VIDEONEWS & sponsored

(in )

MART – ROVERETO (TN) * INDAGINE SUL NOVECENTO: « TRE PROGETTI ESPOSITIVI INDAGANO LO STATUTO DELL’IMMAGINE TRA STORIA E CONTEMPORANEITÀ, MEMORIA E RAPPRESENTAZIONE »

L’immagine nel XX secolo è la protagonista delle mostre temporanee del Mart di Rovereto. Tre progetti espositivi indagano lo statuto dell’immagine tra storia e contemporaneità, memoria e rappresentazione. Si comincia con il solenne racconto di Yervant Gianikian e Angela Ricci, di cui il Museo ha prodotto l’ultimo film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia; si prosegue attraverso la collezione personale, mai esposta prima, degli albi fotografici e delle fotografie di Italo Zannier; e si arriva alla metafisica del quotidiano delle composizioni di Carlo Benvenuto.

Attraverso tre progetti autonomi, dedicati a raffinati interpreti del nostro tempo, il Mart prosegue la sua indagine sul Novecento, sull’immagine riprodotta e sugli archivi visivi. Nel dialogo tra passato e presente, a cambiare è la prospettiva contemporanea.

 

I DIARI. YERVANT GIANIKIAN ANGELA RICCI LUCCHI

Nei primi anni Duemila il Mart ha avviato un’importante collaborazione con Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, vincitori nel 2015 del Leone d’Oro alla Biennale d’Arte di Venezia e noti per aver dedicato le proprie vite alla ricerca sui grandi drammi del XX secolo a partire da una rilettura di pellicole ritrovate e materiali d’archivio.

Il museo di Rovereto presenta oggi l’ultima produzione entrata a far parte delle proprie Collezioni: I diari di Angela. Noi due cineasti. Capitolo secondo: il racconto dell’esperienza cinematografica complessa e personale con cui Gianikian e Ricci Lucchi hanno custodito e ricucito le storie più tragiche del secolo breve. Per l’occasione, l’opera viene posta in dialogo con il monumentale Trittico del XX secolo: una video installazione coprodotta dal Mart e riallestita dopo 12 anni dall’ultima presentazione.

 

ITALO ZANNIER. FOTOGRAFO INNOCENTE

Il Mart di Rovereto presenta la prima retrospettiva dedicata a Italo Zannier: intellettuale, docente e fotografo, primo titolare di una cattedra di Storia della fotografia in Italia nonché figura di riferimento per il riconoscimento della disciplina nel nostro paese.

La mostra indaga gli interessi del professor Zannier: da un lato appassionato studioso, dall’altro “fotografo innocente”, come lui stesso ama definirsi. Esposti per la prima volta, preziosi volumi illustrati provenienti dall’archivio personale di Zannier, che delineano l’evoluzione dell’immagine riprodotta dalle origini a oggi, e un nucleo di circa 100 opere fotografiche che testimoniano la pratica di una grande passione, dagli anni Cinquanta alle esperienze più recenti.

 

CARLO BENVENUTO. L’ORIGINALE

Tra i maggiori artisti della generazione emersa all’inizio del Millennio, Carlo Benvenuto è autore di una raffinata e spaesante metafisica del quotidiano. Al Mart una selezione di circa sessanta lavori realizzati dagli anni Novanta ad oggi: fotografie, sculture e dipinti. Protagonisti della ricerca di Benvenuto sono oggetti appartenenti alla dimensione silenziosa della quotidianità. Riprodotti in dimensioni reali, collocati fuori da un tempo e da uno spazio riconoscibili, perdono la propria funzionalità trasformandosi in immagini di misteriosa poesia.
Attraverso assonanze e riflessi, il percorso orbita attorno a una stanza centrale dove dialogano quattro variazioni di autoritratto. Scelti dall’artista tra i capolavori delle Collezioni del Mart, completano la mostra gli autoritratti di tre grandi maestri del primo Novecento: Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi e Renato Guttuso.

 

CARLO BENVENUTO

L’ORIGINALE

Mart Rovereto, 27 giugno — 18 ottobre 2020

a cura di Gianfranco Maraniello

con Daniela Ferrari e Chiara Ianeselli

Una grande mostra segna la ripartenza del Mart e la sua nuova stagione. Tra i maggiori artisti della generazione emersa all’inizio del Millennio, Carlo Benvenuto è autore di una raffinata e spaesante metafisica del quotidiano. In mostra sessanta opere, in dialogo con tre capolavori di Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi e Renato Guttuso, provenienti dalle Collezioni del Mart.

Uno straordinario progetto all’insegna dell’arte come necessario “autoritratto” dell’artista.

Un mondo fantastico nascosto negli anfratti del quotidiano più prosaico

Massimiliano Gioni

Osservati nella loro fissità, questi soggetti divengono paradossali negazioni dell’effimero, equilibrio che rasserena il rischio della catastrofe

Gianfranco Maraniello

Esiste evidente un aspetto di liturgica contemplazione, lentissima, racchiusa in un tempo che diventa circolare, dove l’artista, al centro, si sporge di volta in volta per raggiungere sempre la stessa cosa

Chiara Ianeselli

Carlo Benvenuto presenta al Mart un’ampia mostra, progettata per gli spazi del museo e con un cameo rivolto alle sue collezioni. In oltre vent’anni di lavoro il privilegio del mezzo fotografico ha portato Benvenuto a una serrata indagine fenomenologica sul mondo come verifica percettiva e sentimentale della vita, contemplando ciò che appare familiare, domestico, intimo, esplorando la muta insistenza degli oggetti e risolvendo lunghe fasi preparatorie del lavoro nell’immediatezza dello scatto fotografico. In questo universo di oggetti, mobili e specchi, la narrazione, così come la mitologia privata, sono silenziose: le opere sono senza titolo, non descrivono.

Il rapporto in scala 1:1 e l’utilizzo del banco ottico senza ricorso a interventi correttivi in digitale sono gli indizi di una strategia di fedeltà all’esistente che però non realizza alcuna immagine documentaria o di tenore realistico.

La qualità apparentemente pittorica delle immagini ottenute e i sorprendenti equilibri compositivi concretizzano una straordinaria metafisica del quotidiano. La felice classicità dell’opera di Benvenuto impone confronti con la grande arte del Novecento, oltre la contingenza del tempo storico evocando, come sottolinea Massimiliano Gioni nel suo testo in catalogo, l’atmosfera sospesa del Realismo Magico, il rigore e la sobrietà di Luigi Ghirri o l’ossessione per i dettagli di Domenico Gnoli, i teatrini metafisici di de Chirico, Savinio e de Pisis e l’attenta orchestrazione dell’immagine delle nature morte di Giorgio Morandi.

“Carlo Benvenuto. L’originale” presenta una selezione di circa sessanta lavori realizzati dagli anni Novanta a oggi: fotografie, sculture e dipinti creano un unico grande componimento metafisico.

La mostra – come dichiara l’artista – “orbita, idealmente, attorno a un centro nel quale trovano sede quattro forme di autoritratto”.

Nelle varie trame che connotano il percorso espositivo si afferma costantemente il tema del doppio, attraverso riflessi, abbinamenti, dialoghi con i dipinti della collezione del museo, ripetizioni e varianti fino a incontrare un autoritratto pittorico che Benvenuto ha concepito come “solitario”, unico a scrutare il vuoto, enigma apparentemente senza corrispondenza, ma decisivo indizio per considerare tutta l’opera dell’artista come suo necessario rispecchiamento.

La mostra è accompagnata da un ricco catalogo che include un esteso saggio sull’opera di Carlo Benvenuto proposto da Gianfranco Maraniello, il contributo critico di Massimiliano Gioni, un approfondimento realizzato da Daniela Ferrari in relazione agli autoritratti di Morandi, de Chirico e Guttuso inseriti in mostra e una conversazione tra Chiara Ianeselli e lo stesso Carlo Benvenuto sui temi dell’esposizione al Mart e su questioni più generali relative alla poetica dell’artista.

La personale di Carlo Benvenuto è il primo grande evento espositivo proposto dal Mart dopo il lockdown. Il progetto compone un tassello fondamentale nella più recente programmazione del museo che offre ai visitatori un itinerario sul tema dell’immagine nelle autonome ma contemporanee mostre dedicate alla storia della fotografia concepita con Italo Zannier, al medium filmico adottato dai cineasti Gianikian e Ricci Lucchi e all’approfondimento sul pittorialismo nelle collezioni fotografiche del museo proposto dal focus After Monet.

Carlo Benvenuto

Nasce a Stresa (VB) nel 1966 e vive a Milano.

Inaugura la sua prima mostra personale a Venezia nel 1997. Nel 1999 inizia a esporre con la Galleria Mazzoli di Modena. Ha tenuto mostre personali a Milano alla Galleria Suzy Shammah, a Parigi da Site Odeon 5, a Berlino alla Galerie Mazzoli e a Londra alla Sprovieri Gallery, nel 2003 a Roma presso il MACRO e nel 2016 a Bergamo alla Gamec, nel 2018 al Teatro Anatomico di Modena. Per Expo Milano 2015 realizza l’opera Pane Metafisico al Refettorio Ambrosiano. Ha esposto in collettive alla National Gallery of Modern Art, New Delhi nel 1997, al Museo Pecci nel 2000, presso il Kunstmuseum, Klagenfurt e alla Biennale di Valencia nel 2001, al MACRO a Roma nel 2005, al Museum of Contemporary Art, Shanghai nel 2006, al MAMbo nel 2008, alla Triennale e al PAC di Milano nel 2010, al MATA di Modena nel 2015.

Le sue opere sono in collezioni private e museali.