(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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ROMA Tornato dal vertice di Ankara, il ministro della Difesa Guido Crosetto parla delle preoccupazioni per la sicurezza in Italia e nel mondo, dell’incattivirsi dei rapporti tra le grandi potenze e della minaccia che la Russia di Putin rappresenta per l’Europa.
Ministro, la tregua in Iran non ha retto. Di chi la colpa?
«È una riedizione di quel che abbiamo visto nei mesi scorsi, con Hormuz bloccato dalla inaccettabile e folle strategia iraniana. Il regime di Teheran prima prende impegni e poi li disattende, bombardando le navi. Nel divenire della guerra, gli iraniani hanno scoperto che la chiusura di Hormuz è la più forte delle armi, perché consente loro di danneggiare tutto il mondo. Una nuova strategia».
Non è stato Trump, scatenando la guerra, a offrire al regime di Teheran l’arma di Hormuz?
«No, l’arma di Hormuz se la sono presa gli iraniani perché, quando hanno subito il primo attacco, hanno portato la guerra ai Paesi vicini, che non avevano fatto nulla ed erano contrari alla guerra».
Lei non crede che siano stati gli Usa a rinvigorire l’Iran?
«Trump ha decapitato il regime iraniano, ma eliminando la parte religiosa sono rimasti i pasdaran, i militari più violenti ed estremisti. L’Iran, oggi, è diviso in due: c’è la parte militare, che vuole chiudere la guerra e trattare anche rinunciando a qualcosa, e c’è la parte più integralista, che è disposta a sacrificare il Paese anche per i futuri decenni».
Quando finirà il conflitto?
«L’interesse prevalente di entrambe le parti è che finisca prima possibile».
Ankara non ha segnato il disgelo fra Trump e Meloni. Qual è lo stato reale dei rapporti tra i due ex amici?
«Chi era presente sa bene che erano seduti allo stesso tavolo e che, per tutta la cena, ci sono state conversazioni normali. Ad Ankara è andata bene. Molti pensavano che saltasse l’Alleanza atlantica e che Trump avrebbe mortificato tutti i leader e invece ha concluso con un appello peace and love. Il nostro obiettivo, tenere salda l’alleanza, è stato raggiunto».
Trump ricatta i leader per costringerli a comprare le armi americane? E ora che la Nato è entrata nella fase post Usa, come si deve organizzare l’Europa su riarmo e difesa comune?
«Trump non ricatta, spinge con molta forza perché tutti si prendano sulle spalle la loro parte di responsabilità. Il suo mantra è “Paesi europei, dovete fare da soli”. Siamo entrati nella fase della responsabilità, in cui l’alternativa è una sola. Se vuoi fare parte della Nato, rispetti gli impegni. Altrimenti esci».
L’Italia non sta rispettando gli impegni e anche per questo Trump ce l’ha con Meloni?
«Non è così. Noi ci siamo impegnati ad arrivare al 5% di spese per la Nato nel 2035, con una revisione nel 2030. Siamo arrivati al 2,01% di spese per la difesa e al 2,8%, se consideriamo anche la sicurezza. Il prossimo anno saremo al 2,3% e l’anno successivo al 2,6%. Siamo nelle condizioni di rispettare, con gradualità, gli impegni assunti. E Giorgia Meloni ha ribadito davanti agli alleati che noi siamo il primo contributore della Nato come uomini, davanti a Usa, Francia e Regno Unito».
Lei ha parlato di «scatto in avanti di diversi miliardi» per la difesa. Li toglierete al welfare? Ha ragione chi chiede di fermare la corsa al riarmo per investire nel sociale?
«Meloni, Giorgetti e io siamo stati molto chiari. Sono soldi di cui si chiederà l’autorizzazione alla Ue per spese ulteriori, senza toccare alcun capitolo del sociale. Non parliamo di spese solo per le armi, ma di stipendi, pensioni, infrastrutture, ricerca, tecnologia, università e posti di lavoro per chi opera nell’industria della difesa».
Putin colpirà l’Europa? O ha ragione Conte, quando accusa i leader di costruire la minaccia russa «per costringerci ad armarci fino ai denti»?
«Per Conte era una balla che la Russia avrebbe attaccato l’Ucraina. Gli suggerirei di andare nel Donbass o a Kiev per vedere quanto la Russia non abbia attaccato l’Ucraina. Mosca ha 2 milioni e 400 mila di militari impiegati, ha aumentato le sue truppe e io non so dove voglia usarle, ma da ministro o prendo sul serio Conte, pur sapendo che la difesa non è il suo campo, o prendo sul serio la Russia di Putin».
Quanto è preoccupato per la sicurezza nazionale dopo la vicenda inquietante delle spie russe?
«Sono preoccupato per la sicurezza non solo nazionale e per l’evoluzione nel mondo dei rapporti tra grandi potenze. E poiché reagisco costruendo un sistema serio di difesa, temo possa arrivare al governo qualcuno che questo sistema voglia distruggerlo. Oltre ai nemici, ci sono gli alleati involontari dei nemici».
Vale anche per Vannacci che guarda a Mosca, giusto?
«Per adesso, Vannacci non è al governo e non è membro del Parlamento italiano e mi sembrerebbe strano che un ex appartenente alle Forze armate si muovesse contro l’Italia. Per adesso è un alleato del Campo largo, più che di Putin. Ogni voto a Vannacci rafforza la probabilità che a vincere siano Conte, Fratoianni e Bonelli».
C’è chi pensa che l’Italia sia l’anello debole e che russi e americani possano inquinare le elezioni nel 2027.
«L’inquinamento continuo e costante, attraverso i social e i bot, continuerà, è una guerra ibrida che mi preoccupa da tempo. Ma, per assurdo, l’Italia è più impermeabile di altri Paesi. In Francia, Germania e Gran Bretagna questa propaganda russa e cinese sta facendo molti più danni. Vedremo se peggiorerà. Dai frutti li riconoscerete».
La pistola che Erdogan ha regalato ai leader conferma che sarà sempre più la guerra a muovere politica ed economia?
«Non possiamo giudicare il regalo di Erdogan con un’ottica occidentale. Per loro la pistola è la dimostrazione della fiducia estrema che nutrono per chi riceve il regalo».
Quale ruolo vede per l’Ucraina in Europa?
«Oggi l’esercito più forte della Ue è quello dell’Ucraina. Questo è un fatto. Quattro anni fa erano dati per morti e guardi dove sono arrivati. Ogni futuro assetto di difesa Ue dovrebbe integrare anche l’Ucraina».
Vannacci cresce ancora nei sondaggi. Sarete costretti ad allearvi con l’ex generale per non perdere le elezioni?
«Vannacci cresce perché c’è una percezione di insicurezza, anche spinta da quella guerra ibrida di cui parlavo. Il governo ha fatto tantissimo e, grazie al presidente Meloni, ha cambiato di 360 gradi l’approccio sull’immigrazione. Deve continuare a lavorare in questa direzione».
Anche sostituendo Piantedosi con Salvini al Viminale?
«Ora c’è Piantedosi. Ha lavorato molto bene, ha portato a casa risultati straordinari, dall’immigrazione alla diminuzione incredibile degli sbarchi, fino alla lotta alla criminalità. Come aveva già fatto Salvini».
