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ATTOLINI (SINISTRA ITALIANA) * SALUTE: «PER IL DOTTOR FERRO (APSS) MEZZO MILIONE DI PRESTAZIONI SANITARIE SONO “INUTILI”, AFFERMAZIONE OFFENSIVA PER I MEDICI DI BASE»

Scritto da
18.45 - sabato 11 ottobre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Fatico a comprendere come il direttore generale dell’Azienda Sanitaria provinciale Antonio Ferro possa affermare, senza dubbio alcuno, che almeno mezzo milione delle prestazioni sanitarie richieste è inutile.
Queste le sue parole:
“Dove si è fatto un lavoro di analisi, si è visto che tra il 35 e il 40% delle visite prescritte non sono appropriate. Parliamo di centinaia di migliaia di prestazioni inutili — almeno mezzo milione. Questo genera una pressione enorme sull’offerta. Faccio un esempio: in Trentino quasi tutti vanno dall’oculista per farsi prescrivere gli occhiali, ma non è normale — nel resto d’Italia si va dall’ottico. Per la dermatologia, invece, la situazione è più complessa: abbiamo moltissime visite per il controllo dei nei, ma forse sarebbe più corretto mantenere il dermatologo come secondo livello, non come primo accesso”.

Innanzitutto dobbiamo fare una distinzione tra “non appropriate” e “inutili”.

Mi sento di dire al dottor Ferro che nessuna analisi può esser considerata inutile prima della sua effettuazione. La sua affermazione diventa offensiva nei confronti dei medici di base che prescrivono quelle analisi spinti sicuramente dall’esigenza di verificare cause e possibili complicanze dei disturbi dei loro pazienti. Molte di quelle analisi hanno permesso di scoprire patologie per le quali il tempo spesso era fattore determinante tra la vita e la morte.

Gli esempi che il dottor Ferro riporta come non adeguati, mi toccano da vicino. Sono stata operata di melanoma e di conseguenza i miei famigliari sono soggetti a un controllo annuale dei nei. Per loro il dermatologo è necessariamente un primo livello e, da due anni a questa parte, è diventato impossibile prendere un appuntamento entro la scadenza dell’anno, seppure a pagamento. Ad uno di loro, un esame complessivo dell’occhio, svolto da un oculista, ha permesso di scoprire un nevo sul bulbo oculare, che va tenuto sotto controllo. Come potrebbero l’ottico e il medico di base individuare la degenerazione di un nevo, se non quando in stadio avanzato, o la presenza di problemi ottici che vadano al di là della misurazione delle diottrie?

Si sta purtroppo diffondendo una sanità privata remunerativa, mediamente meno onerosa per l’amministrazione, a cui si rivolge una parte dei cittadini, se posseggono le risorse economiche per farlo, al fine di supplire ai ritardi e alle carenze nel sistema pubblico. Di conseguenza il servizio sanitario pubblico ne esce indebolito dalla minore quantità di risorse umane ed economiche disponibili. Aumenta così la disparità sociale, ovvero la presenza di cittadini di serie A e di serie B e la presa in carico del paziente risulta sempre meno mirata alla persona e condivisa con la stessa, dovendosi invece adeguare alle esigenze dell’organizzazione e di una burocrazia che detta le regole di funzionamento dei servizi mediante standardizzazione e rigidità delle procedure.

La ricetta, dottor Ferro, sta nel riformare e potenziare l’organizzazione dell’assistenza territoriale, a partire dalla carenza attuale di medici di base, e rafforzare con risorse umane ed organizzative i servizi che, come i consultori familiari, stanno già operando secondo modalità integrate.

Si devono cercare soluzioni atte a colmare la carenza di personale, in particolare infermieristico e medico, sia nei servizi specialistici che territoriali e per le attività di screening. Si deve fare in modo di fidelizzare i professionisti, gli operatori e il personale rendendoli parte attiva nella progettazione, organizzazione e verifica dei servizi, e programmare per tempo, grazie ad accordi con l’Università, l’ingresso di nuovi professionisti e altri incentivi al lavoro nei servizi sanitari provinciali. Questo è il discrimine tra ciò che è utile per la salute pubblica e ciò che non lo è.

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Renata Attolini, segretaria provinciale di Sinistra Italiana

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