​Sos agricoltura per mancanza di manodopera: se non si troverà in fretta una soluzione, il destino della produzione è uno solo: il macero. A lanciare il grido d’allarme è Michele Dallapiccola, consigliere provinciale del Patt con un’interrogazione nella quale chiede alla Giunta – e in particolare all’assessora Zanotelli – “quali azioni siano state intraprese attraverso la partecipazione alla Commissione nazionale politiche agricole o con il Ministero competente per scongiurare anche in Trentino la carenza di manodopera nel settore agricolo”.

L’impressione – lamenta Dallapiccola – è che sia a livello nazionale che nella nostra provincia la politica non riesca a cavare un ragno dal buco. E anche la contrarietà della ministra all’agricoltura Bellanova al ripristino del reclutamento della manodopera agricola attraverso i voucher, secondo il consigliere “è solo uno dei tanti ostacoli che si frappongono tra la produzione e la tavola dei consumatori”.

In Trentino, ricorda Dallapiccola, si sta pensando di affrontare l’emergenza con l’utilizzo del personale del Progettone, dell’Intervento 19 da affiancare a disoccupati o a chi sta percependo il reddito di cittadinanza e che sia abile al lavoro agricolo. Tutte soluzioni praticabili ma insufficienti secondo il consigliere, perché le disponibilità potrebbero coprire forse un quarto delle posizioni richieste dalle imprese agricole.

Secondo il consigliere la strada da percorrere è una sola: l’apertura di appositi corridoi agricoli europei per il passaggio della manodopera che, pur controllati dal punto di vista sanitario, permettano l’afflusso di lavoratori dall’estero.

L’agricoltura non italiana ma anche quella di Inghilterra, Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi ha bisogno del contributo operativo di personale intra ed extra Unione europea.

Serve quindi, conclude Dallapiccola, Un nuovo piano di controllo dei flussi migratori e dei relativi decreti attuativi statali pur nelle more della gestione sanitaria per risolvere il problema del sistema agricolo europeo-statale-regionale. Nella cosiddetta fase 2 dell’emergenza sanitaria, insomma, andrà gestito anche questo aspetto.