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Il consigliere del Partito Democratico del Trentino Alessio Manica ha depositato oggi una interrogazione per chiedere conto alla Giunta provinciale del livello d’inquinamento da biossido di azoto, ozono e particolato fine Pm 2,5 nelle varie zone del Trentino.

“Le ricerche scientifiche che rilevano una correlazione tra inquinamento atmosferico e salute delle persone – chiarisce il consigliere Democratico – sono ormai molte e verificate, è bene dunque conoscere nel dettaglio lo stato di salute della nostra aria, e prendere le necessarie contromisure affinché anche in Trentino siano il più infrequenti possibili gli sforamenti dei limiti per i tre inquinanti”.

Nello specifico, il consigliere Manica ha chiesto alla Giunta un quadro dettagliato della situazione, se esistano dati specifici che riguardano l’impatto degli inquinanti sulla salute dei residenti in provincia di Trento, e quali azioni la Provincia intenda adottare per contrastare la dispersione degli inquinanti atmosferici e per mitigare i loro effetti.

 

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Interrogazione n. Quale impatto degli inquinanti atmosferici sulla salute dei residenti in Trentino.
Il rapporto annuale sulla qualità dell’aria, recentemente pubblicato dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea), denuncia una situazione grave per l’Italia. Seppure i data relativi al 2016 segnalano un lieve miglioramento, il nostro Paese raccoglie ancora il numero più alto all’interno dell’Unione Europea di decessi prematuri per biossido di azoto (NO2, 14.600), ozono (O3, 3000) e il secondo per il particolato fine Pm 2,5 (58.600).

Le rilevazioni più recenti, datate 2017, vedono le concentrazioni di polveri sottili (PM2,5) più elevate in Italia e in sei paesi dell’est (Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Slovacchia).

Due milioni di italiani, secondo il rapporto Aea, vivono in aree dove i limiti per i tre inquinanti principali sono superati sistematicamente.
A livello nazionale i problemi maggiori si rilevano principalmente in Pianura Padana, ma anche in Trentino non sono infrequenti gli sforamenti. Le zone più a rischio sembrano essere l’Asse dell’Adige, per la forte antropizzazione e la presenza dell’autostrada, la Valsugana nella zona di Borgo ed alcune zone turistiche nei periodi di massima presenza di ospiti.

L’impatto dell’inquinamento atmosferico, dello smog, sulla salute e la qualità della vita dei trentini è forse maggiore di quanto venga immaginato. Solo a titolo di esempio, risulta che un terzo dei nuovi casi di asma in età pediatrica potrebbe essere prevenuto se si rispettassero i valori soglia sugli inquinanti suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (valori, adire il vero, più stringenti delle norme attualmente adottate dalla

Unione Europea, ma frutto di analisi scientifica, non di mediazione politica).
Secondo un report pubblicato nel 2017 da Global Burden of Diseases, l’inquinamento da Pm 2,5 e ozono è il quinto fattore di rischio mortalità dopo ipertensione arteriosa, fumo, ipoglicemia e ipercolesterolemia. Le morti causate dal Pm 2,5 costituiscono ormai il 7,6% di tutti i decessi che avvengono nel mondo per qualsiasi causa, e sono in continuo incremento da quando il fenomeno viene investigato.

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Tanto premesso interrogo il Presidente della Provincia e l’Assessore competente
per sapere:

1. comevengamonitoratol’inquinamentodabiossidodiazoto,ozono,Pm10ePm 2,5 in Trentino e quali variazioni siano state rilevate complessivamente nell’ultimo decennio e quali variazioni mensili vengano rilevate durante un anno solare;

2. qualisianolezonedelTrentinopiùcolpitedallapresenzadeivariinquinantioggetto dell’interrogazione;

3. seesistanodatisull’impattodegliinquinantisullasalutedeiresidentiinprovinciadi Trento, cosa dicano questi dati;

4. qualipoliticheintendaadottarelaProvinciapercontrastare/mitigarelapresenzae l’impatto degli inquinanti atmosferici considerando che si tratta di sostanze prevalentemente provenienti da attività umane.

 

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cons. Alessio Manica