(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Rilevato che, per la particolare rilevanza dei fatti, sussiste specifico interesse pubblico
alla divulgazione del seguente comunicato, interesse che si ravvisa nell’esigenza di far
conoscere alla collettività l’impegno continuo degli inquirenti e delle forze dell’ordine
nel contrastare le condotte proiettate a porre in pericolo la salute dei pazienti e la libertà
sessuale degli individui;
ritenuto, quindi, sussistente un interesse pubblico specifico alla conoscenza da parte
della comunità e dei mezzi di comunicazione ad acquisire legittimamente notizie al
fine di poter esercitare il diritto costituzionalmente garantito di informazione, ex art.
21 della Costituzione;
atteso che, per non arrecare un pregiudizio reputazionale agli autori delle condotte
delittuose, appare opportuno non fornire indicazioni idonee a individuarli;
tenuto conto che il 4 dicembre 2025 era stato diffuso un comunicato sulla vicenda
giudiziaria in questione e che appare pertanto necessario aggiornare l’esito degli
originari risultati;
comunica quanto segue.
Con comunicato del 4 dicembre 2025, si era data notizia dell’applicazione, da parte del
Giudice per le Indagini Preliminari di Prato, della misura cautelare degli arresti
domiciliari nei confronti di un soggetto non qualificato professionalmente, accusato di
aver indotto cinque soggetti di sesso femminile a subire atti sessuali impegnato in
attività medica abusivamente esercitata, consistente nelle pratiche della
idrocolonterapia – lavaggio del colon con apparecchio dedicato – in uno studio medico
gestito dalla moglie, esercente attività medica endoscopista, nella città di Prato.
L’approfondimento investigativo compiuto nei sette mesi seguenti ha consentito di
acquisire ulteriori significativi indizi idonei a corroborare l’ipotesi d’accusa condivisa
dal Gip con il citato provvedimento cautelare (attualmente il destinatario è sottoposto
alle misure dell’obbligo di dimora e dell’obbligo di presentazione alla polizia
giudiziaria).
Il quadro investigativo ha indotto quest’ufficio ha predispone avviso di conclusione
delle indagini preliminari, in esito a interrogatorio dei due indagati, contestando loro
l’esercizio abusivo dell’attività medica nello studio ubicato in via del Castagno, n. 90,
nel cuore della cittadina pratese. Il soggetto maschile risulterebbe aver consumato
condotte di violenza sessuale in pregiudizio di almeno dodici pazienti, di sesso
femminile, di età compresa tra i trenta e i cinquantanove anni, che hanno assunto
atteggiamento di collaborazione, trovando il coraggio di denunciare gli abusi sessuali
patiti. La pratiche invasive del breath tesi’ e dell’idrocolonterapia è stata pubblicizzata
dalla titolare dello studio sui social network, come una pratica medica, che comporta
rischi di perforazione del colon, utilizzata per ripulire dalle scorie il colon per dare
beneficio a pazienti con patologie gastrointestinali. Il breath test e 1′ idrocolonterapia
praticati sono stati ritenuti, da due consulenti tecnici nominati da quest’ufficio, una
procedura diagnostica di stretta pertinenza sanitaria, la cui titolarità è attribuibile alla
figura medica, per quanto concerne la fase prescrittiva e interpretativa, e al personale
sanitario qualificato (infermiere o tecnico di laboratorio) per ciò che attiene alla mera
fase esecutiva. Dunque, l’indagato maschile è stato ritenuto privo di qualsivoglia titolo
abilitante e sprovvisto di specifiche competenze professionali, sicché non avrebbe
potuto praticare le citate procedure.
L’ufficio procede per i reati di esercizio abusivo della professione medica e di violenza
sessuale aggravata nei confronti del soggetto maschile indagato e per il delitto di
esercizio abusivo della professione nei confronti della titolare dello studio, per aver
determinato e diretto l’attività di chi ha concorso nell’attività abusiva, al quale ha
indirizzato le pazienti.
Le indagini si sono nutrite dell’apporto della Squadra Mobile di Prato, che ancora una
volta ha prestato un supporto significativo all’indagine coordinata da quest’ufficio.
Si invitano le pazienti che hanno subito abusi sessuali o comportamenti prevaricatori a
denunciare a quest’ufficio.
La presunzione di non colpevolezza
Si rappresenta che le responsabilità degli indagati dovranno essere vagliate nelle
successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i
medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in
giudicato.
Manda la segreteria per la trasmissione del presente comunicato al Signor Procuratore
Generale presso la Corte d’appello di Firenze.
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Il Procuratore della Repubblica
Luca1 Tescaroli
