MUSE: LE STRATEGIE PER IL 2020

La contraddizione del “controconvegno” sul genere: accusavano i relatori della Giunta di essere di parte…

Lascia particolarmente perplessi l’organizzazione, da parte di UNITN e dalla rete degli Istituti Comprensivi e Superiori di Trento, di un controconvegno dal titolo già evocativo: “Educare a riconoscere e valorizzare la differenza di genere”, che si terrà il 3 maggio presso la sala della Cooperazione. L’iniziativa, definita pleonasticamente come “proposta formativa”, è infatti una palese contrapposizione politica al convegno, organizzato dagli Assessori Bisesti e Segnana, che s’intitolava “Donne e uomini: solo stereotipi di genere o bellezza della differenza?”, il quale aveva scatenato le scomposte e violente contestazioni, dentro e fuori dal Palazzo della Provincia, da parte dei soliti noti e sinceri democratici.

Ricordiamo anche come, all’indomani del convegno, alcuni esponenti non solo del mondo politico, ma anche di quello scolastico e universitario (in teoria, ma solo in teoria, “neutro”), si erano lamentati definendo i relatori “di parte” e orientati verso le idee dell’attuale maggioranza. Ora, trattandosi quello di un convegno politico, e non una “iniziativa formativa”, ciò non dovrebbe sollevare alcuno stupore. Quello che stupisce invece è che chi dovrebbe, per il proprio ruolo formativo, essere imparziale, organizzi un convegno politico dietro al paravento dell’ “iniziativa formativa”. Se UNITN e la Rete degli Istituti Comprensivi e Superiori di Trento avessero voluto promuovere un vero confronto, dimostrando così la loro levatura e indipendenza, avrebbero invitato infatti dei relatori in grado di sostenere posizioni differenziate. Al contrario questo non sarà possibile

A livello accademico i curriculum vitae hanno la loro importanza e scorrendo quelli dei relatori dell’“attività formativa” del 3 maggio emergono ricorrenti affiliazioni ad associazioni che pongono tra i loro obiettivi: “interventi di formazione sulla didattica di genere e l’educazione sull’orientamento sessuale”, la “promozione dei diritti della categoria LGBTQI+” (ovvero lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali, ecc…), il sostegno all’istituzionalizzazione degli studi in materia di gender, promuovendone la visibilità anche con scritti dal chiaro titolo “Fare e disfare il genere in educazione: spunti teorici e buone prassi operative”, forzando la cooperazione tra il mondo accademico e i rappresentanti del mondo LGBTQI+, il tutto attraverso esplicite raccomandazioni alla politica. A corredo vi è tutta una serie di collaborazioni con enti, associazioni, cooperative sociali e Istituti scolastici con sede in Provincia di Trento per attività di formazione di docenti e tutor, sempre in materia di gender. Di fatto dei portatori di interessi delle solite lobbies e di sicuro non super partes, rendendo così evidente come siano gli stessi relatori ad essere i primi interessati che i corsi che li riguardano non vengano cessati!

Il lato che sconfina nel ridicolo è che chi parteciperà all’iniziativa formativa riceverà in omaggio un attestato di partecipazione “rilasciato direttamente dall’Università di Trento” e “il corso sarà valido ai fini dell’aggiornamento”. Non sappiamo a questo punto se l’Università intenda far passare l’idea che i docenti del futuro dovranno omologarsi e sostenere tutti l’importanza di tali lezioni a senso unico. Quello di cui siamo certi è però che, a differenza dei sinceri democratici di cui sopra, noi non interverremo a impedire ai relatori di propugnare le proprie tesi, lasciando poi ai cittadini il ruolo di decidere autonomamente.

 

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Cons. Claudio Cia