(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Si scrive Osservatorio, si legge manipolazione e opacità. Nei giorni scorsi è comparso sul sito dell’Osservatorio Provinciale per l’ambiente e la sicurezza sul lavoro il verbale della riunione del Comitato Tecnico Scientifico (uno degli organismi fondamentali dell’ Osservatorio a cui partecipano oltre a RFI ed a FS Enginering anche numerosi esperti nominati dalla Provincia di Trento) del 9 aprile 2026.
Il ritardo e le omissioni sono una delle caratteristiche tipiche di questo organismo che pur essendo dotato di una segreteria tecnica di ben 4 persone, quando pubblica dati o notizie relative alla circonvallazione di Trento lo fa solo parzialmente ed a distanza di mesi. Fino a qualche giorno fa sul sito non erano presenti i verbali delle riunioni dell’ Osservatorio (che pare non essersi mai più riunito dopo il 20 gennaio 2026, data in cui non era stata ancora ufficialmente nominata la nuova presidente, la dott.ssa Boschini!) ne quelli del Comitato Tecnico Scientifico del 9 aprile 2026, mentre manca ancora quello del 28 maggio u.s.
Al pressapochismo nell’ operato di quello che dovrebbe essere l’organo di controllo sullo svolgimento dei lavori di realizzazione del bypass ferroviario di Trento si aggiunga il fatto che detto organismo sta funzionando dall’ aprile 2025 in contraddizione con il suo statuto istitutivo che prevedeva che a comporre l’Osservatorio fosse un membro ciascuno fra Provincia Autonoma e Comune di Trento, oltre ad un Presidente nominato in accordo fra le parti. Accade invece che nel corso del 2025 il membro designato dalla Provincia, si è dimesso e che tale figura non sia mai stata sostituita, rendendo così assai discutibili le stesse decisioni prese da questo organismo, palesemente dimezzato, dopo tali dimissioni!
Il verbale della riunione del 7 aprile scorso ci permette di ricostruire in maniera diversa sia alcuni degli accadimenti degli ultimi mesi ma anche di evidenziare in maniera lampante la funzione di imbonimento e di manipolazione della realtà di questo organismo, che nell’ ultimo anno sta svolgendo, di fatto, il ruolo di regia nella realizzazione dell’ opera.
Si ricorderà che tutte le ultime campagne di monitoraggio in corso d’opera sono state oggetto di pesanti osservazioni critiche non solo da parte nostra ma anche da parte di APPA che ha parlato (relativamente alle acque superficiali) di analisi palesemente prive di dati scientifici ed ha reso noto che in una specifica riunione con il laboratorio incaricato da Italferr (oggi FS Enginnering) ai rilievi, questi hanno ammesso che i campioni arrivavano loro inadatti per le analisi e quindi che i dati contenuti nelle stesse fossero palesemente manipolati.
Il verbale in oggetto ci mette oggi in condizione di fare una diversa (e purtroppo più credibile) ricostruzione di una vicenda di cui ci siamo già occupati, quella relativa alla distruzione, in cantiere, di due piezometri avvenuta nel giugno 2025. La distruzione dei piezometri da parte del Consorzio Tridentum oltre a rendere evidente la scarsa sopportazione per i controlli circa l’inquinamento dello scalo Filzi aveva costretto ad una campagna di monitoraggio parziale, cancellando l’apporto due piezometri che si erano rivelati in passato particolarmente importanti nel mettere in evidenza lo stato di inquinamento e di contaminazione di quell’ area.. A conferma che la cosa non è avvenuta per caso, che non si è trattato di un deplorevole errore, come comunicato a suo tempo ad APPA, nel report relativo a detto monitoraggio, scopriamo invece che la comparsa del Triclorometano fra gli inquinanti dello scalo Filzi è stata rilevata dal piezometro ASO5 bis, “chiamato BIS perché è stato spostato in un area limitrofa in quanto la posizione di prima era interferente con le lavorazioni”.
Non si è trattato quindi di un incidente come precedentemente sottolineato ma di una iniziativa autonoma di che sta eseguendo i lavori, a cui tutti si sono sottomessi e che è stata coperta dagli organismi di controllo (l’Osservatorio in primis)
Che era andata così lo avevamo denunciato fin dall’ inizio, evidenziando come il controllo dell’inquinamento dello scalo Filzi non è mai piaciuto al Consorzio Tridentum ne a RFI che hanno fatto di tutto per negare che si tratta di un area pesantemente inquinata, dove è ormai evidente che, in assenza di barriere idrauliche adeguate, il SIN si è allargato.
La distruzione dei due piezometri insomma non è frutto di un errore ma scelta consapevole di chi realizza l’opera: una scelta, posto che il posizionamento dei piezometri non era avvenuto a caso ma concordato con APPA, che inficia, almeno parzialmente, il valore delle stesse campagne di monitoraggio che proprio sulle modificazioni della acque sotterranee dove sono stati localizzati i piezometri si basano per capire lo stato della falda alla luce della realizzazione dell’ opera.
Sempre nello stesso verbale prosegue invece una narrazione falsa e difforme dello stato dell’ inquinamento dello ex scalo Filzi, In uno degli interventi nel corso della riunione si è sostenuto che l’ex scalo ferroviario presenta un inquinamento, superiore ai valori di colonna B, solo in tre punti (due dei quali ancora da bonificare). All’ opposto l’ Osservatorio sa bene che lo stato di inquinamento dell’ ex scalo è enormemente maggiore ed impedisce di operare la realizzazione di qualsiasi opera senza una preventiva bonifica e senza la realizzazione di una reale messa in sicurezza di quelle aree mediante adeguate barriere idrauliche sia a sud della ex SLOI che a valle della ex Carbochimica, dove la barriere esistente risulta palesemente insufficiente ad impedire la percolazione degli inquinanti del SIN.
Pur non avendolo mai pubblicato sull’ apposito sito, dai verbali risulta che l’Osservatorio ha esaminato il PUT (Piano di Utilizzo delle Terre) di parte B nel quale sono pubblicati i risultati della analisi (svolte prevalentemente da APPA) sia dell’ area sequestrata dalla Magistratura nel luglio 2023 (si tratta di un ettaro di terreno, la parte nord dello scalo Filzi ed il tratto di terra che è situato tra i due comparti del SIN, che scorre sotto il sovrapassaggo ferroviario di via Martiri di Nassyria) che nel tratto ferroviario fra la ex SLOI e la ex Carbochimica.
A pagina 80 e seguenti della Relazione generale del PUT di parte B, relativamente all’ area sotto sequestro, si parla di “terreni con presenza diffusa di prodotto idrocarburico in fase separata in zona satura” con livelli di contaminazione e di inquinamento molto superiori alla colonna B, tali da rendere necessario un intervento volto a bypassare l’inquinamento attraverso una struttura in cemento armato dove far transitare l’ opera. Una scelta che riteniamo in conflitto con i dettami del Codice dell’ Ambiente che prevede l’obbligo di bonifica e non contempla la possibilità di transitare, con un opera, dentro un area così vasta (circa 300 metri) senza disinquinare.
Mentre, sempre il documento citato, certifica la presenza di piombo tetraetile, dietile e trietile sotto i binari fra i due comparti del SIN come da sempre abbiamo denunciato.
Detto in altre parole il PUT di parte B ci dice che oltre ai primi 5 metri dei terreni di parte A tutti i terreni di parte B, gran parte dello scalo Filzi ed il tratto che lo collega all’ interporto di Trento nord (circa 500.000 metri cubi) sono rifiuti inquinati che andranno portati in discarica ed in discarica speciale, aumentando in maniera esponenziale i costi della realizzazione dell’ opera.
L’osservatorio, all’ opposto, ed in particolare l’autonominatosi Presidente del Comitato Scientifico, l’ing. Negriolli, ha sempre parlato di “Scalo Filzi non inquinato” coprendo il tentativo di RFI di spezzettare , con la divisione dei lavori in lavori di parte A e di parte B, l’area, al fine di iniziare gli scavi e rendere la realizzazione dell’ opera “inevitabile”.
La realizzazione della circonvallazione doveva avvenire entro il giugno 2026. All’ opposto l’opera è arenata perché costretta a confrontarsi con una significativa opposizione sociale che ne mette pesantemente in discussione l’utilità e con criticità ambientali di enorme portata. In questi giorni sta diventando evidente che non ci sono neppure i soldi per realizzarla ed i lavori divengono sempre più funzionali soltanto al profitto delle lobby e dei centri di potere che la realizzano, ad una cultura delle grandi opere che stravolge i territori disarticola le relazioni sociali, peggiora la salute e la qualità della vita.
Il Re è nudo e di un Osservatorio di non vedenti ne abbiamo abbastanza.
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Elio Bonfanti, militante NO TAV
