Di Luca Franceschi
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La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la riforma della legge elettorale con 217 voti favorevoli contro 152, in una votazione a scrutinio segreto. Si tratta di un passaggio cruciale per l’ordinamento democratico italiano, in quanto la nuova normativa mira a garantire governi stabili e a sancire un principio fondamentale: coloro che vincono le elezioni devono avere la possibilità di governare per l’intera durata della legislatura, in coerenza con il mandato espresso dalla popolazione.
Durante il governo Meloni si è potuto constatare come la stabilità dell’esecutivo abbia esercitato effetti benefici sulla credibilità internazionale del Paese, sul suo ruolo autorevole nel contesto globale e sulla solidità della sua economia. Al contrario, l’opposizione di sinistra continua a propugnare un sistema elettorale che ha dimostrato di produrre governi formati dietro le quinte, con maggioranze costruite successivamente alle consultazioni elettorali e mantenute mediante compensi e incentivi che hanno gravemente pregiudicato i conti dello Stato. Tali squilibri richiedono ora un intervento risanatore impegnativo e responsabile.
Viene evidenziato inoltre il gesto della sinistra di esultare alla bocciatura dell’emendamento sulle preferenze, scelta che costituisce un ostacolo alla possibilità per i cittadini di designare direttamente i propri rappresentanti in Parlamento. Questo atteggiamento evidenzia la contrapposizione tra chi tutela logiche particolaristiche e chi, diversamente, persegue l’interesse collettivo della nazione.
Il governo Meloni e Fratelli d’Italia si impegnano a proseguire con risolutezza nel programma delle riforme strutturali necessarie al fine di rendere l’Italia più stabile, robusta, influente e competitiva sul piano internazionale, mantenendo così gli impegni assunti con l’elettorato italiano.
