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PROCURA DELLA REPUBBLICA – PRATO * STRUTTURA CARCERARIA “LA DOGAIA”: «PERQUISIZIONI PER UTILIZZO DI APPARECCHI TELEFONICI, INDAGATI AGENTI E DETENUTI»

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08.56 - sabato 28 giugno 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Lo specifico interesse pubblico alla divulgazione delle notizie Per la particolare rilevanza e il numero dei fatti sussiste specifico interesse pubblico alla divulgazione del seguente comunicato; interesse che si ravvisa nell’esigenza di far conoscere alla collettività la realtà criminale esistente in seno alla struttura carceraria di Prato “La Dogaia” – caratterizzata da un pervasivo tasso di illegalità, concretizzatasi in plurime e ravvicinate condotte criminose in un contesto di mancanze di controlli e di comportamenti collusivi di esponenti della polizia penitenziaria – e, al contempo, come gli inquirenti siano attenti a contrastarla.

È in corso un’estesa operazione in seno alla struttura carceraria di Prato. Coordinate da quest’ufficio, le indagini hanno fatto emergere multipli ingressi nella casa circondariale pratese di telefoni cellulari di ultima generazione, di microtelefoni, di smartwatch e di schede telefoniche risultati utilizzati da moltissimi detenuti ristretti nei reparti “Alta Sicurezza” e “Media Sicurezza”‘, nonché di sostanze stupefacenti di tipo Cocaina e Hashish.  Correlativamente sono affiorate forme corruttive che vedono il coinvolgimento di quattro appartenenti alla polizia penitenziaria e anomali contatti tra ulteriori quattro agenti e personale addetto alle pulizie all’interno del carcere di Prato.

L’investigazione si è sviluppata a far data dal luglio 2024 e le acquisizioni hanno imposto di disporre perquisizioni, ispezioni e sequestri su larga scala: centoventisette i detenuti perquisiti e oggetto di ispezione e sequestro, di cui ventisette nella veste di indagati e i restanti cento quali terzi, in ipotesi ritenuti aver beneficiato della disponibilita illegale di strumenti di comunicazione e/o di stupefacenti; tutto il reparto 1 “Alta Sicurezza” e i 11l detenuti ivi ristretti sono destinatari di perquisizione, di ispezione e di sequestro (14 nella veste di indagati, tutti cittadini italiani, numerosi dei quali detenuti per reati criminalità organizzata, quali associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, e i restanti novantasette nella qualità di terzi); larghi settori della “Media Sicurezza” sono oggetto dell’iniziativa e, in particolare, gli spazi comuni e sedici detenuti ivi ristretti, di cui tredici nella veste di indagati (otto di nazionalità italiana e 5 stranieri) e tre nella veste di terzi (due italiani e uno straniero); tre appartenenti alla polizia penitenziaria indiziati del reato di corruzione, di età compresa tra i 32 anni e i 29 anni, ivi compresi gli spazi posti nella loro disponibilità all’interno della struttura carceraria.

Inoltre, vengono effettuate dieci ulteriori perquisizioni, nei confronti di nove di indagati e di un soggetto nella veste di terzo, nelle provincie di Prato (due), Napoli (due), Arezzo (una), Roma (Uno), Firenze (una) e Pistoia (una), con l’impiego di almeno trenta appartenenti alle Forze dell’Ordine.

Sebbene siano previste particolari e restrittive limitazioni volte a ridurre la frequenza dei contatti con l’esterno per i detenuti ristretti nell”Alta Sicurezza”, che presentano profili criminali ragguardevoli, essendo inseriti anche in associazioni di tipo mafioso con ruoli di capo e promotore, costoro sono risultati beneficiari di particolari privilegi, fra i quali, la libertà di movimento nel reparto e di non vigilanza all’interno del carcere e, soprattutto, la disponibilità di schede telefoniche con intestatari fittizi, attivate presso negozi di telefonia di Roma e di Napoli, telefoni cellulari smartphone di notevoli dimensioni, anche di ultima generazione collegati alla rete telefonica e a internet, microtelefoni e smartwatch atti a comunicare oltre le mura dell’istituto detentivo. Plurimi sono risultati essere i canali clandestini di approvvigionamento dei dispositivi: attraverso i colloqui con la consegna di plichi destinati ai detenuti, ovvero il loro invio per posta; tramite personale in servizio nella struttura e appartenenti alla polizia penitenziaria, a fronte dell’erogazione di un compenso nell’ordine di alcune migliaia di euro, che si premuravano di farli recapitare ai detenuti destinatari; con l’opera di soggetti provenienti da Napoli che hanno provveduto a lanciarli con dei palloni contenenti smartphone e cellulari, mediante l’utilizzo di fionde per lanciare pacchetti contenenti telefoni, poi recuperati dai detenuti o dai lavoranti che godono di maggiore libertà di spostamento nel carcere.

Considerevole il numero degli apparecchi e delle schede sequestrati nel corso delle indagini, anche con l’utilizzo di specifica apparecchiatura tecnica rilevatrice di onde elettromagnetiche. Si è sfruttata anche l’effettuazione di perquisizioni disposte in sede amministrativa per recuperare e sequestrare strumenti di comunicazioni e droga. Si è reso necessario agire, poi, a più riprese, all’insaputa dei vertici dell’istituto, privi di stabilità da lungo tempo, e del personale di polizia penitenziaria in servizio nella struttura per rinvenire dispositivi di comunicazione e per non pregiudicare le indagini in corso.

Una volta entrati, gli apparecchi sono risultati occultati in doppifondi creati artigianalmente nelle pentole, all’interno di elettrodomestici, nei sanitari del bagno, smontandoli con utensili forniti dai lavoranti, ricavando buchi nei muri, sotto i wc, all’interno dello sportello di frigoriferi, creando dei doppifondi nelle cartelline portadocumenti di plastica, nei piedi dei tavoli, sulla persona inserendoli nella cavità anale. Il fenomeno dell’introduzione degli apparecchi e delle schede ha interessato anche il reparto di media sicurezza.

La massiva e diffusa disponibilità di telefonare senza conseguenze, con assoluta libertà, appare collegata a fenomeni corruttivi ipotizzati di agenti penitenziari a libro paga in fase di verifica, al mancato controllo per più ore nel corso della giornata in spregio ai propri doveri e alla tolleranza da parte di taluni appartenenti alla polizia penitenziaria e alla mancanza di idonea strumentazione di controllo, quali i laser scanner, dei pacchi e della corrispondenza diretti ai detenuti, provenienti dall’esterno, che sono risultati non funzionare nel corso delle attività di indagine.

È un dato di fatto che, dal luglio 2024 sino a oggi, sono stati rinvenuti e sequestrati nella disponibilità di detenuti trentaquattro apparecchi telefonici e due ulteriori Sim card, il cui utilizzo è oggetto di contestazione. Solo l’11 gennaio 2025 sono stati rinvenuti dieci smartphone. Sono state eseguite perquisizioni, ispezioni e sequestri nei confronti degli appartenenti alla polizia penitenziaria coinvolti e di una lavorante all’interno dell’istituto, che aveva agito per far entrare droga e apparecchi di comunicazione. Al contempo, sono stati notificati avvisi di garanzia nei confronti di dieci detenuti ritenuti responsabili di utilizzo indebito di apparecchi telefonici, senza autorizzazione, in seno a detto carcere.

I canali di approvvigionamento della sostanza stupefacente Durante le attività di indagine sono stati recuperati, a più riprese, quantitativi di Cocaina e di Hashish, come sé detto, introdotti o in fase di introduzione nel carcere pratese, occultati nelle parti intime dei familiari che si sono recati a colloquio, all’interno di indumenti ed è stata individuata una centrale di rifornimento, in Prato, alla quale sono risultati avere accesso detenuti autorizzati a uscire dal carcere, in relazione alla quale sono in corso approfondimenti L’incapacità di assicurare la sicurezza passiva per i detenuti e il caso di Vasile Frumuzache.

siÈ un dato di fatto che non si è riusciti ad assicurare il richiesto controllo e protezione nei confronti del Vasile Frumuzache, poche ore dopo il suo ingresso in carcere. Nonostante le direttive impartite da quest’ufficio al Comandante in missione della Casa circondariale pratese e l’assicurazione che si era provveduto in tal senso, il 6 giugno 2025 il rumeno autore della condotta delittuosa, reo confesso, è stato lasciato del tutto libero di recarsi dal predetto e di versargli un pentolino di olio bollente, intriso di un bicchiere di zucchero, sul volto e sugli arti. Al riguardo, va rilevato che si è provveduto a fissare l’interrogatorio di tre ulteriori appartenenti alla polizia penitenziaria (di 24 anni, originario di Caserta, di quarant’anni originario di Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, di quarantacinque anni originario di Napoli), in servizio il 5 giugno e il 6 giugno decorsi nel carcere di Prato, contestando loro i delitti di rifiuto di atti d’ufficio e di lesioni colpose.

Il contributo offerto dagli appartenenti alle Forze dell’ordine alle investigazioni e al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica La strategia investigativa della Procura di Prato, con i correlati accertamenti e le attività odierne, si è nutrita del prezioso apporto degli appartenenti al Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria – con il supporto di unità del Corpo fornite dal Nucleo Investigativo Centrale (NIC), del Gruppo Operativo Mobile (Gom, che si occupa dei detenuti sottoposti al 41 bis O.P.) e del Provveditorato Toscana Umbria – alla Squadra Mobile della Questura di Prato, al Nucleo Investigativo del Reparto Operativo dei Carabinieri di Prato e al Gruppo della Guardia di Finanza.

All’interno del carcere hanno operato 263 appartenenti a dette strutture di polizia. Nel quadro di una collaborazione istituzionale con il Prefetto e il Questore di Prato, all’esterno della struttura carceraria, è stato assicurato un presidio di appartenenti alle forze dell’ordine, costituito da almeno sessanta appartenenti alla Polizia di Stato, per fronteggiare possibili pericoli di sommosse. Una misura che si è resa necessaria in considerazione del numero degli atti di polizia giudiziaria e dei provvedimenti giudiziari notificati, e, soprattutto, del numero dei detenuti ristretti: 596 di numerose etnie.

Sono, infatti, ristretti a oggi, fra gli altri, 285 italiani, 102 cittadini marocchini, 40 albanesi, 32 cinesi, 28 tunisini, 20 nigeriani, 17 rumeni, 14 pakistani e 9 del Gambia. Conclusioni La struttura carceraria pratese è caratterizzata, per un verso, da un apparente massiccio tasso di illegalita e dalla estrema difficoltà di assicurare la sicurezza passiva dei detenuti e, per altro verso, da un’insufficienza di personale per quanto riguarda il ruolo degli ispettori e dei sovraintendenti (ruoli caratterizzati, rispettivamente, da una carenza di organico del 47% e del 56,52%), dalla estrema difficoltà di avere interlocutori in seno alla struttura stante l’assenza e il continuo ricambio delle figure direttive, da molteplici disagi e malattie mentali di vari detenuti, da plurimi suicidi (nel secondo semestre del 2024 se ne sono registrati due) e dalla scarsità delle possibilità di lavoro, dati che inibiscono la funzione di prevenzione speciale e la rieducazione della pena, e la dignità stessa dei detenuti.

Al contempo, tale situazione ha reso e rende estremamente difficoltoso l’espletamento delle indagini, anche in considerazione dell’assenza di ambienti idonei a effettuare le attività intercettive all’insaputa dei detenuti e della libertà costatata libertà di movimento dei detenuti Quest’ufficio ha impartito la direttiva alla polizia giudiziaria di agire con il massimo rispetto della dignità delle persone dei detenuti, che deve essere sempre oggetto della massima attenzione, sia pur nel rigore delle attività da espletare nel bacino carcerario. La presunzione di innocenza Da ultimo, si rappresenta, in ogni caso, che la responsabilità degli indagati destinatari dei decreti di perquisizione, ispezione e sequestro e degli avvisi di conclusione delle indagini, dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato. Manda la segreteria per la trasmissione del presente comunicato al Signor Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Firenze.

 

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Il Procuratore della Repubblica
Luca Tescaroli

 

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