Cassazione: le persone trans hanno diritto di scegliersi il proprio nome. Alexandra: vedo finalmente la fine di quattro anni di calvario.

Dopo anni di vicende giudiziarie Alexandra finalmente potrà essere… Alexandra. Si è sempre sentita donna, nonostante un assetto cromosomico maschile. Assistita dall’avvocato Alexander Schuster si era rivolta al Tribunale di Torino affinché le fosse riattribuito il genere anagrafico da maschile a femminile e il prenome Alexandra in luogo di Alessandro. Nel corso della causa per la prima volta il Tribunale di Torino affermava di adeguarsi alle svolte giurisprudenziali e di non ritenere che l’operazione chirurgica fosse requisito necessario. E tuttavia, il consulente tecnico nominato dallo stesso Tribunale concludeva per il rigetto della domanda, tra le altre cose facendo leva sul fatto che Alexandra non amava partecipare ai pride e che non voleva rimuovere il membro maschile. I giudici (Pres. Castellani, rel. De Magistris) negarono così i suoi diritti. In Corte d’appello di Torino (Pres. rel. Della Fina, qui la sentenza) il calvario termina solo in parte: sì alla rettificazione, ma no al nome indicato dalla persona interessata. La scelta di «Alexandra» sarebbe stata voluttuaria e quindi da rigettare.

La Cassazione, con l’ordinanza 3877 depositata il 17 febbraio 2020 dopo quattro anni dà ragione ad Alexandra. Per la Suprema Corte (Pres. Bisogni, rel. Iofrida) «Non emergono obiezioni al fatto che sia la stessa parte interessata, soggetto chiaramente adulto, se lo voglia, ad indicare il nuovo nome prescelto, quando non ostino disposizioni normative o diritti di terzi, attesa l’intima relazione esistente tra identità sessuale e segni distintivi della persona, quale il nome». Isolata era la giurisprudenza che riteneva di rifiutare le indicazioni della persona trans in merito al nome con cui desiderava essere identificata. Per l’avvocato Schuster «al di là della tutela della cliente, era importante porre fine a tesi isolate che pretendevano di applicare automatismi e ora la Cassazione ha fatto chiarezza. Ma la piena dignità delle persone trans è ancora un traguardo lontano». Nelle parole degli Ermellini il «prenome non va necessariamente convertito nel genere scaturente dalla rettificazione, dovendo il giudice tener conto del nuovo prenome, indicato dalla persona, pur se del tutto diverso dal prenome precedente».

La cliente è raggiante e ha ricevuto tantissimi messaggi quando ieri è trapelata la notizia della decisione. Sarà Cagliari, quale comune di nascita di Alexandra, a dover recepire la sentenza, anche se questa risiede da anni in Piemonte. L’assistita è disponibile a raccontare la propria storia ai media. La decisione è disponibile sul sito dello studio Schuster (www.schuster.pro).

 

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Studio legale / Kanzlei
RA/Avv. Alexander Schuster, Ph.D. (Strasbourg)
Via C. Abba, 8 – I-38122 Trento