scalo Filzi;
se data l’accertata estensione dell’inquinamento da IPA e piombo organico allo Scalo Filzi e all’Area Sequenza, la Provincia intende attivarsi presso il Ministero dell’Ambiente per una ri-perimetrazione urgente del SIN che includa ufficialmente queste aree;
se esiste una validazione scientifica indipendente che garantisca che il sistema di sifoni e pompe non acceleri il deflusso di acque contaminate verso il centro storico (San Martino e Cristo Re), considerando che la velocità dell’acqua in un tubo è infinitamente superiore a quella in falda;

come può la Provincia garantire che l’infissione di diaframmi a 25-30 metri di profondità non provochi la rottura irreversibile dello strato impermeabile che protegge la falda profonda dalla contaminazione superficiale di piombo e idrocarburi;
come intende la Provincia monitorare e gestire i milioni di metri cubi di acqua che verranno estratti durante i lavori, affinché siano trattati realmente come rifiuti speciali come prescritto da APPA e non reimmessi in ambiente con carichi inquinanti residui;

per quale motivo a Trento Nord si prevede l’attivazione di soli 2-3 pozzi di captazione, quando siti analoghi per inquinamento (come il SIN di Fidenza) utilizzano sistemi da 13 a 27 pozzi;
quali garanzie di efficacia offrono le tecnologie definite “di notevole complessità tecnica” dai dirigenti APPA rispetto alle tecniche di bonifica standard e collaudate e perché non si prediligono soluzioni con una storicità di successo accertata;
perché la barriera idraulica prevista si concentra solo sotto lo scheletro dell’ex fabbrica, lasciando senza protezione oltre la metà del comparto SLOI dove comunque sono presenti sorgenti di inquinanti in falda;

se sia a conoscenza delle ragioni per cui la Procura della Repubblica e i suoi consulenti scientifici non partecipano più ai lavori del “Tavolo Permanente per la bonifica”;

le motivazioni per le quali la Provincia non ha ancora emesso ordinanze di diffida vincolanti ai sensi dell’Art. 244, obbligando i responsabili a interventi di prevenzione entro le 24 ore, come previsto dalla legge per minacce imminenti alla salute;
se ritenga necessario progettare, realizzare e/o imporre la realizzazione e/o controllare che venga realizzata nel più breve tempo possibile una barriera idraulica per il comparto ex SLOI del SIN di Trento Nord, attuata secondo le più sicure ed efficaci tecnologie previste dall’attuale stato della tecnica, congruamente dimensionata e che sia collocata a valle di tutti i suoli risultati contaminati in base alle ultime caratterizzazioni disponibili e alle ulteriori caratterizzazioni che si rendessero necessarie;

se ritenga necessario progettare, realizzare e/o imporre la realizzazione e/o controllare che venga realizzata nel più breve tempo possibile il potenziamento della barriera idraulica per il comparto ex Carbochimica del SIN di Trento Nord, attuata secondo le più sicure ed efficaci tecnologie previste dall’attuale stato della tecnica e dimensionata in maniera congrua rispetto alla gravità dell’inquinamento e alla sua estensione come risultante dalle ultime caratterizzazioni disponibili e dalle ulteriori caratterizzazioni che si rendessero necessarie;

se ritenga opportuno vietare e/o impedire che, in assenza di un sistema di interventi di bonifica e misure di prevenzione e sicurezza tali da azzerare o ridurre al minimo tecnicamente possibile l’inquinamento della falda idrica a sud del SIN, si dia avvio allo Scalo Filzi a lavori di scavo profondo che vadano a interagire con la falda stessa e, in particolare, all’annunciata realizzazione dei diaframmi profondi fino a 25 metri, che andrebbero a forare la lente di argilla presente nel sottosuolo e che, sia pure parzialmente, protegge la falda profonda;

se alla luce dei dati dello studio SENTIERI che evidenziano eccessi di mortalità per tumori, Alzheimer e Parkinson a Trento, non ritenga la Giunta che l’inizio dei lavori di scavo in area SIN, in assenza di una bonifica integrale preventiva, rappresenti un rischio inaccettabile per la salute della popolazione residente;

quali misure urgenti sono state adottate per tutelare la salute dei residenti e dei lavoratori;
se sia prevista una sorveglianza sanitaria specifica per la popolazione esposta.

 

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Lucia Coppola
Consiglio Provincia autonoma Trento (Avs)

 

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OPINIONEWS TN-AA

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