(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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A luglio , ma che scuola è? Poiché gli stipendi di entrambi i genitori sono oggi necessari per allevare responsabilmente i propri figli, mamme e papà con la chiusura delle scuole si vedono costretti a delegare ad altri la cura della prole. Colonie, Grest ed ora, in prospettiva, la scuola stessa prolungata a luglio: prima quella dell’infanzia, ora la primaria. Così anche i figli vengono a far parte del pacchetto vacanze, affetti da vivere intensamente durante il fine settimana e ad agosto. «Non è importante quanto ma come si sta con loro», si sente dire.
Visto che parliamo tanto di bambini e assai meno con i bambini, sarebbe forse interessante sentire come la vedono loro, ammassati tutto l’anno in classi numerose, spesso in situazioni problematiche o vittime di bullismo. Costretti a passeggiare sempre per mano con un compagno o con la maestra, soggetti a numerose quanto inevitabili regole di convivenza cameratesca. Dovremmo chiedere a loro – se la loro centralità non è solo uno slogan – che cosa ne pensano della scuola aperta a luglio: c’è da immaginare che preferirebbero stare a casa propria, con amici loro, con genitori presenti, attenti, affettuosi, appagati nel vederli crescere e nel sentirli vicini.
Non si trasformi passo dopo passo e furtivamente, approfittando della distrazione estiva, la scuola in un servizio conciliativo, confondendo la didattica con il parcheggio, e si attivino invece risorse economiche per una società veramente equa: stipendi adeguati al costo della vita, permessi retribuiti ai genitori, incrementi economici significativi per la cura dei figli minori. Altrimenti, non ci si lamenti poi della fragilità giovanile: meglio di poter fruire del bonus psicologo è non averne proprio bisogno.
Meglio delle comunità terapeutiche è la prevenzione: si aiutino le famiglie a cogliere per tempo gli eventuali segni di disagio e si dia loro modo di stare vicino ai figli in difficoltà. E non ci si stupisca della fuga dei cervelli (che orrenda espressione!): chi ha sufficiente cervello per rendersi conto che gli stipendi bastano a garantire a malapena la sopravvivenza di giovani sani e senza figli, scappa. Chi desidera una famiglia, chi è consapevole della responsabilità che comporta e non può o non vuole appoggiarsi a vita ai propri genitori, scappa. Docet è ottimista nel futuro. Come potrebbe non esserlo un’associazione d’insegnanti che hanno in mano il futuro delle nuove generazioni? Ma per credere davvero nel futuro servono motivi concreti, non promesse elettorali o retorica a costo zero.
